Intervista di Michela Pollutri

Licia Troisi nasce a Roma il 25 novembre 1980. Fin da bambina rivela una spiccata propensione per la scrittura e la creatività. Frequenta il liceo classico e in quel periodo inizia a scrivere poesie e qualche racconto, senza prendere però la cosa sul serio, mancandole una storia di ampio respiro intorno alla quale sfogare il suo desiderio di scrivere.
Dopo il liceo si iscrive alla facoltà di Fisica e si laurea in Astrofisica il 17 dicembre 2004. Durante gli anni di università inizia a leggere fumetti, principalmente manga, e a conoscere un po’ meglio il mondo del fantasy. Così, a 21 anni, trova finalmente la storia che cercava e inizia a scrivere le Cronache del Mondo Emerso. Nel 2004 esordisce con la Mondadori, con la quale pubblica tutta la trilogia composta da: Nihal della Terra del Vento (aprile 2004), La Missione di Sennar (ottobre 2004), Il Talismano del Potere (aprile 2005). Nel 2006 fa la sua comparsa il primo episodio di una seconda trilogia, (Guerre del Mondo Emerso) : La Setta degli Assassini; nel 2007 escono il secondo e il terzo volume: Le Due Guerriere e Un Nuovo Regno.

Gentilissima Licia, innanzitutto permettimi di ringraziarti per la tua disponibilità a partecipare a questa intervista per Bookland!

Beh, grazie a voi per l’opportunità!

Crediamo che le prime domande che probabilmente vorrebbero rivolgerti gli scrittori esordienti sono: Come sei riuscita a pubblicare con una casa editrice come la Mondadori? Come ti sei trovata ‘dietro le quinte’ di questo colosso del mondo dell’editoria? Quali sono stati, nell’ordine, i momenti più difficili e al contrario quelli di maggiore felicità? La tua vita è cambiata sostanzialmente da quando sei stata raggiunta dal successo?

Dunque, il “come sono riuscita a pubblicare con la Mondadori” resta tutto sommato un mistero anche per me. Ho semplicemente mandato loro il manoscritto delle Cronache (inizialmente concepite come un libro unico) assieme ad una mappa e ad una laconica letterina di accompagnamento. Dopo quattro mesi circa, ho ricevuto la fatidica telefonata da parte di Sandrone Dazieri, che mi diceva che la Mondadori era interessata alla pubblicazione del mio libro.
Con la Mondadori mi sono trovata da subito molto bene; lavoro egregiamente con le varie persone che ho incontrato da quelle parti, e soprattutto sento di star crescendo come scrittrice, e questo lo debbo soprattutto a chi mi segue nella casa editrice.
Forse il momento più difficile in assoluto è stato quello in cui mi sono trovata a dover riscrivere quasi del tutto Le Due Guerriere. In prima stesura non funzionavano molto, e ho dovuto cambiare parecchio la trama. Quando mi sono resa conto che c’era molto da rivedere, con la mia consueta tendenza alla drammatizzazione, ho iniziato a pensare che la mia vena si fosse esaurita. I momenti migliori invece sono quelli in cui il libro giunge finalmente sugli scaffali. È una bella soddisfazione vederli lì, ormai pronti a camminare con le loro gambe.

Passiamo ad un argomento ancora più interessante: i tuoi libri. Puoi parlarci di quell’istante in cui l’idea, più o meno informe, della storia che hai poi sviluppato come Cronache del Mondo Emerso, ti ha sfiorato indelebilmente? Sappiamo benissimo infatti che, quando si scrive, spesso si parte da un pensiero che solo alcuni riescono a tirar fuori con le tenaglie dagli abissi della mente… Puoi descriverci la tua esperienza a riguardo?

Fin da bambina ho sempre avuto l’abitudine di raccontarmi delle storie quando sono a letto, prima di addormentarmi. Adesso in verità ho un po’ perso l’abitudine, perché quando poggio la testa sul cuscino sono stanchissima.
Comunque, all’epoca avevo 21 anni, ero ancora studentessa e la sera avevo ancora energie per fantasticare per più di dieci minuti di fila senza addormentarmi. Insomma, una notte mi è venuto in mente il personaggio di Nihal.
Inizialmente si trattava di una persona ormai anziana che parlava della sua giovinezza passata a rincorrere la gloria, una tipologia di personaggio molto simile alla Bradamante de Il Cavaliere Inesistente. Poi, notte dopo notte, il personaggio è andato modificandosi, e al contempo il mondo e la storia si sono delineati sempre più chiaramente nella mia mente.

Si dice che avere buone idee, vivere nella propria interiorità sentimenti e sensazioni di universale interesse, spesso non sia sufficiente a scrivere un “buon libro”. Condividi questa affermazione? Se la condividi, puoi dirci quali sono, secondo te, gli elementi indispensabili per uno scrittore di successo?

Sì, indubbiamente è vero. Le idee sono ovviamente importantissime, ma anche la forma lo è. Occorre saper narrare, credo sia una cosa fondamentale. È una capacità che si è un po’ persa negli ultimi tempi. Ha molto successo la tipologia narrativa del blog, con una serie di riflessioni inanellate spesso senza un chiaro legame logico. Raccontare una storia è diverso. Più difficile ancora è farlo riuscendo ad avere un punto di vista originale. Le storie, tutto sommato, si somigliano tutte; è la capacità di suscitare attraverso di esse determinate emozioni e riflessioni che fa la differenza.

Riportiamo di seguito le tue stesse parole, tratte dal terzo volume delle Cronache, Il talismano del potere:
“Scrivere questo libro è stata un’avventura, un viaggio durato quasi tre anni. Sono partita da sola, scrivendo la sera nella mia stanza, senza avere la minima idea di dove questo gesto mi avrebbe condotta, e sono infine arrivata alla pubblicazione dell’ultimo volume della trilogia. Se non giunta fin qui, non è certo solo merito della mia forza di volontà [...]. I libri della Trilogia sarebbero stati indubbiamente meno leggibili e piacevoli senza l’aiuto delle mie due editor  [...]. Grazie a loro per avermi aiutato ad affinare la mia scrittura e per tutto quello che mi hanno insegnato nel periodo in cui abbiamo lavorato assieme. [...]”.
In questi Ringraziamenti ti rivolgi anche alle tue due Editor, toccando un punto cruciale per la maggiorparte degli Scrittori Esordienti, i quali molto spesso rinunciano a scrivere o a far leggere le proprie Opere, perché non le reputano perfette dal punto di vista formale. Considerata la tua ricca esperienza e le diverse opere da te pubblicate, cosa puoi dire a riguardo? Cosa un intervento esterno può migliorare e cosa, al contrario, deve preesistere per forza di cose nel Romanzo o in un’altro tipo di Opera?

Come dicevo prima, la forma è fondamentale. È il modo in cui viene narrato che rende un racconto avvincente o meno. Questo però per certi versi esula anche dalla perfezione dello stile. Mi è capitato di leggere opere inedite che magari non avevano uno stile eccelso, ma possedevano ugualmente la capacità di avvincere, e buone idee esposte in un modo accattivante. Direi che la capacità di narrare, di tenere le fila della storia, sia una cosa che non può mancare ad un buon libro; se la storia non va da nessuna parte, se la caratterizzazione dei personaggi è confusa, c’è poco che si può fare, solo sedersi ad un tavolo e ripensare il tutto. La parte stilistica, invece, può essere curata in un secondo momento, ed è sempre passibile di miglioramento.

Tra tutti i personaggi che hai plasmato, ce ne sono alcuni che senti più reali e vicini? Se la risposta è Si, puoi dirci quanto della tua personalità, vive in loro?

In tutti i personaggi c’è qualcosa di me. Nihal, ad esempio, assomma in sé tutti quelli che ritengo i miei difetti principali; Dubhe è la mia cronica incapacità di decidere, e anche la mia passività nei confronti della vita. Però il mio personaggio preferito resta Ido; credo sia il mio prodotto migliore. Mi piace il suo avere certezze, ma allo stesso tempo essere un uomo che lascia sempre spazio al dubbio, mi piace il modo in cui ha saputo accettare e superare la propria sofferenza. Forse vorrei essere un po’ come lui.

Molto spesso i Libri che raggiungono un certo livello di notorietà, finiscono per essere dislocati sul Grande Schermo, dove il successo sovente tocca l’apice. Secondo te arriverà presto una trasposizione cinematografica delle Cronache (o delle Guerre)? Se tale evento si verificherà, quali saranno le tue reazioni ed emozioni?

Non credo sia una cosa imminente, e non ho neppure idea se accadrà mai. In
Italia manca la cultura del cinema di genere, per cui, finché il mio libro non arriverà sul mercato anglosassone, non credo ci sia possibilità di vedere una trasposizione al cinema. Ovviamente mi farebbe immensamente piacere vedere il libro sul grande schermo; tra l’altro mi piacerebbe molto mettermi alla prova con la sceneggiatura; sarebbe una bella sfida cimentarsi con una forma di scrittura così diversa da quella che pratico io.

Di solito gli Autori sono i critici più spietati delle loro stesse opere: tu come ti collochi rispetto a questo “luogo comune”? Ti reputi soddisfatta? Giudichi il tuo successo ben meritato, oppure, dentro di te, senti di dover lavorare ancora tanto e quindi ti poni sempre nuove mete da raggiungere? Se si quali?

Io tendo ad avere un atteggiamento schizofrenico nei confronti delle mie opere. Ci sono giorni in cui trovo nei miei libri cose che mi soddisfano davvero, e altri in cui avrei voglia di riscrivere tutto da capo. In ogni caso, completamente soddisfatta non mi sento mai, ed è una buona cosa, perché vuol dire che ho ancora molto da dire. La scrittura, come la vita, del resto, è crescita continua. Se ti fermi, vuol dire che è finita. Per questo cerco sempre di migliorarmi, sia nelle tematiche trattate che nello stile, che cerco di rendere sempre più asciutto e denso.

Per concludere: tra tutte le lettere e le mail che i fan ti hanno inviato, ce ne sono alcune che ti hanno commosso ed emozionato più degli altri? E al contrario, quali sono state le critiche che ti hanno più amareggiata? In ogni caso, quanto contano per te l’approvazione e il biasimo altrui?

Tasto dolente: io dipendo tantissimo dal giudizio altrui, in tutto. Cerco sempre negli altri la conferma che sto facendo bene. Allo stesso tempo, però, sono consapevole che questa conferma non potrò mai averla, perché tutti i giudizi hanno sempre un certo grado di soggettività. L’impossibilità di stabilire se io sia brava o meno, se abbia talento o meno, è una cosa che mi angoscia. In genere, mi piace molto quando qualcuno mi dice di aver trovato nei miei libri qualcosa che l’ha fatto riflettere sulla propria esistenza. Capita che qualcuno mi dica di essersi immedesimato molto in Nihal o in Dubhe, e di aver tratto spunto dal libro per prendere qualche decisione circa la propria vita.
Mi amareggiano invece molto le critiche che non sono indirizzate tanto a quel che ho scritto, ma a me come persona. Sono stata criticata per aver pubblicato con la Mondadori, per averlo fatto a ventitré anni; sono stata accusata di avere parenti famosi (da Massimo Troisi, col quale condivido solo il cognome, dato che ho origini campane, fino a fantomatiche parentele con Silvio Berlusconi). Detesto vedere messa in dubbio la mia onestà intellettuale, che è l’unica cosa di cui sia davvero orgogliosa nella mia vita.

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