Titolo: Mentre dorme il pescecane
Autore: Agus Milena
Editore: Nottetempo
Data di Pubblicazione: 2005
Collana: Narrativa
ISBN: 8874520549
ISBN-13: 9788874520541
Pagine: 171
Nella pancia dell’enorme pescecane gli eventi si accumulano, si eliminano e ritornano. Una circolare e singolare digestione di sentimenti annienta la protagonista, adolescente in partenza dalla realtà, attraverso un esperienza sadomasochista che finge di chiamarsi amore.
E lei cerca proprio quello, l’amore, ma non è l’unica, la famiglia Sevilla Mendoza sembra essere nata apposta per questo, e per illudersi di volta in volta, e subito dopo per cadere a terra attaccati al pavimento, senza possibilità di rialzarsi.
Come la zia, bella e provocante che ostenta la sua bellezza a uomini sempre di passaggio.
Mai nessuno che si fermi lungo la sua strada, anche quelli che sembrano stiano resistendo alla maledizione.
La madre della protagonista invece sembra aver trovato l’uomo della sua vita, suo marito, un meccanico affascinante e brillante, circondato da donne alle quali vende i quadri della moglie per salvare i bambini del terzo mondo. Ma la sua vita viene sconvolta dall’arrivo di un medico, il fidanzato di sua sorella con il quale consuma una passione reciproca e platonica tra giri di tango e libri di viaggi con lettere nascoste segretamente appiccicate.
Ed infine c’è anche un fratellino, pianista misantropo che dentro la sua stanza sembra aver trovato riparo dalle angherie dei compagni di scuola, dalle prime delusioni sentimentali e dal clima instabile della casa
Poi qualcosa accade.
La madre crolla alla tentazione di una morte occasionale con il pennello in mano e il padre si avvicina sempre di più all’agognato SudAmerica. La protagonista si riappropria della dolcezza del suo corpo con un futuro veterinario e la zia sperimenta cosa vuol dire essere madre. Ma non è ancora finito. Gli equilibri devono di nuovo cambiare e nuove situazioni si verranno a creare, nuove piccole scosse di assestamento sul terreno screpolato dei sentimenti.
Nell’isolamento e negli spazi sconfinati della terra sarda, in una Cagliari sospesa tra la campagna e il mare, lo spaccato di una felicità in via di fuga domina le esistenze, costringendole continuamente a fare i conti con i giochi di un Dio che esiste forse. Oppure no.
Il romanzo è interessante, perché pur parlando di sesso, tanto, e di Dio, di suicidio, di tradimenti non risulta pesante, anzi, il disincantato punto di vista dell’io narrante, punto di forza della scrittura della Agus, è disarmante.
La semplicità della scrittura inoltre lo rende leggibile tutto d’un fiato, ogni pagina viene ingurgitata, voracemente frantumata e una miriade di emozioni riescono a scalfire il lettore al punto giusto. Senza mai peccare in eleganza o stile.
Ciò che manca, forse, alla luce degli altri romanzi da lei scritti (“Mal di pietre” e “Ali di Babbo”) è l’eclettismo nelle scelte. Dell’io narrante o dei personaggi o delle storie e dei temi trattati , la cui evidente somiglianza da un romanzo all’altro, purtroppo non rende giustizia alle potenziali doti creative della scrittrice.

Discussion
No comments yet.