Scrivere. Perché?
Perché mi piace, mi fa sognare, mi fa volare sulle ali della fantasia ovunque io voglia. Inoltre mi appaga, mi svaga la mente e mi aiuta a sfogare le mie emozioni.
Scrive. Cosa?
Ovviamente non scrivo di argomenti che non mi interessano o che conosco poco. Scrivo poesie, lettere, fumetti, racconti, diari e romanzi.
Tu come scrittore/scrittrice. Chi sei e come ti poni?
Sono prima di tutto una grande lettrice e un’appassionata di scrittura. Sono redattrice di articoli per una rivista online, una blogger e una scrittrice emergente. Tuttavia sono consapevole che ci sia ancora tanta strada da fare per riconoscermi a pieno titolo come una professionista, seppure già il solo fatto di poter scrivere lo consideri un’opportunità grandiosa ed un’esperienza indescrivibile. Spero solo di non perdere mai la mia vena creativa e “incoraggiare” sempre più persone a leggere ciò che scrivo.
La penna per te corrisponde a…?
Una parte essenziale di me stessa. Diciamo che senza penna non vivo. Difatti devo sempre scrivere qualcosa, e quando dico sempre… intendo proprio sempre.
Come ti collocavi nei confronti della scrittura prima di pubblicare un libro, e come ti senti adesso, stando ufficialmente su questo palcoscenico che si reinventa di continuo?
La passione per la scrittura e l’emozione di scrivere sono le stesse che provavo ancor prima di pubblicare. Ovviamente non mi sento arrivata, però adesso posso stringere tra le mani la mia creazione, pubblicizzarla in lungo e in largo, leggere i commenti o gli apprezzamenti della gente. E tutto questo mi fa sentire molto bene, anche se sono preparata al fatto che il mio libro non potrà piacere a tutti. Ma fa parte del gioco pure questo… già sto lavorando alla seconda parte, e di ricominciare tutta la trafila non mi dispiace proprio per niente.
Se dovessi usare tre aggettivi per definire il tuo stile ponendoti però a distanza da esso, ovvero come il lettore della situazione e non come l’autore del libro in questione, quali useresti e perché?
Come aggettivi userei originale, scorrevole ed espressivo, perché è uno stile creativo, personale, che non è frutto di imitazione, che procede agevolmente e che esprime efficacemente i concetti e trova forza nel rappresentarli verbalmente.
Il tuo libro: riassumilo brevemente e spiega perché qualcuno dovrebbe scegliere di acquistarlo, leggerlo e poi riporlo con cura nella propria biblioteca personale.
Grido d’amore è essenzialmente la storia appassionata, tormentata e travolgente che vivono due fratellastri non di sangue, Kyra Castelli e Tomas Morgan. É incentrata sulle loro vite e in modo particolare sulle loro emozioni, che entrambi descrivono ampiamente in prima persona in quello che diverrà poi un unico discorso legato da un senso logico. Ma è anche la nostalgia verso un paese straniero come la Germania, è la voglia di lottare e sudare per raggiungere il successo musicale e dare un senso al proprio destino, è il conforto dell’amicizia che a volte può riservare amare sorprese. E infine, è la necessità di dover lavorare e studiare, è lo sfogo che solo la danza può fornire al pari dello scrivere canzoni, è amare e soffrire al limite delle proprie possibilità. Essendo un romanzo molto vario e che tratta temi nei quali chiunque si possa riconoscere, nonostante sia rivolto perlopiù ai giovani adulti, Grido d’amore potrebbe essere una lettura piacevole sia nelle pause estive ed invernali che in qualsiasi momento. Potrebbe essere adatto a chi si è mai innamorato anche solo una volta nella vita o a chi ha avuto un sogno nel cassetto, a chi è fan dei Tokio Hotel o a chi nemmeno li conosce. Ma soprattutto a chi è romantico e pone i sentimenti al primo posto, non a caso sulla quarta di copertina è indicativa la seguente frase: «Soffrire è come amarti. È tormento e delizia, è dolore ed esaltazione. E cercarti, volerti, desiderarti sono un tutt’uno, anche se mi lasci senza difese e il mio cammino verso te mi piega, mi annienta, mi commuove e mi fortifica.
Semplicemente… ti amo.»
Modelli, forme, criteri e scelte. Si parla molto di tecniche di scrittura creativa e di chi si dice pro o contro. Cosa ti guida, allora, da un punto di vista squisitamente tecnico, durante il flusso della scrittura?
Certamente cerco, per quanto possibile, di non andare fuori tema, di non fare errori di ortografia e di seguire un modello ben preciso che si adatti al genere che sto scrivendo. Anche se lascio che le parole affluiscano dalla mia immaginazione e possano esprimersi liberamente secondo un’idea di base e secondo cosa mi suggeriscono il cuore e l’istinto.
Le occasioni. Cosa ti emoziona, cosa ti stimola il ricorso alla penna? L’uso che ne fai, è per metabolizzare esperienze biografiche – e per esperienza biografica s’intendono anche quelle concernenti l’anima o fatti derivati dalla propria immaginazione/fantasia spinta – o si pone come “sforzo” d’immaginazione per riempire fogli che altrimenti sarebbe un peccato lasciare vuoti? Vale a dire: scrittura d’occasione o scrittura per mestiere?
Veramente mi emoziona un po’ tutto, vale a dire un tramonto, un paesaggio innevato, un cucciolo o un bambino. Una storia d’amore, un film, un libro, una musica barocca, settecentesca, romantica o al contrario triste, potente e moderna. Ma potrei citare molte altre cose. Mentre il ricorso alla penna è una cosa istintiva. Non devo poi pensare molto a cosa voglio dire, mi basta posizionare le dita sulla tastiera del computer o la penna su un foglio bianco e inizio a scrivere. Io scrivo per metabolizzare esperienze biografiche, concernenti l’anima o fatti della mia fantasia, non c’è uno sforzo per riempire i fogli bianchi perché, per mia fortuna, non ho mai avuto il blocco dello scrittore. Semmai è il contrario, devo limitarmi o scriverei papiri. Quindi è una scrittura d’occasione ma anche per mestiere. Basta scrivere!
Post stesura finale. Metabolizzi in quali modi la fine della stesura di un’opera, ovvero: la lasci mai andar via, o ne resti schiacciato al punto che una critica, una osservazione su di essa, ti pungono fino a farti male? Qual è la tua sensibilità d’artista. Parlaci della tua esperienza diretta.
Diciamo che è vero, come molti scrittori hanno detto, che a volte una storia prende la svolta che vuole. Hai nella testa un’idea di base ed inizi a metterla giù, ma poi ti accorgi che le parole e i tuoi stessi personaggi hanno preso una piega imprevista e che il finale non sarà quello che ti sei immaginata o prefissata. A parte questo, la mia opera la sento completamente mia, come se avessi avuto un parto, letteralmente parlando, perciò quasi come se fosse una figlia. Quindi sarei ipocrita e falsa se dicessi che la lascerei andare via, ma non sono nemmeno così “chiusa” mentalmente da lasciarmi scoraggiare o soffrire da un critica. Sono sensibile il giusto. Se qualcuno dovesse farmi un’osservazione spiacevole sul mio romanzo, come ho già detto, la accetterei. Non potrei fare altro. Magari cercherei un punto d’incontro per venire incontro ad entrambi o al limite migliorarmi.

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