recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.
Titolo: S’io fossi fuoco
Curato da: Grande E.
Editore: Albus Edizioni
Data di Pubblicazione: 2009
Collana: Gli aquiloni
ISBN-13: 9788896099070
Pagine: 80
S’io fossi fuoco è una raccolta antologica di poesie italiane, curata da Elena Grande per Albus Edizioni. Il titolo rimanda al Sonetto LXXXVI di Cecco Angiolieri, e raccoglie le liriche di un gruppo scelto di poeti esordienti italiani.
La raccolta, il cui merito principale è quello di rifarsi a uno dei testi fondanti della nostra ricca letteratura, nel tentativo di dar nuovo lustro alla dimensione poetica della lingua italiana e dei modelli di riferimento che il reparto stilistico ci offre, propone poesie che hanno per tema conduttore la rabbia, la polemica, la satira politica e civile, l’insoddisfazione quotidiana, la ribellione allo scadimento e alla mancanza di dinamicità di una Società sempre più greve, lo scetticismo, la contestazione.
I testi, certamente non tutti di livello eccelso – ma forse in questa sede si preferisce premiare gli intenti e l’idea di fondo che ha animato tanto il concorso che la cernita dei testi – spesso si limitano ad imitare blandamente il sonetto antico, recitando una verve insufficiente al sostegno delle tematiche proposte, data la generale l’inadeguatezza degli esordienti all’uso cosciente del verso e all’uso specifico nell’ambito della “satira” o poesia di denuncia.
Tuttavia, se il tenore generale non sempre rispetta le giuste attese, localmente è possibile rintracciare pezzi pregni di significato, interessanti, irriverenti e oltremodo gustosi. Cito tra tutte la lirica proemiale, di Anna Bruno, intitolato “Farei qualcosa, come Angiolieri”, che recita: «Lo sguardo volgo intorno:/dicono ghiaccio,/dicono forno [...] Farei qualcosa, come Angiolieri,/a questo mondo che inganna e rotola,/ se tutti fossero nei miei pensieri:/ al collo il cappio, sotto la botola». Le parole della Bruno appaiono emblematiche e rappresentative tanto della silloge quanto della componente psicologica della poesia leggera odierna, in cui la rabbia della repressione emotiva, quanto della quotidiana indignazione verso le storture esistenziali, possono confluire in una ritmica vivace e nient’affatto spiacevole.
Citiamo inoltre la lirica di Carlo Scioli, intitolata simbolicamente “Ira”, dove, seppure manchi una sostanziale pulizia del verso, l’Autore propone una lettura concreta e rabbiosa del vivere odierno, utilizzando come riferimento figurato il concetto di colata lavica, che tutto travolge, in una condivisibile visione iraconda di un Mondo sordo e lento nelle attese.
Alessandra Di Gregorio.

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