L’ispirazione di un momento

racconto di Cristiana Longhi

variante Glauco Silvestri

L’uomo camminava avanti e indietro. Sentiva gli occhi puntati addosso. Era nervoso, titubante. Era la prima volta che si esponeva così… di persona. Inspirava ed espirava rumorosamente. Doveva presentare la propria sceneggiatura. Il suo momento d’oro. La sua occasione. Ma i volti che lo osservavano erano terrificanti. Chiuse gli occhi. Immaginò che fossero tutti quanti nudi per cercare di scacciare la timidezza insita nel suo carattere. Inspirò ancora una volta e, riaprendo le palpebre, iniziò a esporre la propria storia.

«Lorenzo è agli inizi della sua carriera di fotografo; le sue doti e il suo occhio attento rivelano subito delle buone potenzialità. I suoi lavori sono spesso usati dall’agenzia per cui lavora ma il suo nome è ancora poco noto.»

I volti avevano abbassato lo sguardo per controllare sui faldoni rilegati che aveva distribuito prima di iniziare quell’incontro. Il titolo poteva sembrare banale, ma raccoglieva in sintesi tutta la vicenda interiore di Lorenzo, il suo personaggio. Decise di proseguire cercando di ignorare i leggeri sussurri che sentiva scambiare tra i vari esaminatori «Lorenzo cerca di continuo nuovi punti di ispirazione.» Alzò lo sguardo e controllò di avere ancora l’attenzione della commissione.

«Una sera, guardando diversi book fotografici, viene incuriosito dalle fotografie di Catrina. Sfoglia le pagine e all’interno scopre una modella dal fisico minuto ma dalle forme provocanti. Catrina è una brunetta dal viso spigoloso ed espressivo. I suoi occhi color nocciola sembrano emanare la dolcezza di quel frutto e la durezza del guscio che lo contiene.»

Gli occhi dei volti esaminatori tornarono ad abbassarsi sulla sceneggiatura.

«Il fotografo si sente attratto da quella figura e non perde tempo. Vede il numero della ragazza riportato nella presentazione del book; lo digita sulla tastiera del telefono e preme invio. Squilla… Dall’altra parte il miagolio della suoneria avvisa Catrina dell’arrivo di una chiamata. A tastoni cerca il telefono. Si sforza di riuscire a vedere chi è che la chiama a quell’ora della notte. Ma un po’ per il sonno, un po’ per la sua lieve miopia, non riesce a mettere bene a fuoco. Risponde insonnolita.»

Ingenuamente fece finta di avere una cornetta all’orecchio.

«Pronto…»

La commissione lo osservava divertita. Gli fece cenno di proseguire e lui non se lo fece ripetere due volte.

«Anche se infastidita dalla telefonata, Catrina ascolta cosa ha da dirgli Lorenzo. L’offerta di lavoro dell’uomo la interessa. Lui vorrebbe fissare un appuntamento al più presto ma, data la lontananza di svariati chilometri, i vari impegni della donna e le necessità di Lorenzo, l’appuntamento viene fissato per il mese seguente.

Catrina riaggancia e si riaddormenta subito dopo. Lorenzo invece non riesce a dormire.»

Esitò per valutare nuovamente la reazione della commissione. Aveva studiato le pause con molta attenzione, per cercare di dare enfasi alle varie parti della sua sceneggiatura. Doveva far capire la psicologia di Lorenzo. Se questo primo episodio fosse stato accettato, allora poi ne sarebbero seguiti altri, e altri ancora, così da creare una vera serie televisiva.

«Lorenzo ripensa alle foto della ragazza, al suono melodico di quella voce che ancora gli arpeggia nella mente. Quel timbro prima lieve e armonioso, poi stridulo e fermo, che ha cadenzato tutta la telefonata, lo eccita…»

Momento di terrore. Uno della commissione aveva alzato la mano per interromperlo. Non riusciva a comprendere come una voce stridula potesse essere eccitante. Lui improvvisò una scusa non troppo plausibile. Quella parola gli era uscita per sbaglio. Aveva provato e riprovato quel discorso ma… gli aggettivi lo avevano abbandonato non appena si era alzato dalla propria sedia per presentare il lavoro.

A ogni modo proseguì con la descrizione.

«Lavora tutta la notte. Tagliuzza le foto della modella e ne compone un collage. Quando l’alba sta per spuntare, ha terminato. Scannerizza il suo lavoro e con un click lo invia per e-mail all’indirizzo di Catrina. Poi, stanco, si addormenta sul divano.»

Ci fu un’altra interruzione. Non riusciva a capire se la sceneggiatura piaceva o meno. Questa volta non riuscivano a comprendere il perché di quel collage. Lui rispose di avere pazienza, che tutto si sarebbe chiarito in seguito.

«Quando Catrina controlla la posta elettronica, trova il regalo virtuale di Lorenzo. Una immagine che la ritrae innumerevoli volte, dove due mani disegnate a china s’insinuano sotto le sue vesti. Catrina sorride. Apprezza la composizione e ne rimane lusingata.»

Un colpo di tosse. Un sorso d’acqua e di nuovo riprese il racconto.

«Dopo qualche giorno Lorenzo la richiama. Vuole sentirla ancora; parlare con lei e dirle come la vorrebbe fotografare.»

Mimò nuovamente il telefono.

«Ciao, ti è piaciuta la foto?»

«Sì molto, ti ringrazio.»

«Che bella voce che hai…»

«Dici? Davvero? A me sembra più lo starnazzare di un’oca selvaggia!»

«Ma no, a me piace molto. Dài continua a parlare…»

«E cosa devo dirti?… Ti ripeto, prima del mese prossimo non posso incontrarti. E poi spiegami: dove dovrebbero andare queste foto?»

«Sono per una mia mostra personale e alcune le proporrò a dei giornali… e all’agenzia. Sai… mi piacerebbe davvero, anche se in senso artistico, poterti “toccare”.»

«Ah… sì?…»

«Sì, hai presente le mani che ho disegnato sul collage che ti ho inviato? Alzarti le vesti, ammirare il tuo fondoschiena e poterlo toccare. Tastare la tua umidità…»

«Ok, ma forse ti stai confondendo. Il numero che hai trovato sul book è inserito per il lavoro di fotomodella, non per altro.» risponde fredda e seccata.

«Ma sì, io volevo solo farti capire quante idee ho… e come potrei valorizzare la tua immagine… fotograficamente…»

«Sì, sì, ok. Ma… attenzione a ciò che dici e come lo dici!»

«Scusami. Non volevo offenderti… Ma dài… Vai al sito dell’agenzia così vedrai chi ti sta chiamando. Lì c’è una mia foto. Ora ti lascio. Il lavoro mi chiama. Appena posso ci sentiamo.»

«Va bene, ciao. Buon lavoro.»

I volti della commissione apparvero turbati. Nelle sue parole erano comparsi dettagli che mettevano in dubbio la serietà del lavoro. Ancora non era andato oltre le righe ma, ci era mancato poco. Ora si sentiva gli occhi puntati addosso, come un cerbiatto osservato di nascosto da un leone affamato.

Cercò di fare finta di niente e di proseguire con la descrizione. Oramai era in ballo e doveva continuare a ballare.

«La telefonata aveva davvero infastidito Catrina. Spesso nel suo lavoro si era ritrovata ad avere a che fare con proposte oscene, per cui decise di non dare troppo peso all’accaduto e di vedere cosa ne sarebbe venuto fuori.»

Con quella frase buttata lì all’improvviso cercò di parare il colpo ma, non vide miglioramenti nell’espressione di chi lo doveva valutare.

«Due settimane dopo Lorenzo la richiama per sapere se potevano fissare una data precisa per l’appuntamento.»

Doveva rischiare il tutto per tutto. Imitò di nuovo il telefono e proseguì con il suo copione.

«Ciao. Allora sai darmi la tua disponibilità?»

«Sì, possiamo fissare una data…»

«Ho tante idee. Avrò bisogno di star con te un paio di giorni. Vorrei fare tanti scatti, magari mentre ti spogli e ti tocchi…»

«Senza esagerare…»

«Sì, Catrina. Sai, solo a sentirti ho dei brividi… creativi… Sono d’interesse lavorativo. Il lavoro viene molto meglio quando ci si dedica con passione. E questo è il mio modo di lavorare…»

«Faccio la modella già da un paio di anni, ho la mia esperienza e professionalità!»

«Non voglio darti noia, voglio solo trasmetterti il mio fervore, farti sentire quanto ci tengo a questo servizio fotografico e mi piace avere con la modella una buona intesa. È essenziale in questo lavoro…»

«Certo, capisco. Ma sai… l’empatia si crea sul set. Invece a me sembra che tu voglia mettermi in imbarazzo… e non mi sembra carino, né rispettoso nei miei confronti.»

«Ma no… che dici… Scusami… Io voglio solo conoscerti meglio per avere un affiatamento e un giusto feeling quando ci vedremo. Dobbiamo conoscerci un poco e non c’è volgarità in quel che dico. Solo impeto e curiosità. Il tutto finalizzato alla riuscita di buoni scatti. Mi piacerebbe che tu ti lasciassi andare ai miei suggerimenti. Vorrei forgiarti sotto il mio sguardo. Sollecitarti con le mie parole. Sei molto bella… questo già lo sai… e non voglio fare il cascamorto… solo farti sentire ciò che vorrei fotografare. Ti vorrei accucciata con le gambe aperte mentre sposti gli slip e le tue sottili dita ti accarezzano…»

«Sì, interessante. Vedremo quel che uscirà da queste foto!»

«Davvero?»

«Davvero? No!!! Lo dico in senso ironico. Forse ora è meglio che ci salutiamo. Ciao.»

«Ciao, a presto…»

Inspirò. Era a un punto cruciale. Avrebbe potuto evitare di descrivere tutto quanto in modo così dettagliato ma la sua idea doveva essere cruda, violenta e reale. I produttori dovevano capire il concetto e, ora che si era fatto coraggio, non voleva più tirarsi indietro.

Proseguì a raccontare, questa volta senza più preoccuparsi degli sguardi perplessi che si sentiva puntati addosso.

«Ancora una volta Catrina è irritata dalla telefonata, però gli piace giocare e stuzzicare…»

Sorrise, doveva giocare il tutto per tutto.

«Catrina decide di stare al gioco e aspetta la prossima telefonata prima dell’incontro. La sera ripensa alle parole di Lorenzo e un tremito sfiora i suoi pensieri e il suo corpo. Si guarda allo specchio. Si china seguendo i suoi movimenti con lo sguardo, scosta gli slip, e prova a mettersi nelle pose descritte da Lorenzo. I segni dell’eccitazione sul suo volto si mostrano nella sua immagine riflessa. Gode nel pensare: “Sì, così mi vorrebbe vedere Lorenzo”. Appagata si sorride allo specchio. Si rialza e si reca al computer per visitare il sito dell’agenzia del fotografo. Cerca fra le voci del menù. Apre diverse pagine. In una trova il suo nome e le sue referenze, vicino a una piccola foto in bianco e nero che lo ritrae. A parte il profilo del viso, non scorge altro.»

L’uomo si interruppe. Ora tutti lo guardavano disgustati. Temeva che non lo lasciassero terminare la presentazione ma, per il momento, anche se il silenzio era palpabile, nessuno si era ancora lamentato apertamente. Probabilmente volevano vedere sin dove fosse intenzionato ad arrivare.

Chiuse gli occhi e si ripeté che era la sua occasione, che doveva buttarsi senza esitazioni. Si fece coraggio e, dopo aver inspirato un paio di volte, proseguì.

«Manca una settimana all’appuntamento con Lorenzo. Catrina riceve un messaggio piuttosto esplicito “Ho rivisto le tue foto. Mi fai impazzire… me lo hai reso duro senza pietà… attendo con impazienza il nostro appuntamento”. Lei lo ignora volutamente, curiosa di vedere cosa accadrà il giorno del loro incontro.»

Una mano alzata. Una donna lo interruppe sul più bello «È sicuro di voler proseguire?»

Lui annuì silenzioso.

«È il giorno dell’appuntamento. Catrina arriva puntuale. Lorenzo è gia li ad attenderla. Gli scatti si susseguono infiniti. Le pose si alternano. Catrina chiede una pausa. Lorenzo è instancabile. Continuano fino a che lei non è proprio esausta. Allora lui la osserva senza più fare uno scatto. Lei è stanca, svestita; si abbandona sul divano. Lorenzo continua a guardarla attraverso l’obiettivo. Ha in mente ancora tante idee. Il trucco del viso di Catrina ha qualche cedimento, qualche sbavatura di rimmel che ne sottolinea la stanchezza. Per Lorenzo è irresistibile.»

L’uomo si concede una breve pausa per capire se è ancora in tempo a fermarsi. Un piccolo dubbio gli si è insinuato per colpa dell’estremo silenzio. Ma la commissione lo osserva con attenzione e… curiosità.

Sorpreso, si fa coraggio.

«Le si siede accanto e prende fra le sue mani un piede di lei. Lo massaggia con delicatezza, poi lo porta alla bocca sfiorandolo con le labbra. Le mani scorrono sulla gamba, si soffermano un poco sulla coscia, poi maliziose scostano il velo che le copre la sua intimità.

Catrina fa finta di sonnecchiare; lo lascia fare. È curiosa di vedere sin dove lui si spingerà.

Lorenzo non riesce a trattenersi, scatta qualche macro. La donna apre gli occhi. Sorride dolcemente.»

Una piccola esitazione fece scattare un brusio tra i membri della commissione. Ecco il momento in cui sarebbe stato cacciato via in malo modo. Decise di proseguire prima che tutto fosse perduto. Tagliò qualche dettaglio e andò subito al finale.

«Lei allarga le gambe. Ondeggia i fianchi. Si avvicina e allontana dallo sguardo dell’uomo. La passione è palpabile tra i due, o per lo meno così sembra. La bocca di lui è su di lei. Il suo sguardo, però, è distante e gelido. Lei non si accorge di nulla mentre lui ne lusinga gli spasmi di piacere. Le afferra le ginocchia accostandole al seno. Dondolata dalla presa e graziata dal piacere, come in un viaggio a ritroso, fetale, lei non si accorge di quanto sta per accadere. Il piacere le nasconde il male, la violenza invisibile, il virus che si insinua nel suo corpo.

La scoperta avviene solo molte ore più tardi. Una scritta sullo specchio, lasciata da lui, mentre lei dorme accucciata sul divano “Così come chi prima di te mi passò il testimone, ora io lo do a te, perché il male possa perpetuarsi nel peccato”.»

L’uomo esultò nel vedere gli sguardi sorpresi ed emozionati della commissione. Ora sfogliavano il manoscritto con maggiore interesse. Ora erano attenti e curiosi. Ora era consapevole di averli conquistati. Ma il momento topico non era ancora giunto, mancava il gran finale. Ciò che avrebbe dato vita a una serie televisiva fortunata, che nessuno avrebbe mai dimenticato.

Sorrise soddisfatto e concluse la sua presentazione con un briciolo di freddezza, mischiata a una gioia a malapena soffocata.

«Dal loro incontro è passato già qualche giorno. Lei si è ripresa dallo shock, ma non ha avvisato le forze di polizia, non ha denunciato ciò che le è successo. Non ha neppure tentato di chiamare Lorenzo, né lui ha chiamato lei. Entrambi sanno che ciò che è avvenuto non avrà repliche. L’ispirazione di un momento non ripetibile: ora anche lei ha un compito da svolgere. L’unica cosa che ora possono attendere è la riuscita del lavoro. Lorenzo continuerà in silenzio a fare proseliti. Catrina comincerà il proprio percorso a incrementarne il numero. Un desiderio nascosto allo sguardo indiscreto dello spettatore, che verrà narrato e ricordato solo dall’impeccabile professionalità delle immagini. Sino a che tutti non saranno ammorbati, e finalmente la razza umana pagherà con il sangue tutti i suoi peccati.»

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