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Brevi monologhi in una sala da ballo di fine Ottocento (I morti)

Recensione di Antonella Sanna

Titolo Brevi monologhi in una sala da ballo di fine Ottocento (I morti)
Autore Alessandra Paoloni
Editore Il filo editore
Genere poesia

Brevi monologhi in una sala da ballo di fine Ottocento (I Morti) è l’opera prima di Alessandra Paoloni che, come lei stessa afferma nella sua nota, ricalca la struttura dell’antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, ma a differenza di essa non ci troviamo di fronte a brevi epitaffi ma a versi liberi, tendenti alla prosa, in cui l’autrice da uno spaccato della società conforme per molti aspetti a quella dei giorni nostri.
I “personaggi” hanno un nucleo solido e la loro presenza, apparizione non è causale tanto dal ritrovarci di fronte un racconto organico con un preciso inizio ed una fine ben stabilità.
Durante la lettura prendiamo coscienza che i “protagonisti” oltre ad essere accomunati dal loro malessere interiore, in quanto si presentano come burattini apatici, sfiduciati, deboli e metaforicamente morti sono altresì legati o da un legame di parentela o da semplice conoscenza. Da loro stessi, apprendiamo, i loro segreti più profondi, le loro paure, incertezze e i tentennamenti tanto da non sapere qual è il loro “Io” indissolubile, che gli caratterizza, ne segna la loro unicità e non li accomuni a quella massa di falsi, ipocriti, cinici “borghesi” senza idee e ideali che dettano la loro intera esistenza venerando il dio denaro.
Ma tra di loro spiccano anche “personaggi” che si distaccano da quella società malata e che avvertono il bisogno di apprezzare la vita per le sue piccole cose, di andare avanti seguendo i propri ideali e sogni sempre alla continua ricerca della verità che dia un senso a tutto.
La massa a cui la Paoloni pensa è composta da individui singolari, diversi ma accomunati, preziosi in se stessi, non per la loro provenienza o appartenenza. Nessuno è anonimo agli occhi dell’autrice che ne riconosce i nomi e li presenta elencando ogni dettaglio, ogni attività e ogni forma. E ciascuno con una propria connotazione fisica e spirituale.
Il suo stile è curato, ricercato e tendente al classico.
Vi è anche da dire come quest’opera si discosti dall’opera prima che si potrebbe immaginare ad un autore esordiente, in quanto anomala, fuori dagli schemi, eppure così semplice e geniale. E lo si coglie pagina dopo pagina, quando apprendiamo che l’intento dell’autrice di portare “il lettore” ad una riflessione interiore non è andato a vuoto.
Perché non appena entriamo in contatto con i “personaggi” ci accorgiamo come i loro pensieri, dubbi e stati d’animo siano così attuali, profondi ma vivi in ognuno di noi.
E a differenza di molti, loro, non rientrano nella categoria di “umili”, in quanto la Paoloni vuole scorgerci un barlume di speranza e gioia, ed ai momenti di tristezza e delusione ci alterna attimi di grande aspettativa. Perché tutto non è perduto.
Ho letto questo libro, che devo anche aggiungere molto breve, in meno di un’ora. L’uso ricercato della parola ti cattura e appassiona il lettore che si sente non solo partecipe ma anche coinvolto. In quanto i suoi sentimenti e le sue vicissitudini possono rispecchiare le nostre, molto spesso mute, inconfessabili, perché è la società e la vita stessa, con le sue mille difficoltà e incertezze, ad imporre questo.

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