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	<title>Bookland - Rivista Letteraria &#187; Incipit: alleniamoci a scrivere</title>
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	<description>La Rivista dedicata ai Libri e agli Scrittori Esordienti</description>
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<title>Bookland - Rivista Letteraria</title>
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		<item>
		<title>Incipit: Glauco Silvestri</title>
		<link>http://www.bookland.it/2009/01/30/incipit-glauco-silvestri/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 23:46:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Di Gregorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esercizi di Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[I vostri racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Incipit: alleniamoci a scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiana Longhi]]></category>
		<category><![CDATA[Glauco Silvestri]]></category>
		<category><![CDATA[incipit]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa erotica italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ispirazione di un momento racconto di Cristiana Longhi variante Glauco Silvestri L’uomo camminava avanti e indietro. Sentiva gli occhi puntati addosso. Era nervoso, titubante. Era la prima volta che si esponeva così… di persona. Inspirava ed espirava rumorosamente. Doveva presentare la propria sceneggiatura. Il suo momento d’oro. La sua occasione. Ma i volti che lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #993300;"><strong>L’ispirazione di un momento</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;">racconto di Cristiana Longhi</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><strong> </strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span style="color: #000000;"><em>variante Glauco Silvestri</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">L’uomo camminava avanti e indietro. Sentiva gli occhi puntati addosso. Era nervoso, titubante. Era la prima volta che si esponeva così… di persona. Inspirava ed espirava rumorosamente. Doveva presentare la propria sceneggiatura. Il suo momento d’oro. La sua occasione. Ma i volti che lo osservavano erano terrificanti. Chiuse gli occhi. Immaginò che fossero tutti quanti nudi per cercare di scacciare la timidezza insita nel suo carattere. Inspirò ancora una volta e, riaprendo le palpebre, iniziò a esporre la propria storia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Lorenzo è agli inizi della sua carriera di fotografo<span style="color: blue;">;</span> le sue doti e il suo occhio attento <span style="color: blue;">rivelano</span> subito delle buone potenzialità. I suoi lavori sono spesso usati dall’agenzia per cui lavora ma il suo nome <span style="color: blue;">è ancora poco noto.»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">I volti avevano abbassato lo sguardo per controllare sui faldoni rilegati che aveva distribuito prima di iniziare quell’incontro. Il titolo poteva sembrare banale, ma raccoglieva in sintesi tutta la vicenda interiore di Lorenzo, il suo personaggio. Decise di proseguire cercando di ignorare i leggeri sussurri che sentiva scambiare tra i vari esaminatori «</span>Lorenzo cerca di continuo nuovi punti di ispirazione.<span style="color: blue;">» Alzò lo sguardo e controllò di avere ancora l’attenzione della commissione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Una sera<span style="color: blue;">,</span> guardando diversi book fotografici, viene <span style="color: blue;">incuriosito</span> dalle fotografie di Catrina. Sfoglia le pagine e all’interno scopre una modella dal fisico minuto ma dalle forme provocanti. Catrina è una brunetta dal viso spigoloso ed espressivo. I suoi occhi color nocciola sembrano emanare la dolcezza di quel frutto e la durezza del guscio che lo contiene.<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">Gli occhi dei volti esaminatori tornarono ad abbassarsi sulla sceneggiatura.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Il fotografo si sente attratto da quella figura e non perde tempo. Vede il numero della ragazza riportato nella presentazione del book<span style="color: blue;">;</span> lo digita sulla tastiera del telefono e preme invio. Squilla… Dall’altra parte <span style="color: blue;">il</span> miagolio <span style="color: blue;">della</span> suoneria avvisa Catrina dell’arrivo di una chiamata. A tastoni cerca il telefono. Si sforza di riuscire a vedere chi è che la chiama a que<span style="color: blue;">ll</span>’ora della notte. Ma un po’ per il sonno, un po’ per la sua lieve miopia, non riesce a mettere bene a fuoco. Risponde insonnolita.<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">Ingenuamente fece finta di avere una cornetta all’orecchio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Pronto…<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">La commissione lo osservava divertita. Gli fece cenno di proseguire e lui non se lo fece ripetere due volte.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Anche se <span style="color: blue;">infastidita</span> dalla telefonata, Catrina ascolta cosa ha da dirgli Lorenzo. <span style="color: blue;">L’offerta di lavoro dell’uomo la interessa.</span> Lui vorrebbe fissare un appuntamento al più presto ma, data la lontananza di svariati <span style="color: blue;">chilometri, i vari</span> impegni della donna <span style="color: blue;">e le necessità di Lorenzo, l’appuntamento viene fissato per il</span> mese <span style="color: blue;">seguente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Catrina riaggancia e si riaddormenta subito dopo. Lorenzo invece non riesce a dormire.<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">Esitò per valutare nuovamente la reazione della commissione. Aveva studiato le pause con molta attenzione, per cercare di dare enfasi alle varie parti della sua sceneggiatura. Doveva far capire la psicologia di Lorenzo. Se questo primo episodio fosse stato accettato, allora poi ne sarebbero seguiti altri, e altri ancora, così da creare una vera serie televisiva.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«Lorenzo r</span>ipensa alle foto <span style="color: blue;">della ragazza,</span> <span style="color: blue;">al suono</span> melodic<span style="color: blue;">o</span> di quella voce che ancora gli arpeggia nella mente. Quel <span style="color: blue;">timbro</span> prima lieve e armonioso, poi stridulo e fermo, che ha cadenzato tutta la telefonata, lo eccita…<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">Momento di terrore. Uno della commissione aveva alzato la mano per interromperlo. Non riusciva a comprendere come una voce stridula potesse essere eccitante. Lui improvvisò una scusa non troppo plausibile. Quella parola gli era uscita per sbaglio. Aveva provato e riprovato quel discorso ma… gli aggettivi lo avevano abbandonato non appena si era alzato dalla propria sedia per presentare il lavoro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">A ogni modo proseguì con la descrizione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: red;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Lavora tutta la notte. Tagliuzza le foto della modella e ne compone un collage. Quando l’alba sta per spuntare, ha terminato. Scannerizza il suo lavoro e con un click <span style="color: blue;">lo</span> invia per e-mail all’indirizzo di Catrina. <span style="color: blue;">Poi,</span> stanco, si addormenta sul divano.<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">Ci fu un’altra interruzione. Non riusciva a capire se la sceneggiatura piaceva o meno. Questa volta non riuscivano a comprendere il perché di quel collage. Lui rispose di avere pazienza, che tutto si sarebbe chiarito in seguito.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Quando Catrina <span style="color: blue;">controlla la</span> posta <span style="color: blue;">elettronica</span>, trova il regalo virtuale di Lorenzo. Una <span style="color: blue;">immagine</span> che la <span style="color: blue;">ritrae</span> innumerevoli volte<span style="color: blue;">,</span> <span style="color: blue;">dove</span> due mani disegnate a china s’insinuano sotto le sue vesti. Catrina sorride. <span style="color: blue;">Apprezza la</span> composizione e ne rimane lusingata.<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">Un colpo di tosse. Un sorso d’acqua e di nuovo riprese il racconto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Dopo qualche giorno Lorenzo la richiama. Vuole sentirla ancora<span style="color: blue;">;</span> parlare con lei e dirle come la vorrebbe fotografare.<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">Mimò nuovamente il telefono.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Ciao, ti è piaciuta la foto?<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Sì molto, ti ringrazio.<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Che bella voce che hai…<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Dici? Davvero? A me sembra più lo starnazzare di un’oca selvaggia!<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Ma no, a me piace molto. Dài continua a parlare…<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>E cosa devo dirti?&#8230; Ti ripeto, prima del mese prossimo non posso incontrarti. E poi spiegami: dove dovrebbero andare queste foto?<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Sono per una mia mostra personale e alcune le proporrò a dei giornali… e all’agenzia. Sai… mi piacerebbe davvero, anche se in senso artistico, poterti “toccare”.<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Ah… sì?…<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Sì, hai presente le mani che ho disegnato sul collage che ti ho inviato? Alzarti le vesti, ammirare il tuo fondoschiena e poterlo toccare. Tastare la tua umidità…<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Ok, ma forse ti stai confondendo. Il numero che hai trovato sul book è inserito per il lavoro di fotomodella, non per altro.<span style="color: blue;">»</span> risponde fredda e seccata.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Ma sì, io volevo solo farti capire quante idee ho… e come potrei valorizzare la tua immagine… fotograficamente…<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Sì, sì, ok. Ma… attenzione a ciò che dici e come lo dici!<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Scusami. Non volevo offenderti… Ma dài… Vai al sito dell’agenzia così vedrai chi ti sta chiamando. Lì c’è una mia foto. Ora ti lascio. Il lavoro mi chiama. Appena posso ci sentiamo.<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Va bene, ciao. Buon lavoro.<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">I volti della commissione apparvero turbati. Nelle sue parole erano comparsi dettagli che mettevano in dubbio la serietà del lavoro. Ancora non era andato oltre le righe ma, ci era mancato poco. Ora si sentiva gli occhi puntati addosso, come un cerbiatto osservato di nascosto da un leone affamato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">Cercò di fare finta di niente e di proseguire con la descrizione. Oramai era in ballo e doveva continuare a ballare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>La telefonata aveva davvero infastidito Catrina. Spesso nel suo lavoro si era ritrovata <span style="color: blue;">ad avere a</span> che fare con <span style="color: blue;">proposte oscene,</span> <span style="color: blue;">per cui decise</span> di non dare troppo peso all’accaduto <span style="color: blue;">e di vedere cosa ne sarebbe venuto fuori.»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">Con quella frase buttata lì all’improvviso cercò di parare il colpo ma, non vide miglioramenti nell’espressione di chi lo doveva valutare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: red;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Due settimane dopo Lorenzo la richiama per sapere se potevano fissare una data precisa per l’appuntamento.<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">Doveva rischiare il tutto per tutto. Imitò di nuovo il telefono e proseguì con il suo copione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Ciao. Allora sai darmi la tua disponibilità?<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Sì, possiamo fissare una data…<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Ho tante idee. Avrò bisogno di star con te un paio di giorni. Vorrei fare tanti scatti, magari mentre ti spogli e ti tocchi…<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Senza esagerare…<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Sì, Catrina. Sai, solo a sentirti ho dei brividi… creativi… Sono d’interesse lavorativo. Il lavoro viene molto meglio quando ci si dedica con passione. E questo è il mio modo di lavorare…<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Faccio la modella già da un paio di anni, ho la mia esperienza e professionalità!<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Non voglio darti noia, voglio solo trasmetterti il mio fervore, farti sentire quanto ci tengo a questo servizio fotografico e mi piace avere con la modella una buona intesa. È essenziale in questo lavoro…<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Certo, capisco. Ma sai… l’empatia si crea sul set. Invece a me sembra che tu voglia mettermi in imbarazzo… e non mi sembra carino, né rispettoso nei miei confronti.<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Ma no… che dici… Scusami… Io voglio solo conoscerti meglio per avere un affiatamento e un giusto <em>feeling</em> quando ci vedremo. Dobbiamo conoscerci un poco e non c’è volgarità in quel che dico. Solo impeto e curiosità. Il tutto finalizzato alla riuscita di buoni scatti. Mi piacerebbe che tu ti lasciassi andare ai miei suggerimenti. Vorrei forgiarti sotto il mio sguardo. Sollecitarti con le mie parole. Sei molto bella… questo già lo sai… e non voglio fare il cascamorto… solo farti sentire ciò che vorrei fotografare. Ti vorrei accucciata con le gambe aperte mentre sposti gli slip e le tue sottili dita ti accarezzano…<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Sì, interessante. Vedremo quel che uscirà da queste foto!<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Davvero?<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Davvero? No!!! Lo dico in senso ironico. Forse ora è meglio che ci salutiamo. Ciao.<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Ciao, a presto…<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">Inspirò. Era a un punto cruciale. Avrebbe potuto evitare di descrivere tutto quanto in modo così dettagliato ma la sua idea doveva essere cruda, violenta e reale. I produttori dovevano capire il concetto e, ora che si era fatto coraggio, non voleva più tirarsi indietro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">Proseguì a raccontare, questa volta senza più preoccuparsi degli sguardi perplessi che si sentiva puntati addosso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Ancora una volta Catrina è irritata dalla telefonata, però gli piace giocare e stuzzicare…<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">Sorrise, doveva giocare il tutto per tutto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«Catrina decide di stare</span> al gioco e aspetta la prossima telefonata prima dell’incontro. La sera ripensa alle parole di Lorenzo e un tremito sfiora i suoi pensieri e il suo corpo. Si guarda allo specchio. Si china seguendo i suoi movimenti con lo sguardo, scosta gli slip, <span style="color: blue;">e prova a mettersi nelle pose descritte da Lorenzo</span>. I segni dell’eccitazione sul suo volto si mostrano nella sua immagine riflessa. Gode nel pensare: “Sì, così mi vorrebbe vedere Lorenzo”. Appagata si sorride allo specchio. Si rialza e si reca al computer per visitare il sito dell’agenzia del fotografo. Cerca fra le voci del menù. Apre diverse pagine. In una trova il suo nome e le sue referenze, vicino a una piccola foto in bianco e nero che lo ritrae. A parte il profilo del viso, non scorge altro.<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">L’uomo si interruppe. Ora tutti lo guardavano disgustati. Temeva che non lo lasciassero terminare la presentazione ma, per il momento, anche se il silenzio era palpabile, nessuno si era ancora lamentato apertamente. Probabilmente volevano vedere sin dove fosse intenzionato ad arrivare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">Chiuse gli occhi e si ripeté che era la sua occasione, che doveva buttarsi senza esitazioni. Si fece coraggio e, dopo aver inspirato un paio di volte, proseguì.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Manca una settimana all’appuntamento con Lorenzo. Catrina riceve un messaggio piuttosto esplicito “Ho rivisto le tue foto. Mi fai impazzire… me lo hai reso duro senza pietà… attendo con impazienza il nostro appuntamento”. <span style="color: blue;">Lei lo ignora volutamente, curiosa di vedere cosa accadrà il giorno del loro incontro.»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: red;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">Una mano alzata. Una donna lo interruppe sul più bello «È sicuro di voler proseguire?»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">Lui annuì silenzioso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: red;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«È il giorno dell’appuntamento. </span>Catrina arriva puntuale. Lorenzo è gia li ad attenderla. Gli scatti si susseguono infiniti. Le pose si alternano. Catrina chiede una pausa. Lorenzo è instancabile. <span style="color: blue;">Continuano fino a che lei non è proprio esausta. Allora lui la osserva senza più fare uno scatto.</span> <span style="color: blue;">Lei è stanca,</span> svestita<span style="color: blue;">;</span> si abbandona sul divano. Lorenzo continua a guardarla attraverso l’obiettivo. <span style="color: blue;">Ha in</span> mente ancora tante idee. Il trucco del viso di Catrina ha qualche cedimento<span style="color: blue;">, qualche </span>sbavatura di rimmel <span style="color: blue;">che ne</span> sottolinea la stanchezza. Per Lorenzo è irresistibile.<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">L’uomo si concede una breve pausa per capire se è ancora in tempo a fermarsi. Un piccolo dubbio gli si è insinuato per colpa dell’estremo silenzio. Ma la commissione lo osserva con attenzione e… curiosità.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">Sorpreso, si fa coraggio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Le si siede accanto e prende fra le sue mani un piede di lei. Lo massaggia con delicatezza, poi lo porta alla bocca sfiorando<span style="color: blue;">lo con</span> le labbra. Le mani scorrono sulla gamba, si soffermano un poco sulla coscia, poi maliziose scostano il velo che le copre la sua intimità.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Catrina <span style="color: blue;">fa finta di sonnecchiare;</span> lo lascia fare. <span style="color: blue;">È curiosa di vedere sin dove lui si spingerà.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Lorenzo non riesce a trattenersi, scatta qualche macro. La donna apre gli occhi. Sorride dolcemente.<span style="color: blue;">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">Una piccola esitazione fece scattare un brusio tra i membri della commissione. Ecco il momento in cui sarebbe stato cacciato via in malo modo. Decise di proseguire prima che tutto fosse perduto. Tagliò qualche dettaglio e andò subito al finale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«Lei a</span>llarga le gambe. Ondeggia i fianchi. <span style="color: blue;">Si</span> <span style="color: blue;">a</span>vvicina e allontana dallo sguardo dell’uomo. <span style="color: blue;">La passione è palpabile tra i due, o per lo meno così sembra.</span> La bocca di lui è su di lei. <span style="color: blue;">Il suo sguardo, però, è distante e gelido. Lei non si accorge di nulla mentre lui ne lusinga gli spasmi di piacere.</span> Le afferra le ginocchia accostandole al seno. Dondolata dalla presa e graziata dal piacere, come in un viaggio a ritroso, fetale, <span style="color: blue;">lei non si accorge di quanto sta per accadere.</span> <span style="color: blue;">Il piacere le nasconde il male, la violenza invisibile, il virus che si insinua nel suo corpo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">La scoperta avviene solo molte ore più tardi. Una scritta sullo specchio, lasciata da lui, mentre lei dorme accucciata sul divano “Così come chi prima di te mi passò il testimone, ora io lo do a te, perché il male possa perpetuarsi nel peccato”.»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">L’uomo esultò nel vedere gli sguardi sorpresi ed emozionati della commissione. Ora sfogliavano il manoscritto con maggiore interesse. Ora erano attenti e curiosi. Ora era consapevole di averli conquistati. Ma il momento topico non era ancora giunto, mancava il gran finale. Ciò che avrebbe dato vita a una serie televisiva fortunata, che nessuno avrebbe mai dimenticato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">Sorrise soddisfatto e concluse la sua presentazione con un briciolo di freddezza, mischiata a una gioia a malapena soffocata.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: red;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue;">«</span>Dal loro incontro è passato già qualche giorno. <span style="color: blue;">Lei si è ripresa dallo shock, ma non ha avvisato le forze di polizia, non ha denunciato ciò che le è successo. Non ha neppure tentato di chiamare Lorenzo, né lui ha chiamato lei.</span> Entrambi sanno che ciò che è avvenuto non avrà repliche. L’ispirazione di un momento non ripetibile<span style="color: blue;">: ora anche lei ha un compito da svolgere.</span> L’unica cosa che ora possono attendere è la riuscita del lavoro. <span style="color: blue;">Lorenzo continuerà in silenzio a fare proseliti. Catrina comincerà il proprio percorso a incrementarne il numero.</span> Un desiderio nascosto allo sguardo indiscreto dello spettatore, che verrà narrato e ricordato solo dall’impeccabile professionalità delle immagini.<span style="color: blue;"> Sino a che tutti non saranno ammorbati, e finalmente la razza umana pagherà con il sangue tutti i suoi peccati.»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Incipit di Cristiana Longhi</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 13:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Di Gregorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esercizi di Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[I vostri racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Incipit: alleniamoci a scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiana Longhi]]></category>
		<category><![CDATA[incipit]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo è l&#8217;incipit di Cristiana Longhi. Chiunque volesse continuare questo racconto, può aggiungere il proprio contributo all&#8217;altezza dei numeri tra parentesi. Noi saremo felici di postare tutto ciò che ci proporrete. L&#8217;ispirazione di un momento racconto di Cristiana Longhi Lorenzo è agli inizi della sua carriera di fotografo, ma le sue doti e il suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Questo è l&#8217;incipit di Cristiana Longhi. Chiunque volesse continuare questo racconto, può aggiungere il proprio contributo all&#8217;altezza dei numeri tra parentesi. Noi saremo felici di postare tutto ciò che ci proporrete.</span></span></em></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #ff0000;"><em></em></span><span style="color: #800000;"><strong>L&#8217;ispirazione di un momento</strong></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;">racconto di <a href="http://cristianalonghi.splinder.com/post/19219381/Recensione" target="_self">Cristiana Longhi</a></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Lorenzo è agli inizi della sua carriera di fotografo, ma le sue doti e il suo occhio attento rilevano subito delle buone potenzialità. I suoi lavori sono spesso usati dall&#8217;agenzia per cui lavora, ma il suo nome rimane ancora all&#8217;oscuro.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">[1...]</span></p>
<p style="text-align: justify;">Lorenzo cerca di continuo nuovi spunti di ispirazione. Una sera guardando diversi book fotografici di modelle, viene interessato dalle fotografie di Catrina. Sfoglia le pagine e all&#8217;interno scopre una modella dal fisico minuto ma dalle forme provocanti. Catrina è una brunetta dal viso spigoloso ed espressivo. I suoi occhi color nocciola sembrano emanare la dolcezza di quel frutto e la durezza del guscio che lo contiene.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">[2...]</span></p>
<p style="text-align: justify;">Il fotografo si sente attratto da quella figura e non perde tempo. Vede il numero della ragazza, riportato nella presentazione del book, lo digita sulla tastiera del telefono e preme invio. Squilla&#8230; Dall&#8217;altra parte un miagolio di suoneria avvisa Catrina dell&#8217;arrivo di una chiamata. A tastoni cerca il telefono. Si sforza di riuscire a vedere chi è che la chiama a quest&#8217;ora tarda della notte. Ma un po&#8217; per il sonno, un po&#8217; per la sua lieve miopia, non riesce a mettere bene a fuoco. Risponde insonnolita.</p>
<p style="text-align: justify;">-  Pronto&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se disturbata dalla telefonata arrivata in un orario inopportuno, Catrina ascolta con interesse cosa ha da dirgli Lorenzo. Lui vorrebbe fissare un appuntamento di lavoro al più presto, ma data la lontananza di svariati km e gli impegni della donna, l&#8217;appuntamento non è possibile fissarlo prima di un mese.</p>
<p style="text-align: justify;">Catrina riaggancia e si riaddormenta subito dopo. Lorenzo invece non riesce a dormire. Ripensa a quelle foto e all&#8217;andatura melodica di quella voce che ancora gli arpeggia nella mente. Quel suono prima lieve e armonioso, poi stridulo e fermo, che ha cadenzato tutta la telefonata, lo eccita&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">[3...]</span></p>
<p style="text-align: justify;">Lavora tutta la notte. Tagliuzza le foto della modella e ne compone un collage. Quando l&#8217;alba sta per spuntare, ha quasi terminato. Scannerizza il suo lavoro e con un click invia per e-mail la composizione fotografica all&#8217;indirizzo di Catrina. Stanco, si addormenta sul divano.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Catrina vede posta, trova il regalo virtuale di Lorenzo. Una jpg che la vede ritratta innumerevoli volte e due mani disegnate a china che s&#8217;insinuano sotto le sue vesti. Lievi tratti disegnano mani invadenti che svaniscono tra procaci natiche. Catrina sorride. La composizione è molto bella e ne rimane lusingata, così risponde all&#8217;e-mail ringraziando del gradito dono.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo qualche giorno Lorenzo la richiama. Vuole sentirla ancora, parlare con lei e dirle come la vorrebbe fotografare.</p>
<p style="text-align: justify;">-  Ciao, ti è piaciuta la foto?</p>
<p style="text-align: justify;">-   Sì molto, ti ringrazio.</p>
<p style="text-align: justify;">-  Che bella voce che hai&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">-  Dici? Davvero? A me sembra più lo starnazzare di un&#8217;oca selvaggia!</p>
<p style="text-align: justify;">-  Ma no, a me piace molto. Dài continua a parlare&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">-  E cosa devo dirti?&#8230; Ti ripeto, prima del mese prossimo non posso incontrarti. E poi spiegami: dove dovrebbero andare queste foto?</p>
<p style="text-align: justify;">-  Sono per una mia mostra personale e alcune le proporrò a dei giornali e all&#8217;agenzia. Sai&#8230; mi piacerebbe davvero, anche se in senso artistico, poterti &#8220;toccare&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">-  Ah&#8230; sì?&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">-  Sì, hai presente le mani che ho disegnato sul collage che ti ho inviato? Alzarti le vesti, ammirare il tuo fondoschiena e poterlo toccare. Tastare la tua umidità&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">-   Ok, ma forse ti stai confondendo. Il numero che hai trovato sul book è inserito per il lavoro di fotomodella, non per altro. -, risponde fredda e seccata.</p>
<p style="text-align: justify;">-  Ma sì, io volevo solo farti capire quante idee ho&#8230; e come potrei valorizzare la tua immagine&#8230; fotograficamente&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">-  Sì, sì, ok. Ma&#8230; attenzione a ciò che dici e come lo dici!</p>
<p style="text-align: justify;">-  Scusami. Non volevo offenderti&#8230; Ma dài&#8230; Vai al sito dell&#8217;agenzia così vedrai chi ti sta chiamando. Lì c&#8217;è una mia foto. Ora ti lascio. Il lavoro mi chiama. Appena posso ci sentiamo.</p>
<p style="text-align: justify;">-  Va bene, ciao. Buon lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">La telefonata questa volta aveva davvero infastidito Catrina. Spesso nel suo lavoro si era ritrovata a che fare con corteggiatori e quindi cercò di non dare troppo peso all&#8217;accaduto.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">[4...]</span></p>
<p style="text-align: justify;">Due settimane dopo Lorenzo la richiama per sapere se potevano fissare una data precisa per l&#8217;appuntamento.</p>
<p style="text-align: justify;">-  Ciao. Allora sai darmi la tua disponibilità?</p>
<p style="text-align: justify;">-  Sì, possiamo fissare una data&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">-  Ho tante idee. Avrò bisogno di star con te un paio di giorni. Vorrei fare tanti scatti, magari mentre ti spogli e ti tocchi&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">-  Senza esagerare&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">-  Sì, Catrina. Sai, solo a sentirti ho dei brividi&#8230; creativi&#8230; Sono d&#8217;interesse lavorativo. Il lavoro viene molto meglio quando ci si dedica con passione. E questo è il mio modo di lavorare&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">-  Faccio la modella già da un paio di anni, ho la mia esperienza e professionalità!</p>
<p style="text-align: justify;">-  Non voglio darti noia, voglio solo trasmetterti il mio fervore, farti sentire quanto ci tengo a questo servizio fotografico e mi piace avere con la modella una buona intesa. È essenziale in questo lavoro&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">-  Certo, capisco. Ma sai&#8230; l&#8217;empatia si crea sul set. Invece a me sembra che tu voglia mettermi in imbarazzo&#8230; e non mi sembra carino, né rispettoso nei miei confronti.</p>
<p style="text-align: justify;">-  Ma no&#8230; che dici&#8230; Scusami&#8230; Io voglio solo conoscerti meglio per avere un affiatamento e un giusto <em>feeling</em> quando ci vedremo. Dobbiamo conoscerci un poco e non c&#8217;è volgarità in quel che dico. Solo impeto e curiosità. Il tutto finalizzato alla riuscita di buoni scatti. Mi piacerebbe che tu ti lasciassi andare ai miei suggerimenti. Vorrei forgiarti sotto il mio sguardo. Sollecitarti con le mie parole. Sei molto bella&#8230; questo già lo sai&#8230; e non voglio fare il cascamorto&#8230; solo farti sentire ciò che vorrei fotografare. Ti vorrei accucciata con le gambe aperte mentre sposti gli slip e le tue sottili dita ti accarezzano&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">- Sì, interessante. Vedremo quel che uscirà da queste foto!</p>
<p style="text-align: justify;">-  Davvero?</p>
<p style="text-align: justify;">-  Davvero? No!!! Lo dico in senso ironico. Forse ora è meglio che ci salutiamo. Ciao.</p>
<p style="text-align: justify;">-  Ciao, a presto&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora una volta Catrina è irritata dalla telefonata, però gli piace giocare e stuzzicare&#8230; quindi sta al gioco e aspetta la prossima telefonata prima dell&#8217;incontro. La sera ripensa alle parole di Lorenzo e un tremito sfiora i suoi pensieri e il suo corpo. Si guarda allo specchio. Si china seguendo i suoi movimenti con lo sguardo, si scosta gli slip, si sfiora, si sfrega delicatamente, poi con più decisione. I segni dell&#8217;eccitazione sul suo volto si mostrano nella sua immagine riflessa. Gode nel pensare: &#8220;Sì, così mi vorrebbe vedere Lorenzo&#8221;. Imperlata di sudore e di voglia. Lasciva al suo cospetto&#8230; Appagata si sorride allo specchio. Si rialza e si reca al computer per visitare il sito dell&#8217;agenzia di Lorenzo. Cerca fra le voci del menù. Apre diverse pagine. In una trova il suo nome e le sue referenze, vicino ad una piccola foto in bianco e nero che lo ritrae. A parte il profilo del viso, non scorge altro. Richiude il <em>pc</em> e velocemente si prepara per uscire.</p>
<p style="text-align: justify;">Manca una settimana all&#8217;appuntamento con Lorenzo, quando arriva un <em>sms</em>:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Ho rivisto le tue foto. Mi fai impazzire&#8230; me lo hai reso duro senza pietà&#8230; mi hai reso affamato&#8230; attendo con impazienza il nostro appuntamento&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo messaggio Catrina risponde:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Vedo che il tuo fisico risponde bene alle sollecitazioni. Vedremo se sarai altrettanto capace con il lavoro&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">[5...]</span></p>
<p style="text-align: justify;">Catrina arriva puntuale all&#8217;appuntamento. Lorenzo è gia li ad attenderla.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">[6...]</span></p>
<p style="text-align: justify;">Gli scatti si susseguono infiniti. Le pose si alternano. Catrina chiede una pausa. Lorenzo è instancabile, ma l&#8217;accontenta. Stanca e svestita, si abbandona su un divano. Lorenzo continua a guardarla attraverso l&#8217;obiettivo. In mente ancora tante idee. Il trucco del viso di Catrina manifesta anch&#8217;esso qualche cedimento e una sbavatura di rimmel sottolinea la sua stanchezza. Per Lorenzo è irresistibile. Le si siede accanto e prende fra le sue mani un piede di lei. Lo massaggia con delicatezza, poi lo porta alla bocca sfiorandosi le labbra. Le mani scorrono sulla gamba, si soffermano un poco sulla coscia, poi maliziose scostano il velo che le copre la sua intimità. Catrina continua a sonnecchiare, lasciandolo fare. Lui osa ancora fino a scorgere il pelo sottile e rasato. Il clitoride risalta in vetta a labbra increspate. Lorenzo non riesce a trattenersi, scatta qualche macro. La donna apre gli occhi. Sorride dolcemente. Allarga le gambe. Ondeggia i fianchi. Avvicina e allontana il suo pube dallo sguardo dell&#8217;uomo, che incantato segue con il viso le movenze della donna. Lascia colare su di lei un filamento di saliva. Un ultima traccia che segna la loro distanza. Poi la sua bocca è su di lei. La lingua sguscia tra le insenature. Le afferra le ginocchia accostandole al seno. Dondolata dalla presa e graziata dal piacere, come in un viaggio a ritroso, fetale, per cogliere quel primo innesto di desiderio. Pervasa da quel sottile piacere che le provoca la lingua di Lorenzo che striscia petulante tormentando le sue aperture, morbide e accoglienti&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">[7...]</span></p>
<p style="text-align: justify;">Dal loro incontro è passato già qualche giorno. Nessuno dei due ha chiamato l&#8217;altro. Entrambi sanno che ciò che è avvenuto non avrà repliche. L&#8217;ispirazione di un momento non ripetibile. L&#8217;unica cosa che ora possono attendere è la riuscita del lavoro. Un desiderio nascosto allo sguardo indiscreto dello spettatore, che verrà narrato e ricordato solo dall&#8217;impeccabile professionalità delle immagini.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Incipit &#8211; Canto di Natale</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2009 18:40:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incipit: alleniamoci a scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[incipit]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere bene]]></category>

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		<description><![CDATA[IL NOSTRO PRIMO RACCONTO Canto di Natale di Charles Dickens Versione di Eva Russo Scrooge. Duro e acuto come una selce dalla quale non c&#8217;era acciaio che riuscisse a far sprizzare una scintilla di generosità, nient&#8217;altro che un tronco cavo. Questo era Scrooge: una lastra di freddo marmo sotto la quale si nasconda un cadavere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>IL NOSTRO PRIMO RACCONTO</strong></p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Canto di Natale di Charles Dickens</strong></span></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><img class="alignnone size-full wp-image-517" title="4abe058ebbee3d0c50cefb7700dcf801" src="http://www.bookland.it/wp-content/uploads/2009/01/4abe058ebbee3d0c50cefb7700dcf801.jpeg" alt="4abe058ebbee3d0c50cefb7700dcf801" width="250" height="306" /></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><strong>Versione di Eva Russo</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Scrooge.</p>
<p style="text-align: justify;">Duro e acuto come una selce dalla quale non c&#8217;era acciaio che riuscisse a far sprizzare una scintilla di generosità, nient&#8217;altro che un tronco cavo. Questo era Scrooge: una lastra di freddo marmo sotto la quale si nasconda un cadavere o magari soltanto terra, così arida e infeconda che neanche i vermi la popolano più. Il freddo che aveva dentro gli gelava il viso, gli affilava il naso appuntito, gli aggrinziva le gote, ne induriva l&#8217;andatura, gli arrossiva gli occhi, gli illividiva le labbra, si rivelava nella voce gracchiante. La sua sterilità emotiva influenzava la sua forma esteriore come un una mela che marcendo all&#8217;interno pigmenta la propria buccia di un malsano colore nerastro.</p>
<p style="text-align: justify;">Caldo e freddo esterno avevano ben poca influenza su Scrooge: non calura estiva lo riscaldava, non rigore d&#8217;inverno poteva renderlo più freddo. Freddo e acido. Niente lo muoveva; non il suono di una voce gentile, non il pianto di un bambino né la supplica di un mendicante, niente e nessuno aveva accesso ai sentimenti di Scrooge, e col passare del tempo tutti coloro che lo conoscevano si convinsero che egli fosse senza cuore. La pioggia più fitta, la neve, la grandine, la brina, potevano vantare qualche supremazia sopra di lui solo in un campo: qualche volta esse venivano giù ben bene, ma Scrooge mai. Egli era al di sopra del bene e del male, o forse al di sotto, così al di sotto che ormai non importava più quanto fosse infimo e quanto ancora lo potesse diventare. Le poche parole che scambiava con altri esseri umani erano per lo più dettate dalla necessità, e la necessità era a sua volta stabilita dalla sua infinita sete di denaro: nulla era per Scrooge più importante del denaro e nulla ne giustificava la perdita o lo sperpero.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno lo fermava per la strada per dirgli con viso affettuoso: «Caro Scrooge, come sta? Quando verrà a trovarmi?» Nessun mendicante pregava Scrooge di elargirgli qualcosa, nessun ragazzo gli domandava l&#8217;ora, nessun uomo, nessuna donna, in tutta la sua vita, gli si era mai rivolto per chiedergli la strada per questo o quel posto. Le sue ore erano scandite da un significativo silenzio alternato di tanto in tanto dal tintinnio metallico di qualche moneta. Il fatto più grottesco tuttavia, era che tutto questo era normale e benvenuto per Scrooge, che si crogiolava nella propria malvagità come un uccellino nella bambagia.</p>
<p style="text-align: justify;">Un giorno, il migliore dei più bei giorni dell&#8217;anno, la vigilia di Natale, il vecchio Scrooge stava lavorando nel suo ufficio. Faceva freddo, l&#8217;atmosfera livida e tagliente volgeva verso la nebbia; la neve dei marciapiedi mandava di tanto in tanto qualche riverbero dorato, con il tremolio delle luci all&#8217;interno delle abitazioni. Il calore e la familiarità degli interni trasudava dalle finestre appannate, rendendo il contrasto con il gelo della strada gioiosamente penoso. Gli orologi stradali avevano appena battuto le tre, ma faceva già buio e la strada brulicava ancora di gente indaffarata negli ultimi acquisti Natalizi. Con i volti arrossati dal freddo e gli occhi pieni della magica esaltazione che sempre accompagna il periodo di Natale, si salutavano con calorose strette di mano e auguri esageratamente cortesi, con tutta l&#8217;intenzione di mostrarsi al proprio prossimo con il cuore in mano: a Natale siamo tutti più buoni&#8230; tutti, tranne Scrooge. La nebbia penetrava da ogni fessura, da ogni buco della serratura, ed era tanto fitta che era impossibile distinguere ciò che si trovava al di là della propria finestra. Il mondo visto dall&#8217;interno delle abitazioni era sfuocato e irresoluto. La porta dell&#8217;ufficio di Scrooge era aperta ed egli poteva tener d&#8217;occhio l&#8217;impiegato che, di fronte, in un miserevole sgabuzzino, un vero buco, stava copiando lettere tremando vistosamente per il freddo. Si era avvolto in una sciarpa bianca e cercava di scaldarsi alla fiamma della candela senza successo. Tutto ad un tratto la porta del locale si aprì lasciando entrare una nuvola di neve e una figurina alta e magra avvolta da una sciarpa multicolore:</p>
<p style="text-align: justify;">«Lieto Natale, zio. Dio sia con te.»</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"><br />
<span style="color: #993300;"> Versione di Cristiana Longhi</span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Scrooge.</p>
<p style="text-align: justify;">Duro e acuto come una selce dalla quale non c&#8217;era acciaio che riuscisse a far sprizzare una scintilla di generosità&#8230; Mentre si dirigeva con il suo passo lesto al lavoro, un gatto nero gli attraversò d&#8217;improvviso la strada. Scrooge, da buon superstizioso, fece subito i suoi scongiuri, prima di accorgersi che dei ragazzi inseguivano il gatto. Una banda di monellacci rincorreva l&#8217;animale tirandogli dietro dei sassi con le fionde. Intenti nella loro caccia, non fecero caso all&#8217;uomo, che continuava a camminare per la sua strada. Sentì alle sue spalle il miagolio del gatto e le risa dei furfanti. In quel momento si accorse che aveva lasciato delle lettere a casa e dovette tornare indietro. L&#8217;aria fredda gli pizzicò la gola e cominciò a dare dei colpi di tosse per alleviare il fastidio. I ragazzi, ancora intenti a malmenare l&#8217;animale, si accorsero di lui e scapparono via. Anche il gatto, nonostante avesse una zampa sanguinante, si dileguò nei vicoli adiacenti. Scrooge non fece una smorfia, né dimostrò tenerezza. Impassibile, tornò a casa, prese i fogli che aveva dimenticato e si diresse di nuovo verso l&#8217;ufficio. Il freddo che aveva dentro gli gelava il viso, gli affilava il naso appuntito, gli aggrinziva le gote, ne induriva l&#8217;andatura, gli arrossiva gli occhi, gli illividiva le labbra, si rivelava nella voce gracchiante. Accennò appena un grugnito per salutare l&#8217;usciere che al suo arrivo gli apriva la porta d&#8217;ingresso e pensò&#8230; il portiere&#8230; prima faceva il poliziotto, ma poi fu esortato a dare le dimissioni per non creare uno scandalo, perché era stato corrotto da dei malviventi, verso i quali chiudeva un occhio in cambio di qualche soldo e per poter usufruire di qualche prostituta gratuitamente&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">« Credeva che non lo venissi a sapere&#8230; lo licenzierò al più presto! »</p>
<p style="text-align: justify;">Caldo e freddo esterno avevano ben poca influenza su Scrooge: non calura estiva lo riscaldava, non rigore d&#8217;inverno poteva renderlo più freddo. La pioggia più fitta, la neve, la grandine, la brina, potevano vantare qualche supremazia sopra di lui solo in un campo: qualche volta esse venivano giù ben bene, ma Scrooge mai. Al negozio si trovò più volte a licenziare i commessi che facevano sconti con troppa superficialità, spesso a clienti che nemmeno ne avevano bisogno ma imploravano per una diminuzione del prezzo solo per il gusto di chiederlo e in qualche maniera godere della loro furbizia e di un sia pur minimo vantaggio sui loro simili. Alcuni ingannavano i commessi con tante parole, moine e specialmente facendo leva sui loro sentimenti, dichiarandosi poveri e bisognosi. Alcune donne per uno sconto puntavano sul proprio fascino, disorientando i lavoranti. Scrooge, distaccato, non faceva sconti a nessuno e a chi si azzardava a chiederglielo, anzi, alzava il prezzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno lo fermava per la strada per dirgli con viso affettuoso: «Caro Scrooge, come sta? Quando verrà a trovarmi?» Nessun mendicante pregava Scrooge di elargirgli qualcosa, nessun ragazzo gli domandava l&#8217;ora, nessun uomo, nessuna donna, in tutta la sua vita, gli si era mai rivolto per chiedergli la strada per questo o quel posto. Scrooge conosceva i suoi concittadini e non è che li amasse molto nemmeno lui.</p>
<p style="text-align: justify;">La Signora Fender, sempre impeccabile nelle sue mise, si credeva ancora una donna affascinante, quando invece ora non era che una vecchia bagascia, che dietro la rispettabilità del nome di suo marito, farmacista del posto, per vizio si faceva palpare nel retrobottega. La sciocca credeva di farla in barba al marito, il quale, invece, la spiava di nascosto e si eccitava menandosi l&#8217;uccello.</p>
<p style="text-align: justify;">Per non parlare del povero e lacero ciabattino. Sembrava un lampione per la sua magrezza ed aveva sempre stampato sul viso un gioviale sorriso per tutti i passanti. Questo allegro umore però non era dato dal suo buon carattere, ma dal buon vino che si scolava da mattina a sera e, quando rientrava a casa, ovviamente prima di essere passato per tutte le bettole del paese, la moglie lo raccoglieva intontito da terra e prima di caricarselo sulle spalle, lo riempiva di legnate&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Un giorno, il migliore dei più bei giorni dell&#8217;anno, la vigilia di Natale, il vecchio Scrooge stava lavorando nel suo ufficio. Faceva freddo, l&#8217;atmosfera livida e tagliente volgeva verso la nebbia Gli orologi stradali avevano appena battuto le tre, ma faceva già buio. La nebbia penetrava da ogni fessura, da ogni buco della serratura, ed era tanto fitta che non riusciva a vedere nulla al di là delle finestre del suo ufficio. Ma ad un tratto notò una luce. Un uomo sul carretto si apprestava a rientrare. Anche se con difficoltà, lo riconobbe dal suono dei sonagli che l&#8217;uomo teneva attaccati al cavallo. Il Signor Rupert riforniva le osterie del posto col vino della sua vigna. Egli aveva quindici figli, fra maschi e femminine e di tutti e quindici ne aveva abusato sessualmente. Qualcuno dice anche del cavallo, che trattava meglio dei suoi cari. La porta dell&#8217;ufficio di Scrooge era aperta ed egli poteva tener d&#8217;occhio l&#8217;impiegato che, di fronte, in un miserevole sgabuzzino, un vero buco, stava copiando lettere. Quando Scrooge gli voltò le spalle, l&#8217;uomo prese fra le mani una foto che ritraeva lui, sua moglie e al centro i suoi sette figli e l&#8217;amata figlia, morta anni or sono. I suoi occhi si arrossarono. Qualche lacrima scivolò sul suo viso. Si asciugò con la manica della giacca facendo attenzione a non farsi vedere dal suo padrone, il quale lo avrebbe sicuramente sgridato se si fosse reso conto che non stava lavorando. Strinse la foto al petto e con la mente ritornò al Natale di dieci anni prima. Sua figlia, giovane e ingenua, si era lasciata sedurre da un uomo, che, dopo averle promesso amore eterno, era sparito nel nulla, lasciandola compromessa. Lui e la moglie presero la decisione di mandare la figlia in un convento che accoglieva queste povere ragazze. La famiglia disse ai conoscenti che la ragazza era andata a farsi suora perché aveva ricevuto la vocazione dal Signore. In accordo con la madre superiora, una volta nato il bambino, le suore avrebbero fatto in modo che venisse adottato dietro pagamento; denaro che sarebbe stato suddiviso tra i genitori della ragazza e il convento. All&#8217;uomo questa sembrò la situazione migliore per nascondere l&#8217;increscioso accaduto e poter salvare l&#8217;onore della famiglia. Ma in cuor suo sapeva la verità&#8230; Scrutava di nascosto il suo padrone che tutti definivano insensibile e non si sentì da meno&#8230; La gravidanza della figlia si rivelò un aiuto prezioso per la sua numerosa famiglia che viveva di stenti. Mentre la giovane figliola moriva di parto, lui stringeva fra le mani i soldi dell&#8217;avvenuto pagamento in cambio della consegna di una bimbetta sana e robusta. Venduta ad un uomo di cui non conosceva l&#8217;identità. Ricordava bene quel momento&#8230; ciò accadde mentre le campane suonavano a festa&#8230; L&#8217;uomo tirò su con il naso prima di scacciare i vecchi cattivi pensieri e tornare al suo lavoro. Nonostante fosse mal pagato, ricordò che l&#8217;unico che gli avesse dato un lavoro fra tutti quelli a cui si era rivolto fu proprio Scrooge e questo gli permise, una volta finiti i soldi del ricavato della vendita, di poter continuare a tirar su la sua prole. Guardò il padrone e accennò un sorriso, ovviamente non ricambiato, che in fondo sapeva di non meritare.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrooge si era avvolto in una sciarpa bianca e cercava di scaldarsi alla fiamma della candela. Non gli piaceva sprecare la legna per la stufa, nonostante sentisse che le forze cominciavano ad abbandonarlo a causa dell&#8217;età avanzata. Scrooge non sopportava gli sprechi e l&#8217;ipocrisia della gente. Per questo se ne stava solo, in silenzio e non dava confidenza a nessuno. Preferiva non dare e non ricevere nulla. Si teneva alla larga dalle persone senza nascondere il suo scontroso carattere. Anzi andava fiero della sua solitudine. In fondo non aveva nulla da condividere se non la meschinità, con il mondo circostante. Quella meschinità nascosta che la società non dichiara di avere.</p>
<p style="text-align: justify;">Bussarono alla porta del suo ufficio. Era suo nipote. Gli venne da sorridere, ironia dei pensieri&#8230; «Si parla del diavolo e spuntano le corna!»</p>
<p style="text-align: justify;">Il viscido nipote ogni anno andava a salutare lo zio e ad invitarlo per le feste, nella speranza di assicurarsi l&#8217;eredità:</p>
<p>«Lieto Natale, zio. Dio sia con te.»</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><br />
<span style="color: #993300;"><strong>Versione di Gaia Conventi</strong></span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Scrooge.</p>
<p style="text-align: justify;">Duro e acuto come una selce dalla quale non c&#8217;era acciaio che riuscisse a far sprizzare una scintilla di generosità. Una lama gelida che non trae calore da alcun corpo molle, un cuore che batte invano senza scaldare il sangue nelle di lui vene. L&#8217;inverno lungo una vita, perentorio come i debiti, insistente come i geloni ai piedi. Il freddo che aveva dentro gli gelava il viso, gli affilava il naso appuntito, gli aggrinziva le gote, ne induriva l&#8217;andatura, gli arrossiva gli occhi, gli illividiva le labbra, si rivelava nella voce gracchiante. Una mente votata a se stessa, l&#8217;interesse assoluto al guadagno e alla propria sterile sopravvivenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Caldo e freddo esterno avevano ben poca influenza su Scrooge: non calura estiva lo riscaldava, non rigore d&#8217;inverno poteva renderlo più freddo. Come se il mondo, al di fuori di quel corpo e di quelle viscere, non avesse potere alcuno. Indifferente al destino altrui, al cambio di stagione, alle feste comandate, ai dolori del mondo. La pioggia più fitta, la neve, la grandine, la brina, potevano vantare qualche supremazia sopra di lui solo in un campo: qualche volta esse venivano giù ben bene, ma Scrooge mai. Per lui ogni affare era tale, trattasse col povero o col signore. Il denaro, in fondo, era come lui. Entrambi indifferenti a chi avevano di fronte, freddi ed essenziali, immutabili agli elementi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno lo fermava per la strada per dirgli con viso affettuoso: «Caro Scrooge, come sta? Quando verrà a trovarmi?» Nessun mendicante pregava Scrooge di elargirgli qualcosa, nessun ragazzo gli domandava l&#8217;ora, nessun uomo, nessuna donna, in tutta la sua vita, gli si era mai rivolto per chiedergli la strada per questo o quel posto. Scrooge poteva vantare il primato d&#8217;esistere senza intrattenere alcun rapporto coi suoi simili, alcun rapporto che fosse gratuito e al di fuori della compravendita.</p>
<p style="text-align: justify;">Un giorno, il migliore dei più bei giorni dell&#8217;anno, la vigilia di Natale, il vecchio Scrooge stava lavorando nel suo ufficio. Faceva freddo, l&#8217;atmosfera livida e tagliente volgeva verso la nebbia. La nebbia era come lui, bagnava il mondo senza procurare beneficio, rendeva tristi gli animi e difficoltosi gli scambi di sguardi. Impegnato a contare le monete non prestava attenzione a nulla. Gli orologi stradali avevano appena battuto le tre, ma faceva già buio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il buio si insinuava nel giorno come una lunga mano guantata. La nebbia penetrava da ogni fessura, da ogni buco della serratura, ed era tanto fitta che ogni cosa poteva essere diversa da ciò che era un momento prima, ogni uomo poteva essere diverso da quel che era alla luce del sole, ogni uomo ma non Scrooge. Chi non risente della temperatura e del beneficio degli elementi non cambia quando queste cose cessano d&#8217;essere quel che sono e trasmutano nel languore. La porta dell&#8217;ufficio di Scrooge era aperta ed egli poteva tener d&#8217;occhio l&#8217;impiegato che, di fronte, in un miserevole sgabuzzino, un vero buco, stava copiando lettere taglienti, richieste di denaro a chi non aveva saldato i propri debiti. Un mesto augurio di buon Natale per chi non aveva pagato, non per sfizio, ma per la povertà, la stessa che aveva costretto qualcuno ad indebitarsi oltre misura con l&#8217;uomo nebbioso e intransigente. Si era avvolto in una sciarpa bianca e cercava di scaldarsi alla fiamma della candela, unica fonte di calore in quell&#8217;angolo gelido, unica energia positiva nella tana del gelido Scrooge.</p>
<p style="text-align: justify;">«Lieto Natale, zio. Dio sia con te.»</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"><br />
<span style="color: #993300;"> Versione di Glauco Silvestri</span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #993300;"><br />
</span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Scrooge.</p>
<p style="text-align: justify;">Duro e acuto come una selce dalla quale non c&#8217;era acciaio che riuscisse a far sprizzare una scintilla di generosità, il volto grigio di Scrooge osservava contrariato la caduta elegante e sinuosa dei primi fiocchi di neve attraverso la piccola vetrina della sua ombrosa bottega. Era la prima neve della stagione e già l&#8217;uomo grugniva di rancore verso l&#8217;avvento del periodo che meno sapeva apprezzare.</p>
<p style="text-align: justify;">Dicembre, Natale, la festa dell&#8217;ipocrisia. Aveva sempre odiato e osteggiato quel periodo dell&#8217;anno. La neve era di ostacolo ai clienti che venivano in città a fare acquisti. Il freddo intimidiva i potenziali consumatori e li tratteneva in casa ad addobbare l&#8217;albero e a ingozzarsi di dolci dannosi per la salute. Le feste rubavano ore e ore al santo lavoro riducendo gli utili, indebolendo gli spiriti già pigri, inculcando l&#8217;ozio nelle menti deboli, rallentando la produttività dei dipendenti. A dicembre le vendite non erano mai soddisfacenti e la colpa era tutta di quella maledetta festa nella quale, a sentir dire dai benpensanti, tutti si doveva essere più buoni.</p>
<p style="text-align: justify;">Baggianate! Scrooge osservava dalla vetrina la lenta discesa della neve; guardava riflesso dal vetro quello scansafatiche del suo impiegato fermo immobile davanti alla stufa, con le mani rivolte avidamente verso la piastra per, diceva lui, trovar sollievo alle dita tremanti; pensava a quanto sarebbe accaduto nelle prossime fredde ore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma cosa ne potevano sapere gli altri del freddo? Loro si lamentavano di un po&#8217; di neve, del ghiaccio, e si stringevano stretti nella abbondante e morbida protezione dei loro costosi cappotti e dei loro maglioni tessuti con la lana più pregiata. Nessuno di loro conosceva il vero freddo. Il freddo che aveva dentro gli gelava il viso, gli affilava il naso appuntito, gli aggrinziva le gote, ne induriva l&#8217;andatura, gli arrossiva gli occhi, gli illividiva le labbra, si rivelava nella voce gracchiante.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo sangue era come liquido refrigerante che scorre nelle intercapedini di un intestino circuito atto a serrare lo spirito rinchiuso nelle sue viscere. Un compressore per cuore, come in un frigorifero, che pompava costantemente una sostanza che sangue non era, che lo faceva circolare lento e melmoso all&#8217;interno di vene e arterie.</p>
<p style="text-align: justify;">Caldo e freddo esterno avevano ben poca influenza su Scrooge: non calura estiva lo riscaldava, non rigore d&#8217;inverno poteva renderlo più freddo.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui, il freddo, lo aveva al posto del cuore. La pioggia più fitta, la neve, la grandine, la brina, potevano vantare qualche supremazia sopra di lui solo in un campo: qualche volta esse venivano giù ben bene, ma Scrooge mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni suo gesto, ogni sua parola, ogni sguardo, tutto era intriso del freddo generato dal frigorifero-cuore che celava in petto. La sua intera esistenza era dominata da quello spirito privo di gradazione vitale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno lo fermava per la strada per dirgli con viso affettuoso: «Caro Scrooge, come sta? Quando verrà a trovarmi?» Nessun mendicante pregava Scrooge di elargirgli qualcosa, nessun ragazzo gli domandava l&#8217;ora, nessun uomo, nessuna donna, in tutta la sua vita, gli si era mai rivolto per chiedergli la strada per questo o quel posto.</p>
<p style="text-align: justify;">La gente lo temeva, e a ragione; percepiva il pericolo di essere contagiati da quel freddo interiore e, spaventata, se ne teneva bene alla larga. Tutto ciò a Scrooge non disturbava. Anzi ne era quasi sollevato. I contatti umani erano sempre stati problematici per lui. Parole come affetto, gentilezza, disponibilità e socialità non avevano un grande significato nel suo vocabolario. Alcune di esse neppure esistevano in quello strano codice che dirigeva e conduceva l&#8217;esistenza del signor Scrooge.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel giorno, il migliore dei più bei giorni dell&#8217;anno, la vigilia di Natale, il vecchio Scrooge stava lavorando nel suo ufficio. Faceva freddo, l&#8217;atmosfera livida e tagliente volgeva verso la nebbia; era il clima ideale per lo spirito che animava il suo vecchio cuore, se non fosse stato per quei fazzoletti candidi che cadevano veleggiando verso terra, se non fosse stato per ciò che era accaduto pochi attimi prima, quando ancora era affacciato a quella piccola vetrata.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli orologi stradali avevano appena battuto le tre, ma faceva già buio, lui stava guardando fuori attraverso il vetro appannato, malediceva il maltempo e il freddo perché impediva ai clienti di entrare nel suo negozio, malediceva l&#8217;aria natalizia perché allontanava le persone dalla sua bottega, che ormai, come lo stesso Scrooge, godeva di una fama ingiustificata, a suo parere personale.</p>
<p style="text-align: justify;">In fondo che male c&#8217;era nel pensare al guadagno? Che male c&#8217;era a calcolare ogni profitto e a custodirlo gelosamente? Che male c&#8217;era nel cercare di preservare e incrementare il proprio patrimonio? La gente sopravvalutava i sentimenti e i sentimentalismi. Sapeva bene dove conduceva un cuore troppo aperto nei confronti degl&#8217;altri. La debolezza, la generosità, la bontà erano tutti mezzi che indissolubilmente, indiscriminatamente, irrimediabilmente conducevano alla povertà.</p>
<p style="text-align: justify;">Stolti erano coloro che credevano in valori impalpabili; con quelli non si poteva certo comprare il cibo per sfamare se stessi e la propria famiglia, con quelli non si poteva certo comprare il carbone per scaldare la propria casa.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrooge aveva contato i tre rintocchi provenienti dal vecchio campanile e a ognuno di essi aveva grugnito il solito anatema verso le feste natalizie. Il suo sguardo distratto dai pensieri non si era accorto dell&#8217;improvvisa comparsa di un esserino davanti alla vetrata della bottega.</p>
<p style="text-align: justify;">Era appoggiato al vetro con la sua faccia tonda e bianca come il latte. Una bocca minuta con le labbra rosse quanto il fuoco, il naso piccolo come un frutto di bosco, un impercettibile lampone rosso sulla superficie bianca e liscia di quel visetto lentigginoso. Gli occhi stretti, impegnati ad attraversare la vetrata per vedere chi fosse l&#8217;ombra che osservava l&#8217;esterno con tanta attenzione. Il vestito rosso, abbondante a tal punto da trasformare la creaturina in uno strano pupazzo. Il cappuccio, anch&#8217;esso rosso, con un bonbon bianco e schiumoso, quasi fosse un Babbo Natale in miniatura.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vecchio Scrooge trasalì violentemente quando si accorse dell&#8217;esserino. Aveva compiuto qualche passo indietro, verso la scrivania del suo impiegato che, accortosi della strana reazione, aveva alzato lo sguardo più per curiosità che per preoccupazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrooge aveva avuto bisogno di qualche istante per riprendersi; si era girato verso il suo impiegato scansafatiche e l&#8217;aveva fulminato con una occhiata gelida. Non appena questo si era piegato nuovamente sulle carte, il vecchio aveva girato lo sguardo verso la vetrina ma, la visione di poco prima era già scomparsa. Per un attimo pensò che fosse stata un sorta di allucinazione. Era stanco, aveva lavorato dalla mattina all&#8217;alba e doveva ancora terminare alcune faccende. Per cui aveva archiviato la visione ed era tornato nel suo stanzino.</p>
<p style="text-align: justify;">Aveva ripreso a lavorare, seduto chino sulla vecchia sedia scricchiolante ma non era riuscito a smettere di pensare a quella visione. Un lieve sorriso era sfuggito alle labbra screpolate e ormai prive di sentimento del vecchio Scrooge.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni tanto alzava lo sguardo verso l&#8217;altro ambiente. La nebbia penetrava da ogni fessura, da ogni buco della serratura, ed era tanto fitta che dalla sua scrivania era impossibile veder cadere la neve. Forse aveva addirittura smesso di nevicare, forse la temperatura era salita e, non potendosi più formare il cristallo candido e delicato, l&#8217;atmosfera umida della città aveva generato una nebbia densa e allo stesso tempo impalpabile.</p>
<p style="text-align: justify;">La porta dell&#8217;ufficio di Scrooge era aperta ed egli poteva tener d&#8217;occhio l&#8217;impiegato che, di fronte, in un miserevole sgabuzzino, un vero buco, stava copiando lettere e documenti urgenti. La bottega era composta di tre ambienti e il suo ufficio dominava sia lo sgabuzzino dove lavorava il suo impiegato, sia lo spazio dedicato a ricevere i clienti. Quella sera l&#8217;ambiente era miseramente vuoto e silenzioso. Per evitare che il suo impiegato passasse il tempo a girarsi i pollici, gli aveva affibbiato l&#8217;ingrato compito di fare delle copie di tutti i documenti che riteneva importanti; una sorta di assicurazione contro gli eventuali incidenti a cui un foglio di carta poteva incorrere.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrooge aveva inforcato i piccoli occhialini dalla montatura metallica e aveva tentato di leggere il grosso faldone che aveva davanti a sé ma la mente continuava a ritornare alla visione di pochi minuti prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Conosceva bene quel visetto tondo. Era quello della sua nipotina Ersilia. La bambina più dolce che lui avesse mai visto e conosciuto. Intelligente e arguta, nonostante la tenera età, l&#8217;unica fiammella che era stata capace di scaldare il freddo circuito sanguigno che lo manteneva in vita. Peccato che quel piccolo fiore primaverile gli era negato alla vista. I genitori lo avevano allontanato da lei per paura che la sua influenza potesse danneggiarla, traumatizzarla, incattivirla. Non volevano che la piccola Ersilia conoscesse il mondo con gli occhi avidi, freddi e calcolatori dello zio.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure lui si riteneva nel giusto e credeva che il suo modo di pensare potesse salvarlo dalla vulnerabilità a cui tutti quanti erano esposti. Voler bene, amare, essere disponibili verso il prossimo, erano debolezze che lui non poteva permettersi. Aveva faticato una vita per avere ciò che possedeva e non voleva perderlo; aveva paura di perderlo, era terrorizzato che gli venisse portato via.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrooge si raccolse nel vecchio maglione bucato che indossava. Un brivido improvviso lo aveva scosso fin nelle viscere. Si era avvolto in una sciarpa bianca e cercava di scaldarsi alla fiamma della candela che teneva accesa sulla scrivania. Aveva freddo. Non poteva crederci ma, aveva freddo.</p>
<p style="text-align: justify;">Era bastata quella fugace visione per scaldare un corpo che mai aveva percepito il minimo tepore. Era bastato quel visetto tondo e innocente per forare il ghiaccio delle sue arterie, per accendere il suo vecchio cuore impigrito, per fargli provare un brivido tanto profondo da farlo intirizzire.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrooge si rese conto che qualcosa era cambiato dentro di sé. Gli occhi socchiusi del vecchio si voltarono a osservare la bottega, il commesso indaffarato a copiare le carte che gli aveva affidato, il vecchio pendolo che ormai segnava le tre e mezza, la nebbia&#8230; fu colto dal panico. Spalancò gli occhi e inspirò rumorosamente. Il commesso sollevò lo sguardo per un attimo e subito lo riabbassò sul suo lavoro. Scrooge sentì mancargli l&#8217;aria, boccheggiò avidamente e ebbe paura di morire lì, solo, nella sua bottega; davanti al proprio impiegato troppo impegnato, intimorito e intimidito per fare qualunque cosa e salvarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi di nuovo i suoi polmoni si dilatarono e subito Scrooge capì che si era trattato di un semplice attacco d&#8217;ansia. Semplice e inevitabile. Inspirò lento, chiuse gli occhi e, si meravigliò nel vedersi pregare, chiedere aiuto in silenzio.</p>
<p style="text-align: justify;">Aprì gli occhi quando la campanella sulla porta tintinnò allegramente. Aprì gli occhi e sollevò lo sguardo dal faldone che aveva davanti a sé e, eccolo lì, il piccolo Babbo Natale che aveva scorto attraverso la vetrina. La bambina che aveva saputo sciogliere il suo cuore, l&#8217;angelo che era venuto per salvarlo. Era proprio davanti a lui, a meno di un metro dalla sua scrivania e, tra le sue manine piccole e delicate, teneva stretto un pacchetto luccicante. Era un regalo&#8230; per lui. Un regalo per il vecchio Scrooge, l&#8217;uomo che non aveva più ricevuto regali di Natale da quando aveva abbandonato la spensieratezza di bambino. Un pacchetto avvolto in una carta azzurra, lucida, con dei decori in argento e un grande fiocco rosso. La bimba Ersilia gli porgeva il pacchetto con un sorriso innocente e coinvolgente.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrooge sorrise, si commosse, ma non si mosse dalla sua scrivania. Ricordava bene le parole di suo fratello, ricordava bene le parole della moglie di suo fratello. Scosse la testa e fece quasi per rifiutare il dono, ma l&#8217;istinto lo costrinse a sollevare lo sguardo. Là, sulla porta, c&#8217;era suo fratello, c&#8217;era la madre di Ersilia. Si tenevano abbracciati nella nebbia che penetrava pigramente attraverso la porta aperta. Sorridevano, annuivano, lo guardavano.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrooge si sollevò dalla scrivania, fece il giro del vecchio legno e si fermò di fronte alla piccola Ersilia. Si inginocchiò per poter vedere la bimba da vicino, allungò le mani verso il pacchetto e, lei, sorridente e felice, pronunciò le parole più belle che il vecchio Scrooge avesse mai udito in vita sua «Lieto Natale, zio. Dio sia con te.»</p>
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		<title>Incipit &#8211; Autori e Istruzioni per partecipare</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2008 18:49:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incipit: alleniamoci a scrivere]]></category>
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		<description><![CDATA[Incipit è la pagina dedicata ai nostri racconti. Periodicamente forniremo a turno degli incipit e scriveremo delle mini-storie ognuna diversa dall’altra, ognuna caratterizzata da una peculiarità che la ricondurrà non solo alla penna che l’ha composta, ma anche ad uno stile, ad una dimensione, ad uno spirito e ad una creatività peculiari. Quest’idea nasce dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Incipit</strong> è la pagina dedicata ai nostri racconti. Periodicamente forniremo a turno degli <em>incipit </em>e scriveremo delle <em>mini-storie</em> ognuna diversa dall’altra, ognuna caratterizzata da una peculiarità che la ricondurrà non solo alla penna che l’ha composta, ma anche ad uno stile, ad una dimensione, ad uno spirito e ad una creatività peculiari. Quest’idea nasce dal fatto che il miglior modo di esercitare la propria abilità alla scrittura, è quello di cimentarsi, testimoniando con la pratica quanto materiale si può produrre partendo da un terreno comune. Ogni racconto sarà la risultante della commistione di stralci, citazioni e parafrasi dei testi originali, oppure il reale spunto creativo dei partecipanti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>nb.</strong> tutto il materiale qui prodotto, salvo dove indicato diversamente, è proprietà esclusiva degli <strong>Autori</strong>.</p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>SCHEDE </strong><strong>AUTORI</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="../wp-content/uploads/2008/12/picture-0179.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-90 alignnone" title="picture-0179" src="http://www.bookland.it/wp-content/uploads/2008/12/picture-0179.jpg" alt="" width="90" height="80" /></a></p>
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<p style="text-align: justify;"><strong>Alessandra Di Gregorio</strong>, classe ‘83, prov. di Pescara.</p>
<p style="text-align: justify;">Laureata in Lettere Moderne col massimo dei voti e la lode, con una tesi in Linguistica sullo studio dei meccanismi e delle strategie della comunicazione in Rete. Collabora con Caravaggio Editore come lettore e consulente editoriale. Scrive poesie e racconti su diversi blog letterari, collabora con la rivista Bookland.</p>
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<p style="text-align: justify;"><a href="../wp-content/uploads/2008/12/katia-de-sessa.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-96 alignnone" title="katia-de-sessa" src="http://www.bookland.it/wp-content/uploads/2008/12/katia-de-sessa-150x150.jpg" alt="" width="88" height="100" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Katia Deborah De Sessa</strong>, 26 anni, Cosenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrittrice, collabora con alcune riviste. Direttore del Circuito Librerie Danae, scrive su alcuni siti internet a sfondo letterario. Ha pubblicato nel 2007 Mobbing per Il Filo Editore.</p>
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<p style="text-align: justify;"><img class="size-thumbnail wp-image-104 alignnone" title="gaia-conventi" src="http://www.bookland.it/wp-content/uploads/2008/12/gaia-conventi-150x150.jpg" alt="" width="93" height="98" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gaia Conventi</strong>, classe ‘74, prov. di Ferrara. Scrittrice di gialli e noir, nel 2005 scrive l’e-book <em>I DELIZIONI DELITTI DI LITTLE TOWN</em> che poi pubblicherà con Edigiò. E’ presente nell’antologia “Giallomilanese 2006″e pubblica ancora con Edigiò. Nel 2008 vince i concorsi Adamantes ed “Esperienze in giallo” col romanzo breve <em>UNA SCOMODA INDAGINE E UN CANE </em><em>FETENTE</em>.</p>
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<p style="text-align: justify;"><a href="../wp-content/uploads/2008/12/glauco-silvestri.jpg"><img class="size-medium wp-image-115 alignnone" title="glauco-silvestri" src="http://www.bookland.it/wp-content/uploads/2008/12/glauco-silvestri.jpg" alt="" width="96" height="105" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Glauco Silvestri</strong>, classe ‘72, Bologna. Ha pubblicato diverse opere con GET Edizioni e nel 2007 esce con <em>31 OTTOBRE</em>, thriller edito da Il Filo Editore, e apre un blog omonimo dedicato agli esordienti, per raccontare della sua esperienza letteraria. Pubblica anche con Boopen e produce diversi e-book disponibili gratuitamente sul suo sito.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="../wp-content/uploads/2008/12/piccola-eva.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-303" title="piccola-eva" src="http://www.bookland.it/wp-content/uploads/2008/12/piccola-eva-283x300.jpg" alt="" width="101" height="107" /></a></p>
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<p style="text-align: justify;"><strong>Eva Russo</strong>, classe ‘75, Novara. Scrittrice di talento, vive e lavora in Belgio. Ha partecipato al concorso Adamentes per Caravaggio Editore, aggiudicandosi il primo posto assoluto per la collana Narratio, col suo <em>La mia vita in una scatola di Biscotti</em>.</p>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cristianalonghi.com/"><img class="alignnone size-medium wp-image-322" title="crisa" src="http://www.bookland.it/wp-content/uploads/2008/12/crisa.jpg" alt="" width="100" height="112" /></a></p>
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<p style="text-align: justify;"><strong>Cristiana Longhi</strong>, Roma. Narratrice erotica, scrive su diversi blog a carattere letterario. Co-autrice del romanzo <em>Lisa &amp; CèCile</em> (premiato come miglior libro erotico &#8211; Fiuggi 2007), ha partecipato con un’introduzione e due suoi racconti erotici all’antologia <em>Eroticamente &#8211; Confessioni intime</em>.</p>
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