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Interviste Autori

Intervista a Riccardo Armatori


Nome Autore: Riccardo Armatori
Sito web: www.belindoro.it
Scrivere. Perché?

Sono il famoso BELINDORO della Liguria, ho voluto raccontare la mia vita dopo lunghi anni di insistenze da parte delle persone che mi conoscono.

Scrivere. Cosa?

Quello che penso al momento.

Tu come scrittore. Chi sei e come ti poni?

Sono una persona affabile e molto espansiva, mi pongo alle persone come sono veramente senza mezze misure, mi diletta scrivere come parlo.

La penna per te corrisponde a…?

È un prolungamento del mio corpo, perciò posso esprimere i miei pensieri in modo indelebile.

Come ti collocavi nei confronti della scrittura prima di pubblicare un libro, e come ti senti adesso, stando ufficialmente su questo palcoscenico che si reinventa di continuo?

Mi è sempre piaciuto scrivere fin da bambino, ho scritto alcuni racconti e favole senza mai pubblicarli, ora mi sento molto appagato per aver pubblicato il mio libro “La vera vita e le perversioni erotiche di BELINDORO” che riscontra molto successo. Questo è un palcoscenico che già conosco, avendo lavorato molti anni nello spettacolo come attore ecc… ed essendo pittore e scultore surreale, perciò è il mio mondo, adoro sempre il diversivo, non mi dà tempo di annoiarmi.

Se dovessi usare tre aggettivi per definire il tuo stile ponendoti però a distanza da esso, ovvero come il lettore della situazione e non come l’autore del libro in questione, quali useresti e perché?

Personale, schietto e molto intimo. Personale perché rispecchia il mio modo di pormi. Schietto perché pane al pane, vino al vino. Molto intimo, perché descrivo con sincerità anche gli avvenimenti scabrosi da me vissuti. Il sesso fa parte integrante della vita, perciò non bisogna vergognarsi. I miei figli sono cresciuti senza tabù e vi posso garantire che sono veramente stupendi sotto tutti gli aspetti.

Il tuo libro: riassumilo brevemente e spiega perché qualcuno dovrebbe scegliere di acquistarlo, leggerlo e poi riporlo con cura nella propria biblioteca personale.

Il mio libro racconta la mia vita vissuta alla grande, nel bene e nel male che non mi ha scalfito, ma rafforzato per affrontare la vita con più decisione. Il sesso che è il fulcro del racconto, la descrizione della mia prigionia, l’ambiente dello spettacolo, i motori, le donne, le perversioni, la serenità ritrovata in una donna meravigliosa, specialmente cerebralmente, e compagna di vita. Consiglio di comprare il mio libro a persone molto aperte di idee per leggere avvenimenti veramente vissuti, per poi conservarlo per una lettura post datata, anche ai posteri per trarne qualche insegnamento. Invece ai bigotti lo sconsiglio per non incorrere a commenti negativi e inutili.

Modelli, forme, criteri e scelte. Si parla molto di tecniche di scrittura creativa e di chi si dice pro o contro. Cosa ti guida, allora, da un punto di vista squisitamente tecnico, durante il flusso della scrittura?

Non seguo nessun modello, sono sempre me stesso, quasi tutto quello che mi circonda l’ho creato io. Voglio che la verità sia sempre limpida, non offuscata. Per me la sincerità predomina su ogni forma di vita e sia sempre la benvenuta, detesto i bugiardi.

Le occasioni. Cosa ti emoziona, cosa ti stimola il ricorso alla penna? L’uso che ne fai, è per metabolizzare esperienze biografiche – e per esperienza biografica s’intendono anche quelle concernenti l’anima o fatti derivati dalla propria immaginazione/fantasia spinta – o si pone come “sforzo” d’immaginazione per riempire fogli che altrimenti sarebbe un peccato lasciare vuoti? Vale a dire: scrittura d’occasione o scrittura per mestiere?

Quando scrivo non provo emozioni, penso solo a quello che scrivo, anzi mi rilasso. Lo scrivere per me è un piacere, più scrivo più scriverei.

Post stesura finale. Metabolizzi in quali modi la fine della stesura di un’opera, ovvero: la lasci mai andar via, o ne resti schiacciato al punto che una critica, una osservazione su di essa, ti pungono fino a farti male? Qual è la tua sensibilità d’artista. Parlaci della tua esperienza diretta.

I miei racconti li scrivo di getto come se ci fosse qualcuno che mi suggerisse, a dir il vero qualche volta l’ho pensato veramente, quando rileggo quello che ho scritto non mi sembra vero di essere stato io l’artefice del racconto. Accetto sempre le critiche negative o positive che siano, c’è sempre da imparare, e ti aiutano a migliorarti se sono fatte con cognizione, se no mi scivolano via. Quelle negative non mi toccano, siano le benvenute, basta che non si accaniscono sul mio pensiero o racconto in maniera abnorme.

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