Recensione a cura di Alessandra Di Gregorio
Titolo: L’isola pellegrina
Autore: Claudia Bellassai
Editore: Cinquemarzo
Data di Pubblicazione: 2008
Collana: Erato
ISBN: 8895854039
Pagine: 98
La vita si può scandire abbinando molteplici fattori e avvenimenti ai singoli istanti che contraddistinguono la nostra esistenza; ci ricorderemo di vecchi aneddoti quando una data cosa ci procurerà la reminescenza, verremo stimolati a guardarci indietro quando qualcosa dal nostro presente busserà alla porta del “già stato”, quando qualcosa ci riporterà al “chi eravamo”. La Bellassai scandisce in questo libro dal formato piccolo e discreto, i tempi della sua vita, con una mano pacata eppure non asettica, pragmatica ma mai impoetica, contrassegnando un evento o un periodo, una età come anche uno stato d’animo piuttosto che un viaggio, con un libro, una lettura, un’esperienza concreta di apprendimento, amore, ansia, immedesimazione.
I libri di cui l’autrice ci racconta sono intessuti di una profonda verità: hanno il dono di aver segnato lei personalmente, di appartenere ad un periodo ben noto e vivido nel suo calendario delle emozioni; una esperienza, un modo di intendere i fatti, che accomuna molti, certamente, ma la Bellassai, che scrive in modo tonico, al limite della secchezza, è realista, addolorata, stringata eppure pronta a lasciare casualmente aperte una serie di porte che a noi permette di varcare con lo strumento dell’immaginazione. I libri di cui ci parla in questo diario di bordo di una intera vita, sono libri regalati, prestati, acquistati, talvolta bruciati, che le sono stati fedeli nella gioia e nel dolore, che hanno viaggiato con lei e sono andati in giro per il mondo al riparo dai perigli nella sua borsa. L’infanzia è contraddistinta dalle Confessioni di Agostino, da Andersen, Florence Montgomery, da Mary Maper Dodge e i suoi Pattini d’Argento, a Luisa May Alcott e le sue Piccole Donne; Iliade e Odissea negli anni delle scuole medie, Hemingway, Mann e Lawrence, le prime letture impegnative, fino a scivolare verso la lettura teatrale con Tennessee Williams e il Macbeth di Shakespeare.
Tracciando il suo diario, dicendo chi era in un dato momento storico-autobiografico, chi era sua madre, chi erano suo padre e i suoi nonni, su quali bugie si basassero i suoi stessi natali e quali inganni tenessero in piedi la sua famiglia, quali trampolini di lancio ha preso, quali libri scelse per moda, quali rilesse, quali lesse senza stupore e quali portò con sé dall’altra parte del mondo, assieme al desiderio di scoprire, vivere l’amore del suo uomo e conoscere facce, la Bellassai disegna un ritratto generazionale, il suo come quello di tanti, il suo non tra i tanti ma speciale come molti. Riviviamo con lei i suoi gatti, i cani, Milena, i suoi amanti e i suoi amati, il matrimonio, il Sessantotto, la morte di Pasolini, la malattia della madre, Istanbul, la compagnia teatrale e la cognizione profonda del dolore, che non è solo un libro, ma uno stato di cose contingenti – a volte dolci, a volte aspre e acuminate.
Adg.
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