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Buono a sapersi

Come nasce la scrittura?

Per affrontare un argomento delicato come la «nascita della scrittura», dobbiamo innanzitutto prendere coscienza di un aspetto: delle lingue esistenti oggi sulla Terra, un grandissimo numero è usato solo in forma orale, non dispone quindi di una forma scritta. Per quelle lingue che invece dispongono di sistemi grafici, lo sviluppo della scrittura, per come lo conosciamo, è un fenomeno relativamente recente. Possiamo far risalire i tentativi degli uomini di rappresentare visivamente delle informazioni, ai disegni delle caverne fatti almeno 20.000 anni fa o anche ai contrassegni in argilla di circa 10.000 anni fa, che sembrano aver costituito il primo tentativo di contabilità. In ogni caso, tutti questi manufatti possono essere definiti essenzialmente degli «antichi precursori della scrittura». Infatti delle tipologie di scrittura basate su veri e propri «caratteri», risalgono a iscrizioni di circa 3.000 anni fa.
Molte delle testimoniante impiegate nella ricostruzione di antichi sistemi di scrittura derivano da «iscrizioni su pietra» o da tavolette ritrovate tra i ruderi di città distrutte. Se questi popoli antichi hanno per caso usato altri tipi di scrittura, a noi sconosciuti, su legno, cuoio, ecc., ormai li abbiamo perduti per sempre.
Comunque le iscrizioni rinvenute ci permettono ripercorrere lo sviluppo di una tradizione di scrittura piuttosto variegata.

PITTOGRAMMI E IDEOGRAMMI

I disegni delle caverne possono servire per registrare certi eventi, ma di solito non li si considera una specie di messaggio linguistico, bensì facenti parte di una tradizione di arte figurativa. Quando invece alcune di queste «figure» cominciano a rappresentare particolari immagini in maniera coerente, ne possiamo definire il prodotto come una forma di scrittura figurativa o Pittogramma. Un fattore essenziale di questo uso di un simbolo rappresentativo è costituito dal fatto che tutti devono usare forme simili per veicolare uno stesso significato. Insomma, tra il simbolo e la sua interpretazione deve sussistere una relazione convenzionale. Col tempo, questa figura può assumere una forma simbolica più fissa, ed essere usata per esprimere anche concetti affini e anche astratti. In tal caso, questo tipo di simbolo viene considerato parte di un sistema ideografico e viene chiamato Ideogramma. La differenza tra pittogrammi e ideogrammi dipende dalla relazione tra il simbolo e l’entità che esso rappresenta. Le forme più simili all’illustrazione sono pittogrammi, quelle più astratte e derivate sono ideogrammi. Una caratteristica fondamentale delle due forme di scrittura è che esse non rappresentano «parole» o «suoni» di una certa lingua, bensì oggetti, idee e entità universali.
Quando dei simboli vengono usati invece per rappresentare essenzialmente le «parole», vengono definiti Logogrammi.

I LOGOGRAMMI

Un buon esempio di logografia è quella impiegata dai sumeri, circa 5.000 e 6.000 anni fa. In base a particolari forme da loro usate nei simboli, queste iscrizioni vengono più generalmente definite come «scrittura cuneiforme». Infatti i Sumeri producevano queste iscrizioni con un attrezzo a forma di cuneo, su tavolette di argilla soffice. La forma di questi simboli non dà alcuna indicazione sul tipo di entità alla quale si fa riferimento, da qui abbiamo la prova che si tratta appunto di un logogramma.
Per questo motivo quando si parla delle iscrizioni sumeriche, si una l’espressione: “il sistema di scrittura più antico che conosciamo”.
Un sistema di scrittura moderno basato in gran parte sui logogrammi, si trova in Cina. Infatti molti caratteri cinesi sono usati per rappresentare il significato e non i suoni della lingua parlata. Un grosso svantaggio è dato dal grandissimo numero di simboli diversi che costituiscono il sistema di scrittura, anche se l’alfabetismo di base è reso possibile dalla conoscenza di solo 2.000 caratteri. Il ricordare grandi quantità di diversi simboli-parole, tuttavia, sembra costituire un notevole carico di memoria: per questo è un sistema poco diffuso nelle altre forme lingue.

LA SCRITTURA A REBUS

Un modo di usare i simboli a disposizione per rappresentare i suoni della lingua è dato dalla Scrittura a rebus. In questo metodo, il simbolo di un’entità è assunto come simbolo del suono della parola usata per riferirsi ad essa. Lo stesso simbolo viene quindi usato tutte le volte che quel suono compare in una qualsiasi parola.
Un solo simbolo può quindi essere così usato in molti modi diversi, con una certa gamma di significato e combinazioni. Il risultato è una notevole riduzione del numero di simboli nel sistema di scrittura.

LA SCRITTURA SILLABICA

Quando un sistema di scrittura impiega un insieme di simboli che rappresenta la pronuncia di certe sillabe, costituisce un sistema di Scrittura sillabica.
Al giorno d’oggi non sono in uso sistemi di scrittura esclusivamente sillabici, ma il giapponese moderno può essere scritto con un insieme di simboli che rappresentano le sillabe del parlato e di conseguenza è considerato dotato di un sistema di scrittura parzialmente sillabica.
Sia il sistema egiziano che quello sumerico, si svilupparono fino al punto in cui dei simboli logografici vennero usati per rappresentare la pronuncia di certe sillabe. Tuttavia l’uso completo di un sistema di scrittura sillabica non si ha prima di quello dei Fenici, che risale a circa 3.000/4.000 anni fa.

LA SCRITTURA ALFABETICA

Se si ha un insieme di simboli usati per rappresentare le sillabe che iniziano, per esempio, per b o per m, si è molto vicini a una situazione in cui i simboli possono essere usati per rappresentare singoli tipi di suono di una lingua. Questa è la base della Scrittura alfabetica. Un alfabeto è un insieme di simboli scritti, ciascuno dei quali rappresenta un singolo tipo di suono.
La situazione descritta sopra è in generale quella che sembra essersi verificata alle origini di sistemi di scrittura di lingue come l’arabo e l’ebraico. Gli alfabeti di queste lingue, anche nelle versioni moderne, constano soprattutto di simboli consonantici.
Questa forma antica di scrittura, che aveva avuto origine dalla scrittura dei Fenici, è la fonte generale della maggiorparte degli altri alfabeti nel mondo.
è significativo che gli antichi Greci fecero fare un ulteriore progresso al sistema alfabetico usando simboli separati anche per rappresentare le «vocali»; di conseguenza fu creato un alfabeto che potesse comprenderle. Da qui si ebbe un simbolo separato per la vocale a (alpha) che si poteva combinare coi simboli delle consonanti come b (beta), che già esistevano.
Dai Greci, l’alfabeto riveduto passò al resto dell’Europa occidentale tramite i Romani e, naturalmente, fu sottoposto a parecchie modifiche al fine di adattarlo alle esigenze delle lingue parlate per le quali veniva adottato.
Un’altra direttrice di sviluppo portò lo stesso sistema di scrittura greco verso l’Europa orientale, dove si parlavano le lingue slave. La versione modificata si chiama Alfabeto cirillico, (da San Cirillo, un missionario cristiano del IX secolo), ed è la base del sistema di scrittura in uso oggi in Russia.
Tra l’altro la forma di un certo numero di lettere dei moderni alfabeti europei può essere ricondotta a geroglifici egiziani.

Tratto da:
Introduzione alla Linguistica  di G. Yule
Il Mulino
ISBN 88-15-05987-3

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