Recensione di Antonella Sanna

Titolo: La gioia di ritrovarsi
Autore: Lucia Scarpa
Editore: Zerounoundici edizioni
Genere: storico, rosa

Siamo in Italia, all’inizio dell’ottocento. La giovane vita della contessina Sofia Sebasti è segnata dalla dipartita della madre. Da quel momento e come se la sua vita si arrestasse e la giovine rifiutasse ogni spiraglio di vita proveniente dal mondo esterno. Ma un dolce cambiamento si ha quando il padre il conte Guglielmo Sebasti porta a casa la vedova Aimondi, assieme ai suoi figli. Tra la contessina Sofia Sebasti e il barone Filippo Aimondi c’è subito affinità elettiva e tra momenti di allegria, passione e amore arriva la proposta di un matrimonio da parte del generale Antonimo Ridas, rivale del padre e il quale il suo unico scopo è la vendetta. Ma il vero amore sbocciato tra i due giovani sarà abbastanza forte e solido da trovare un coronamento.
L’intreccio è organico e ben sviluppato. All’inizio vista la sinossi si può avere l’impressione,
“sbagliata”, di apprestarsi a leggere qualcosa di già visto o letto, ma non è così e questo lo si deve per lo più allo stile e al linguaggio dell’autrice, che non disdegna l’abilità delle più note autrici di romanzi rosa. È proprio l’originalità del suo stile e l’uso sapiente della parola ad arricchire l’intreccio ed a colorarlo di tinte più svariate, rendendolo nuovo, fresco, originale e non ripetitivo nonostante la tematica preposta.
Del sito in cui è ambientata la storia sappiamo molto poco, a parte che siamo in Italia e agl’inizi dell’ottocento. Anche se l’autrice accenna alla vita sociale di corte che i nobili conducevano, partecipando a balli e feste, si percepisce qui una carenza dell’autrice sulla storia dell’Italia e del periodo preposto. La storia italiana dell’ottocento è molto vasta, appassionante ed a mio avviso se avrebbe approfondito di più questo aspetto oltre a dare un tono di credibilità a tutto il romanzo avrebbe anche reso più “accattivante” l’intrigo.
I personaggi a partire da Sofia a Filippo sono ben caratterizzati ed al lettore si presentano ben chiari, ma nonostante questo i loro pensieri ed azioni, in alcune parti del testo, li rendono piatti ed estranei all’ambiente in cui vivono ed al rango sociale che rivestono. Portando così una caduta di stile e di tono.
Nonostante alcune falle presenti nella narrazione la lettura è stata piacevole. Ma non ho gradito molto la formattazione del testo. Il discorso diretto dei personaggi andrebbe staccato dal resto del narrato perché così “ammassato” tutto insieme crea solo confusione e altresì rende la lettura faticosa, e il testo si presenta difficile ed antiestetico da vedere.
Tutto sommato un romanzo gradevole che chi ama il genere non deve mancare assolutamente di leggere.

Comments

Leave a Reply




Bookland © 2007/2009 Rivista registrata al Tribunale di Vasto (CH) il 01/10/07 con numero 118 - Codice ISSN 1973-3712 - P.Iva 02193940695