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	<title>Bookland - Rivista Letteraria &#187; Boopen</title>
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	<description>La Rivista dedicata ai Libri e agli Scrittori Esordienti</description>
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<title>Bookland - Rivista Letteraria</title>
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		<title>Ti seguirò ovunque andrai</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Mar 2009 17:13:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Di Gregorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Book on demand]]></category>
		<category><![CDATA[Boopen]]></category>
		<category><![CDATA[Loredana Pagano]]></category>
		<category><![CDATA[Ti seguirò ovunque andrai]]></category>

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		<description><![CDATA[recensione a cura di Alessandra Di Gregorio. Titolo: Ti seguirò ovunque andrai Autore: Pagano Loredana Editore: Boopen Data di Pubblicazione: 2008 ISBN: 8862233736 ISBN-13: 9788862233736 Pagine: 53 Il romanzo della Pagano TI SEGUIRO’ OVUNQUE ANDRAI, edito da Boopen, è un romanzo declinato in salsa rosa che accarezza il palato con una certa timidezza e lascia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="snap_preview">
<p>recensione a cura di <strong>Alessandra Di Gregorio</strong>.</p>
<p><a href="http://scritturainforma.files.wordpress.com/2009/03/ti-seguiro-ovunque-andrai.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1794" style="border: 2px solid black; margin-left: 2px; margin-right: 2px;" title="ti-seguiro-ovunque-andrai" src="http://scritturainforma.files.wordpress.com/2009/03/ti-seguiro-ovunque-andrai.jpg?w=200&amp;h=300" alt="ti-seguiro-ovunque-andrai" width="200" height="300" /></a></p>
<p><strong>Titolo</strong>: Ti seguirò ovunque andrai<br />
<strong>Autore</strong>: Pagano Loredana<br />
<strong>Editore</strong>: Boopen<br />
<strong>Data di Pubblicazione</strong>: 2008<br />
<strong>ISBN</strong>: 8862233736<br />
<strong>ISBN-13</strong>: 9788862233736<br />
<strong>Pagine</strong>: 53</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo della Pagano <em>TI SEGUIRO’ OVUNQUE ANDRAI</em>, edito da Boopen, è un romanzo declinato in salsa rosa che accarezza il palato con una certa timidezza e lascia pressoché insoddisfatte le <em>buone forchette</em> &#8211; che s’aspettano di necessità una lettura in grado di solleticare il gusto sufficientemente bene.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla sua ha particolarmente la velocità del tracciato e la non tediosità data da un volume contenuto, ma la mancanza di pulizia del testo e l’ingenuità della scrittura rendono altresì difficoltosa tanto la lettura che il gradimento generale della stessa. Il soggetto del romanzo, preso così com’è, appare di per sé valido &#8211; storia d’amore che sboccia all’improvviso facendo risorgere la protagonista dalle ceneri di una relazione precedente andata male &#8211; ma lo svolgimento è appena sufficiente a permetterci una giusta fruizione del narrato e il risultato complessivo appare deludente. L’impianto stilistico è carente e linguisticamente siamo di fronte ad un’opera lacunosa e scolastica. L’Autrice denota un certo desiderio d’imporsi con la scrittura &#8211; e perché non dovrebbe? &#8211; e tuttavia viene meno al suo stesso bisogno con la fretta di pubblicare un testo obiettivamente poco curato, in cui ad una immaturità narrativa generale, si aggiunge una mancanza di strumenti personali che permettano la rielaborazione delle idee e la loro successiva fissazione nel romanzo. La speranza è dunque di rivedere la Pagano tra qualche anno, con nel bagaglio una migliore dialettica che le permetta di trasfondere sulla pagina quanto potenzialmente ha da dire, e soprattutto la conoscenza e l’abilità che solo il lungo esercizio possono darle. Si può ritenere il libro come un approccio preliminare ad una scrittura che attende solo di poter sbocciare &#8211; per cui, lungi dal voler proporre stroncature, perché lo scopo di una lettura è unicamente un invito a migliorare, si attendono sviluppi.</p>
<p><strong>Adg.</strong></div>
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		<title>Sono solo un marinaio</title>
		<link>http://www.bookland.it/2009/03/01/sono-solo-un-marinaio/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 12:36:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Di Gregorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità in Libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittori esordienti]]></category>
		<category><![CDATA[Book on demand]]></category>
		<category><![CDATA[Boopen]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Patrizia Ines Roggero]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[sono solo un marinaio]]></category>

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		<description><![CDATA[Ringrazio Patrizia della simpatia. recensione a cura di Alessandra Di Gregorio. Titolo: Sono solo un marinaio Autore: Roggero Patrizia I. Editore: Boopen Data di Pubblicazione: 2008 ISBN-13: 9788862232104 Pagine: 260 Da anni esiste un filone di letteratura rosa seriale dedicato esclusivamente al pubblico femminile, che esporta nel mondo un cliché narrativo in cui le storie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio Patrizia della simpatia.</p>
<p>recensione a cura di <strong>Alessandra Di Gregorio</strong>.</p>
<p><a href="http://scritturainforma.files.wordpress.com/2009/03/sono-solo-un-marinaio.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1762" style="border: 2px solid black; margin-left: 2px; margin-right: 2px;" title="sono-solo-un-marinaio" src="http://scritturainforma.files.wordpress.com/2009/03/sono-solo-un-marinaio.jpg?w=200&amp;h=300" alt="sono-solo-un-marinaio" width="200" height="300" /></a><br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Titolo</strong>: Sono solo un marinaio<br />
<strong>Autore</strong>: Roggero Patrizia I.<br />
<strong>Editore</strong>: Boopen<br />
<strong>Data di Pubblicazione</strong>: 2008<br />
<strong>ISBN-13</strong>: 9788862232104<br />
<strong>Pagine</strong>: 260</p>
<p style="text-align: justify;">Da anni esiste un filone di letteratura rosa seriale dedicato esclusivamente al pubblico femminile, che esporta nel mondo un cliché narrativo in cui le storie vengono infarcite solitamente di personaggi e relazioni improbabili &#8211; sul tipo, ad esempio, dell’eroe sette-ottocentesco, capelli al vento e spada al fianco, che è o pirata o nobile decaduto, tra le cui braccia finisce una fanciulla della società da bere, di solito naufraga o costretta con la forza al matrimonio coatto, che presto o tardi cede alla passione e finisce conquistata dal temerario/reietto e a suo modo esplica la redenzione dello stesso seppure abdichi alle leggi dell’amore rigettando quelle della società. Questa tradizione letteraria potrebbe dirsi facente capo effettivamente alle edizioni Harlequin. Dall’altro lato c’è però un filone letterario avventuroso che è sette-ottocentesco per davvero, prodotto principalmente da scrittori inglesi, e che è afferente alla letteratura della colonizzazione o anche all’odeporica &#8211; o letteratura da viaggio, in cui il viaggio è il tema centrale, visto in chiave spesso stereotipa ma vissuto matita alla mano per poterne raccogliere gli spunti su di un diario che permettesse ai posteri di conoscere le sorti di chi quel viaggio lo aveva vissuto. Questa letteratura può dirsi facente capo a Defoe, padre del romanzo inglese ed autore del celebre Robinson Crusoe, capace di mescolare sensazionalismo, cronaca e fantasia, ed inscenare quadri letterari complessi e pregevoli ma dando vita ad annotazioni di carattere sociale alquanto discutibili &#8211; data l’ottica da colonizzatore bravo bello e buono che il suo Robinson armato di Bibbia incarna persino su di un’isola deserta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo della Roggero <strong>Sono solo un marinaio</strong>, si potrebbe idealmente collocare a metà strada tra le due varianti sul tema. Un tentativo letterario discreto &#8211; seppure: rielaborazione del soggetto, capacità d’indagine psicologica, intarsio dei dettagli e forza dell’intreccio non siano sempre all’altezza delle aspettative di resa oggettiva più alte. A mio avviso ciò che viene fuori è prettamente una letteratura leggera, certamente non disdicevole ma ascrivibile chiaramente alla letteratura rosa d’appendice, che ci rimanda ad un secolo che di avventure, pirati, fanciulle da salvare, naufragi e isole caraibiche, aveva fatto gran tesoro, esplodendo in quantità di romanzi che ognuno di noi avrà letto almeno mille volte nell’età in cui si sogna d’esser pirati o si guardano le disavventure dell’avvenente Angelica in tv, seppure sul versante francese (mini-serie degli anni sessanta tratta dal libro <em>Angelica La Marchesa Degli Angeli</em>). C’è da poterla ritenere (ma senza voler addurre una qualificazione negativa) una letteratura anacronistica e stereotipa &#8211; nonostante la penna della Roggero non sia così cattiva e fatta la dovuta pulizia si rischia di ottenere un capolavoro in pieno stile coloniale (cosa per cui ci vuole molto talento e questo sottolinea lo sforzo creativo dell’Autrice). È una bella lettura come può esserlo un testo afferente alle saghe Harlequin o al filone di Defoe, ma il suo successo sta tutto nel palato che va a stuzzicare. Se però riflettessimo sul fatto che la Pamela di Richardson ha indossato le vesti fittizie di una Elisa di Rivombrosa televisiva &#8211; con tutto il successo che sappiamo &#8211; e che dal punto di vista strettamente letterario i testi qui citati non si discostano molto dallo stile della Roggero &#8211; che trova invece i suoi natali nel nostro Novecento &#8211; verrebbe da chiedersi se qualora il libro fosse sottoposto ai giusti palati, potrebbe apparentarsi ulteriormente ai suoi consimili grazie alla degna riscoperta del genere d’avventure e pirati, e trovare una migliore collocazione anche extra-editoriale? Forse oggi siamo tutti un po’ malati di realismo sensazionalistico  e neanche ci poniamo più la domanda, ma comunque, come sempre, al Lettore spetterà l’ardua sentenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alessandra Di Gregorio.</strong></p>
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		<title>Rafelina piglia l&#8217;anguria!</title>
		<link>http://www.bookland.it/2009/02/10/rafelina-piglia-languria/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 12:31:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Di Gregorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità in Libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Achille Signorile]]></category>
		<category><![CDATA[Book on demand]]></category>
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		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Rafelina piglia l'anguria!]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ringrazio Achille per il fatto di essersi dichiarato esterrefatto di fronte alle mie parole. recensione a cura di Alessandra Di Gregorio. Titolo: Rafelina, piglia l’anguria Autore: Signorile Achille Editore: Boopen Data di Pubblicazione: 2007 ISBN: 8862230303 ISBN-13: 9788862230308 Pagine: 135 Aprendo questo libro ero già carica di aspettative, perché questo è il solo modo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="snap_preview">
<p>Ringrazio <strong>Achille </strong>per il fatto di essersi dichiarato esterrefatto di fronte alle mie parole.</p>
<p>recensione a cura di <strong>Alessandra Di Gregorio</strong>.</p>
<p><img class="alignnone" style="border: 2px solid black; margin-left: 2px; margin-right: 2px;" title="copertina" src="http://www.boopen.it/acquista/FilterImage.aspx?mode=150&amp;Param=0&amp;Param1=3334" alt="" width="148" height="209" /></p>
<p><strong>Titolo</strong>: Rafelina, piglia l’anguria<br />
<strong>Autore</strong>: Signorile Achille<br />
<strong>Editore</strong>: Boopen<br />
<strong>Data di Pubblicazione</strong>: 2007<br />
<strong>ISBN</strong>: 8862230303<br />
<strong>ISBN-13</strong>: 9788862230308<br />
<strong>Pagine</strong>: 135</p>
<p style="text-align: justify;">Aprendo questo libro ero già carica di aspettative, perché questo è il solo modo che adotto per approcciarmi alla lettura; mi ci sono infilata un’intera giornata, terminandolo con profonda gioia e appagamento. Sì perché le buone letture non sono sempre rintracciabili nel fornito catalogo di un noto editore, o nella rinomanza che spesso premia più per meriti teorici che concreti, e allora la ricerca dell’autore di nicchia o del titolo poco noto, diventa un modo ottimale per scoprire le perle di cui questo mare è riccamente abitato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo di Signorile ce ne offre una splendida conferma e l’entusiasmo che mi ha procurato è dovuto principalmente all’intreccio brillante e alla scrittura infarcita di una grazia un po’ demodé &#8211; ma di quelle col fascino onesto dello scrittore d’altri tempi, che di cose da raccontare ne ha tante e non usa mai una retorica spicciola per intesser discorsi o giri di parole, e che anche di fronte all’indecisione del registro migliore da utilizzare riesce a farle vivere sulla pagina in modo tanto naturale e gustoso. Il piacere di una lettura come questa, che devi andare a scovare personalmente e che vale il tempo speso, sta tutto nell’atmosfera vecchia Italia del Sud e a quattro fratelli attorno ai quali ruotano le vicende famigliari e paesane di uno spaccato di società rurale meridionale  &#8211; appeso tra l’ansia dell’innovazione e del miglioramento, e il peso della tradizione più consumata. Signorile racconta attraverso la viva voce di uno dei quattro, le gesta infantili e adolescenziali di quelli che saranno i nostri eroi dal principio sino alla fine, svelandone segreti, manie, pulsioni, tenerezze, curiosità, grandi e piccole scoperte, e soprattutto il gusto spensierato per una vita che di spensierato non concedeva poi così tanto ma che andava comunque presa a morsi e affrontata di petto. Erano altri tempi quelli, e allora il racconto si inerpica su su per il campanile, dove il vecchio sagrestano amministra la sacra mansione di suonare le magnifiche campane, modulandone il suono e la combinazione a seconda della ricorrenza &#8211; più fausta meno fausta &#8211; e scandendo, attraverso la descrizione della sua salita fino in cima, il tracciato dell’esistenza propria e altrui, in un crescendo di emozioni, ilarità e saggezza più o meno spicciola, vissuta uno scalino alla volta. Mentre le pagine scorrono e i nostri eroi si fanno grandi &#8211; e scoprono il sesso e sono costretti a uscire con le ragazze brutte per non passare da fessi; o ad entrare in seminario perché così si usava, ad educare i fratelli più piccoli sulle meraviglie custodite sotto le gonne di Marianna; a mandar giù i terribili papponi che il babbo imponeva a tavola forse in memoria degli anni di prigionia di cui però non parlò mai apertamente; ad assistere alle pantomime materne di una tipica donna del Sud che tiene alle differenze sociali e detesta bestemmie e parlata volgare; ai rituali sociali sciocchi e meno sciocchi, agli screzi tra preti, alle baggianate dei politicanti locali e ad amenità assortite di una variegata umanità trista e ridente, in un posto che ora sembra lontano più di cento anni fa &#8211; la penna di Signorile ci strizza l’occhio col paternalismo bonario del Manzoni più noto e riflessivo, l’ironia &#8211; a volte indolente a volte triste sino all’estrema presa di coscienza dei limiti sociali di un costume o un territorio &#8211; e la compartecipazione solidale e divertita del miglior Giovanni Verga, la rotondità della scrittura dell’incantevole Nico Orengo de <em>La curva del Latte,</em> e l’abilità creativa di tutti quegli autori italiani che, rappresentando l’Italia regionale, ponendo sulla provincia o la minuta realtà popolare la lente dell’affresco genuino, ne hanno saputo esaltare la bellezza senza tempo, cogliendone altresì lo splendore dettato dalle piccole e care cose, che attraverso la gabbatura più ingenua o la satira più urticante,  ci danno il polso di una realtà forte, statica e colorita, assai utile a fornire spunti creativi per letteratura di assoluto pregio e valore. Qui il dettato ha una eleganza signorile giammai priva d’ironia e tenera compiacenza, e allora il libro ha con sè tutto il profumo fresco di una Puglia magica tutta da rivivere.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Alessandra Di Gregorio</strong>.</p>
</div>
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		<title>Ti Canto Mia Diva. Ridere Di Versi.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 17:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità in Libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Boopen]]></category>
		<category><![CDATA[poesia comica]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnalazione di Roberto Titolo Libro Ti Canto Mia Diva. Ridere Di Versi. ISBN 978-88-6223-411-5 Autore Marcolì Editore Boopen Genere poesia comica Descrizione Poesie e scritti comici. Un opuscolo di poesie e pensieri comici e grotteschi scritti di getto sotto l&#8217;ombrellone nell&#8217;estate 2008. Le tematiche sono le più disparate, si va dalla notte di nozze o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalazione di Roberto</p>
<p><strong>Titolo Libro</strong> Ti Canto Mia Diva. Ridere Di Versi.<br />
<strong>ISBN</strong> 978-88-6223-411-5<br />
<strong>Autore</strong> Marcolì<br />
<strong>Editore</strong> Boopen<br />
<strong>Genere</strong> poesia comica</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Descrizione</strong> Poesie e scritti comici. Un opuscolo di poesie e pensieri comici e grotteschi scritti di getto sotto l&#8217;ombrellone nell&#8217;estate 2008. Le tematiche sono le più disparate, si va dalla notte di nozze o l&#8217;ascolto dell&#8217;amore, il Viagra, l&#8217;impotenza e il colpo di fulmine. Variegata, e variopinta la galleria di personaggi tanto reali quanto divertenti: Romeo, l&#8217;amante, lo sfigato, il preciso, la moglie igienica, l&#8217;amante, il gallo innamorato. Una lettura da ridere e da raccontare.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Blog Therapy</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jan 2009 00:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Di Gregorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità in Libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Book on demand]]></category>
		<category><![CDATA[Boopen]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Maria Secci]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[saggista]]></category>
		<category><![CDATA[terapia affettiva]]></category>

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		<description><![CDATA[ringrazio il Dottor Secci per la gentilezza. recensione a cura di Alessandra Di Gregorio Titolo: Blog Therapy Autore: Enrico Maria Secci Editore: Boopen Data di Pubblicazione: 2008 Pagine: 118 Il volume del Dottor Secci  &#8211; psicologo e psicoterapeuta specialista in terapie brevi ad approccio strategico integrato, e studioso da anni della cura per le cosiddette [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="entry">
<div class="snap_preview">
<p>ringrazio il <strong>Dottor Secci</strong> per la gentilezza.</p>
<p>recensione a cura di <strong>Alessandra Di Gregorio</strong></p>
<p><a href="http://boopen.it/acquista/FilterImage.aspx?mode=150&amp;Param=0&amp;Param1=8927"><img class="alignnone" style="border: 2px solid white; margin-left: 2px; margin-right: 2px;" title="copertina" src="http://boopen.it/acquista/FilterImage.aspx?mode=150&amp;Param=0&amp;Param1=8927" alt="" width="148" height="209" /></a></p>
<p><strong>Titolo</strong>: Blog Therapy<br />
<strong>Autore</strong>: Enrico Maria Secci<br />
<strong>Editore</strong>: Boopen<br />
<strong>Data di Pubblicazione</strong>: 2008<br />
<strong>Pagine</strong>: 118</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il volume del Dottor Secci  &#8211; psicologo e psicoterapeuta specialista in terapie brevi ad approccio strategico integrato, e studioso da anni della cura per le cosiddette dipendenze “senza droga” &#8211; mi ha dato molto da riflettere e credo che sarà di ampia utilità per tutti coloro che tanto per fiducia, che per curiosità, si approcceranno a questa lettura impegnativa ma comunque svolta in modo non troppo complesso e tedioso, alla portata di tutti esattamente come le tematiche trattate e le soluzioni prospettate. Un volume in cui rivedersi è molto facile &#8211; ammetterlo è già una gran cosa &#8211; e sentirsi sciocchi lo è altrettanto, perché messi a nudo nei nostri comportamenti privati ed affettivi più intimi, spesso risultiamo prigionieri &#8211; e la cosa più grave è che tante volte trattasi di reclusione volontaria &#8211; di atteggiamenti a dir poco distruttivi e conflittuali, che non solo condizionano la nostra sfera sociale ed emotiva, ma anche il nostro approccio e la considerazione per noi stessi. E’ un libro dedicato tanto alle coppie che agli individui, tanto agli uomini che alle donne.</p>
<p style="text-align: justify;">Secci affronta, da terapeuta e da utente della Rete, una ricognizione precisa di quella che è la casistica da lui esaminata in presa diretta dopo la sua attività online &#8211; che gli ha dato modo e gliene dà tuttora, di interfacciarsi ad utenti che non sono solo indirizzi IP da rintracciare nel world wide web, ma persone con vere problematiche spesso estremamente sotterranee  e sottovalutate, che vivono drammi quotidiani più o meno forti, e che si trascinano in relazioni dove il disamore la fa comunque da padrone e l’inedia affettiva è una componente fallimentare di sicura presa. Le domande fondamentali che ci possiamo porre mentre ci approcciamo al saggio Blog Therapy, sono relative in primis all’individuazione e alle conseguenze delle dipendenze amorose &#8211; di qualunque natura esse siano &#8211; e in secondo luogo quelle riguardanti le ragioni per cui tanta gente ha bisogno di cercare rifugio nella virtualità &#8211; tanto in amicizie virtuali, che in relazioni virtuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che ne viene fuori è un ritratto di relazioni affettive difficili, circoli viziosi disperati, afflizione volontaria, dipendenza da amori fallimentari e mal riposti, difficoltà ad ammettere la propria patologia, difficoltà a capire che spesso la depressione non è causa dell’infelicità ma è causato dall’infelicità e dal disamore per se stessi, condizioni che sono sempre a monte e che solitamente si tende a non risolvere per paura di “sporcarsi le mani”, impegnarsi in qualcosa, lavorare su se stessi e così sia… I casi qui citati sono emblematici dei comportamenti da noi assunti quando viviamo affettività in qualche modo distorte, incapaci di prendere fiato e osservarci per quello che siamo. Spesso ci leghiamo alle persone che per noi sappiamo essere inadatte, unicamente per un bisogno d’amore che è fondamentalmente una dipendenza. Non ci leghiamo a coloro coi quali ci relazioniamo, ma li viviamo come una scelta volontaria di compromesso. Il bisogno è legato a fatti e necessità pregressi alla storia che ci siamo imposti e ciò che ne consegue è un modo vizioso di comportarsi e un balletto di tira e molla fatto di lasciate e riprese senza senso, che prolungano il male che ci imponiamo e ci allontanano al contempo dalla vera soluzione: ritrovare noi stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’amore richiederebbe più equilibrio, più capacità di essere easy &#8211; per dirla in modo semplice e svagato &#8211; ma poi quello che si realizza nella pratica è sempre tutt’altro. Le nostre paure e il nostro tedio sono le uniche forme di collante di cui siamo capaci. Ci si unisce per solitudine, ci si tiene per mano per gratitudine, non si fa più l’amore, si cerca riparo in altre paia di braccia, si finge interesse, ci si impegna a recitare una parte. si dipende dall’amore, si dipende dal dolore, si dipende dall’umiliazione, si dipende dalla narcosi emotiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Il disagio maggiore, o per meglio dire l’impegno, è anche quello di evidenziare &#8211; per una maggiore correttezza ed esaustività &#8211; tanto le forme passive di disfunzione affettiva, che quelle attive, come a dire che nella ricognizione conta sia valutare chi si mette nella posizione di fare del male, che chi si mette nella posizione di farsi fare del male; a ben pensarci,  però, l’idea che l’amore sia una semplice distorsione di stati d’animo ed emotività problematiche, o che l’amore vada terapizzato e analizzato perchè due persone ci trovano senza sapere effettivamente perché si stavano cercando, è cosa piuttosto triste ma innegabile di fronte ad evidenze così spiazzanti e persino rassicuranti nella loro “normalità” &#8211; per il loro grado di presenza nelle nostre vite e il fatto che riescono a passare quasi del tutto inosservate. A nessuno piace sentirsi dire TU HAI UN PROBLEMA DI DIPENDENZA, però poi basta guardarsi allo specchio per ammettere che rattristarci aiuta poco o niente, e che forse dovremmo finalmente prenderci la briga di volerci più bene per noi stessi, non in funzione di altro/i, o di come persone al di là di noi riescano a farci sentire in determinate situazioni. Le relazioni sono lo specchio di ciò che siamo, perché  presi da soli, noi esistiamo a prescindere da un matrimonio od un fidanzamento. Ridotti ai minimi termini, si svela la nostra vera natura e quello che emerge  è solitamente un quadro desolante in cui si esce sconfitti.</p>
<p style="text-align: justify;">La figura del terapeuta è allora quella di chi, con sguardo tanto comprensivo che razionale, ci aiuta ad andare a ritroso per muoverci nella ragnatela da noi intessuta, alla ricerca di risposte a domande che abbiamo sempre disatteso per una sorta di vigliacca propensione alla fuga da noi stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanto donne che uomini soffrono di patologie da dipendenza emotiva e il guaio &#8211; o comunque la cosa estremamente seria &#8211; è che non lo sanno. Da qui la necessità, data l’estrema famigliarità acquisibile col mezzo telematico, di lanciare sos in Rete, relazionandosi con qualcuno che non ci conosce, nel tentativo spesso vano di saziare una fame altrimenti &#8211; erroneamente &#8211; non saziabile. Allora il Secci ci aiuta, proponendoci categorie di pensiero indicate per categorie di persone e problemi, a costruire un quadro dignitoso che se da un lato smaschera la debolezza dei rapporti che intraprendiamo (e soprattutto della mancanza di rapporti col nostro proprio Io), dall’altro ne rivela anche la componente ludica, eufemistica, giustificatoria e perchè no, imbarazzante, mistificatoria, problematica e distorta.</p>
<p style="text-align: justify;">Un saggio di pregio, scritto con eleganza e pacatezza, in toni non aggressivi ma  consolatori &#8211; della serie “non siete soli” &#8211; interessante, utile, dedicato a chi si sente perso e chiede aiuto, a chi è perso ma non sa ancora di esserlo, a chi è di fronte ad un bivio e sta per scegliere per quale traversa prendere, a chi ha appena fatto un frontale e gli è scoppiato l’airbag in faccia, a chi ha attraversato fuori dalle strisce, a chi è passato col rosso, a chi ha centrato un treno in corsa, a chi avrebbe bisogno di ridare l’esame per la patente. Perchè &#8211; ed è vero per le relazioni come per poche altre cose al mondo &#8211; perdersi è prima di tutto un modo per ritrovarsi, ma viaggiando a ritroso, innestando la retro, col rischio più che certo di centrare la fioriera del vicino o beccare il marciapiede.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Adg.</strong></p>
</div>
</div>
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		<title>Lo Stregone di Assisi</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 10:07:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Di Gregorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[recensione a cura di Alessandra Di Gregorio Titolo: Lo stregone di Assisi. Il volto negato di San Francesco Autore: Armati Andrea Editore: Boopen Data di Pubblicazione: 2007 ISBN: 8862230923 ISBN-13: 9788862230926 Pagine: 150 Francesco D’Assisi, padre dell’ordine mendicante dei Francescani, noto ai più come “il poverello d’Assisi” o anche come “l’inventore del presepe”, figura di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="snap_preview">
<p>recensione a cura di <strong>Alessandra Di Gregorio</strong></p>
<p><img class="size-full wp-image-641 alignnone" title="lo-stregone-di-assisi" src="http://scritturainforma.files.wordpress.com/2009/01/lo-stregone-di-assisi.jpg?w=185&amp;h=248" alt="lo-stregone-di-assisi" width="185" height="248" /></div>
<div class="snap_preview"><span class="product_label"><strong>Titolo</strong>:</span> <span class="product_text">Lo stregone di Assisi. Il volto negato di San Francesco</span><br />
<span class="product_label"><strong>Autore</strong>:</span> <span class="product_text">Armati Andrea</span><br />
<span class="product_label"><strong>Editore</strong>:</span> <span class="product_text">Boopen</span><br />
<span class="product_label"><strong>Data di Pubblicazione</strong>:</span> <span class="product_text">2007</span><br />
<span class="product_label"><strong>ISBN</strong>:</span> <span class="product_text">8862230923</span><br />
<span class="product_label"><strong>ISBN-13</strong>:</span> <span class="product_text">9788862230926</span><br />
<span class="product_label"><strong>Pagine</strong>:</span> <span class="product_text">150</span></div>
<div class="snap_preview"><span class="product_text"></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Francesco D’Assisi, padre dell’ordine mendicante dei Francescani, noto ai più come “il poverello d’Assisi” o anche come “l’inventore del presepe”, figura di spicco nell’agiografia nazionale ed extra-nazionale, riferimento religioso d’ogni tempo per via della formula monacale cui decise di prestar fede e cui diede vita in nome del ritorno all’originaria <em>pauperitas</em> da tempo abbandonata dal clero di un medioevo falso e corrotto; convertitosi &#8211; secondo le fonti, per via di un forte senso di compassione verso i poveri cui desiderava apparentarsi, a seguito del mancato intervento nella Quarta Crociata &#8211; ad una forma estrema di religione, non particolarmente in linea con la coscienza clericale del tempo ma motore di successive e annose dispute con gli Ordini a lui contemporanei o successivi; ispiratore di versi, uno dei primi versificatori in lingua volgare, noto anche e soprattutto per il meraviglioso <em>Laudes Creaturarum</em>, meglio conosciuto come <em>Cantico delle Creature</em>;  uomo d’arme presto fattosi mendicante, quando non un uomo scomodo di fronte a ricchi e potenti; emblema della santità e della purezza di spirito, venerato come santo presso la religione cattolica… È questo il personaggio al centro del significativo saggio di Andrea Armati «Lo Stregone di Assisi».</p>
<p style="text-align: justify;">Il saggio, edito da Boopen, è il risultato di approfonditi studi, ardite vedute e considerazioni circa la messa in discussione dell’appiattimento culturale subito da questa figura emblematica del suo tempo e del suo stesso credo. In un momento storico in cui gli strumenti a disposizione del critico si moltiplicano inverosimilmente, diventa importante anche e soprattutto la revisione e rielaborazione di quanto è stato prodotto in tempi antecedenti al nostro,  allo scopo &#8211; anche solo per puro impegno e passione personali &#8211; di far rivivere &#8211; rispolverando vecchie nozioni nascoste sotto antichi pregiudizi e abiti troppo approssimativi e “di comodo” &#8211; personaggi, miti e ragioni. Armati s’interroga, fondamentalmente, sulla figura di Francesco con acume e pertinenza, evitando per principio le acque torbide dell’inganno di fonti corrotte dal costume del tempo, specie dal costume clericale, invertendo per mandato la rotta del pregiudizio facile ad ingenerarsi in chi vuole a tutti i costi difendere e diffondere una credenza distorta e/o erronea, per portare alla luce una figura diversa, meno evanescente e sfumata di quanto normalmente ci è dato di credere.</p>
<p style="text-align: justify;">Francesco allora risplende nella sua umanità a volte fosca a volta limpida ma mai veramente classificabile o imbrigliabile in qualificazioni piatte, e lo studio di Armati allora scivola con cognizione e prontezza, in un excursus storico in cui fonti note e meno note si fondono e confondono, creando un’aura di freschezza attorno alla stantia figura d’un santo che era prima di tutto un <em>uomo</em>. Ecco allora che tanto bassezza che materialismo entrano nel nostro vocabolario delle pertinenze caratteriali di Francesco, il quale, a ben vedere, non perde lustro; semmai &#8211; e volendo essere lungimiranti come solitamente la critica cristiana non s’è dimostrata né tra i contemporanei del fraticello né tra i nostri, per ragioni d’indottrinamento locale o di ritorno d’immagine anche nei secoli a venire &#8211; acquista quello spessore coerente che lo affranca da un falso misticismo e lo restituisce ad una reale e più spoglia concretezza. Armati traccia un disegno coeso e preciso, ma quel che è certo è che ci sarebbe da chiedersi, ultimata la ricca lettura, se Francesco, ridotto ai minimi termini, è da considerarsi davvero solo un uomo, oppure più semplicemente &#8211; e realisticamente &#8211; solo un uomo fuori dal suo tempo e proiettato verso una modernità che però l’ha conosciuto unicamente sotto le spoglie del modello irraggiungibile e pio che ci hanno mostrato praticamente sino all’altro ieri, prima cioè che venisse gettata una luce diversa sul cono d’ombra creato attorno alla vita e alla storia d’un uomo divenuto santo.</p>
<p><strong>Adg.</strong></div>
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		<title>Il Dio col Grembiule</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jan 2009 15:16:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Di Gregorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[recensione a cura di Alessandra Di Gregorio Titolo: Il Dio col grembiule Autore: Pagliarino Guido Editore: Boopen Data di Pubblicazione: 2008 ISBN: 8862230109 ISBN-13: 9788862230100 Pagine: 226 (prima edizione Lulu Press, seconda edizione Boopen) Il Dio col Grembiule, edito da Boopen, è un saggio di bravura oltre che un saggio teologico d’ampiezza storica per nulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">recensione a cura di <strong>Alessandra Di Gregorio</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-562 alignnone" style="border: 1px solid black;" title="il-dio-col-grembiule" src="http://scritturainforma.files.wordpress.com/2009/01/il-dio-col-grembiule.jpg?w=200&amp;h=300" alt="il-dio-col-grembiule" width="200" height="300" /></p>
<p><span class="product_label"><strong>Titolo</strong>:</span> <span class="product_text">Il Dio col grembiule</span><br />
<span class="product_label"><strong>Autore</strong>:</span> <span class="product_text">Pagliarino Guido</span><br />
<span class="product_label"><strong>Editore</strong>:</span> <span class="product_text">Boopen</span><br />
<span class="product_label"><strong>Data di Pubblicazione</strong>:</span> <span class="product_text">2008</span><br />
<span class="product_label"><strong>ISBN</strong>:</span> <span class="product_text">8862230109</span><br />
<span class="product_label"><strong>ISBN</strong>-13:</span> <span class="product_text">9788862230100</span><br />
<span class="product_label"><strong>Pagine</strong>:</span> <span class="product_text">226</span><br />
<em>(prima edizione Lulu Press, seconda edizione Boopen)</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il Dio col Grembiule, edito da Boopen, è un saggio di bravura oltre che un saggio teologico d’ampiezza storica per nulla irrilevante, in cui confluiscono la passione per gli studi storici e per quelli biblici e la prepotente motivazione fideistica di colui che, non abbagliato dai propri convincimenti religiosi, dichiara la ferrea intenzione di permettere un approccio serio e motivato ai profani, e uno senza dubbio più approfondito a quegli stessi cattolici che poco o nulla sanno al di là di ciò che acquisiscono con una blanda pratica domenicale.</p>
<p style="text-align: justify;">Pagliarino amministra la materia con perizia e quello che colpisce una volta di fronte al suo volume, è che spesso l’apparato delle note riempie più spazio di quanto ne occupi il testo vero e proprio, questo proprio a sostegno del fatto &#8211; come dichiara l’Autore stesso &#8211; che il libro ha valenze plurime ed è adatto tanto a un pubblico di curiosi che ad un pubblico di ricercatori assennati (di conferme, di speranze, di nozioni più specifiche).  Ne Il Dio col Grembiule fonti bibliche e considerazioni personali logiche, schiette, certamente “di parte” ma mai fuori dal chiaro sentiero della ragione e della concretezza storica e filosofica, si alternano a disegnare un discorso articolato e serio, che partendo dai tempi in cui l’oralità tracimava nella tradizione profetica ipotizzando l’esistenza di un dio d’amore, fanno il verso poi ad altre parti veterotestamentarie in cui s’ipotizza un dio ferreo e vendicatore &#8211; immagine giunta sino a noi, pronta ad alimentare il divario pessimistico tra la duplice condizione dell’amare per amore e del servire per essere amati.</p>
<p style="text-align: justify;">In soccorso alla visione meno pregiudizievole di questo cristianesimo d’amore e carità, vengono i versetti di Giovanni, in cui si afferma, attraverso il racconto della “lavanda dei piedi”, la vera natura del Cristo e della sua missione su questa terra; un Cristo che munito di grembiule, s’inginocchia per detergere i piedi dei suoi Apostoli, nella notte che precede il Venerdì della Passione. Il vero primato del figlio di Dio che s’è incarnato e fatto uomo, è dunque amare e farsi umile servendo anche il più piccolo dei servi e l’ultimo dei derelitti, testimoniando, attraverso l’uso di un amore incondizionato, la veridicità e l’applicabilità dei precetti divini, contrari ad una sudditanza ingiustificata verso un dio terribile praticato nelle Antiche Scritture ebraiche, che non ha più ragione di esistere, dal momento che per redimere il mondo e fondare una nuova religione dell’amore, ha condotto in Terra il suo unico figlio fattosi uomo, e l’ha portato ad amare così tanto il mondo al punto di lasciarlo salire sulla croce.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi vengono in mente, a questo punto, tutta una serie di reminescenze catechistiche dell’infanzia o giù di lì, e la risposta sempre pronta che io stessa adducevo di fronte all’incredulità generale di falsi credenti e ottusi di ogni risma &#8211; al di là sempre della mia fede ma mai al di là della mia intelligenza personale: «se Abramo aveva così tanta fede in Dio da acconsentire al sacrificio di Isacco, che invece venne graziato e sostituito con un ariete che aveva le corna impigliate in un rovo, perché non considerare invece che quello stesso Dio di Abramo non era davvero un dio sanguinario come alcuni additarono a lungo, pronto a richiedere sacrifici terribili al Popolo Eletto, ma solo un dio buono che metteva alla prova coloro per i quali avrebbe mandato un giorno il suo stesso figlio da destinare realmente alla morte, per mondare i peccati loro e di tutti?»</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Adg.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le mamme non mettono mai i tacchi</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2009 00:35:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Di Gregorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità in Libreria]]></category>
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		<description><![CDATA[Recensione a cura di Alessandra Di Gregorio Titolo: Le mamme non mettono mai i tacchi Autore: Troncanetti Luana Editore: Boopen Data di Pubblicazione: 2007 ISBN: 8862231032 ISBN-13: 9788862231039 Pagine: 198 Ho conosciuto Luana per puro caso durante una delle mie “battute di caccia”. Il mio è uno scouting senza grosse pretese, guidato dal caso, dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Recensione a cura di <strong>Alessandra Di Gregorio</strong></p>
<p><img class="size-full wp-image-382 alignnone" title="le-mamme-non-mettono-mai-i-tacchi1" src="http://scritturainforma.files.wordpress.com/2009/01/le-mamme-non-mettono-mai-i-tacchi1.jpg?w=169&amp;h=240" alt="le-mamme-non-mettono-mai-i-tacchi1" width="141" height="200" /></p>
<p><span class="product_label"><strong>Titolo</strong>:</span> <span class="product_text">Le mamme non mettono mai i tacchi</span><br />
<span class="product_label"><strong>Autore</strong>:</span> <span class="product_text">Troncanetti Luana</span><br />
<span class="product_label"><strong>Editore</strong>:</span> <span class="product_text">Boopen</span><br />
<span class="product_label"><strong>Data di Pubblicazione</strong>:</span> <span class="product_text">2007</span><br />
<span class="product_label"><strong>ISBN</strong>:</span> <span class="product_text">8862231032</span><br />
<span class="product_label"><strong>ISBN-13</strong>:</span> <span class="product_text">9788862231039</span><br />
<span class="product_label"><strong>Pagine</strong>:</span> <span class="product_text">198</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ho conosciuto Luana per puro caso durante una delle mie “battute di caccia”. Il mio è uno scouting senza grosse pretese, guidato dal caso, dal fiuto, da un istinto legato alle lettere &#8211; sia in senso intellettuale che in senso alfabetico-figurativo &#8211; che finora mi ha condotta verso perle di pregio tanto per le opere in sé, tanto per le persone che grazie a quelle opere sto conoscendo . Il mio compito non è giudicare ma scovare. Mi piace scovare dei tesori e credetemi, il web offre delle perle per davvero.<br />
Il libro di Luana è un ritratto divertente e divertito, dell’universo femminile; esordisce dicendo a tutte: ragazze mie, anche se non avete un lavoro retribuito e non riempite un 740 ogni anno, questo non fa di voi delle “privilegiate”… mandare avanti una casa, che sia per scelta o per dovere imposto, non è una passeggiata. Il volume si presenta interessante già dalla copertina per due ragioni: uno, per il paio di rosse dal tacco assassino e due per il titolo: «Le Mamme non mettono mai i tacchi», foriero di non molto reconditi significati e di una teoria ampiamente apprezzata dalla sottoscritta &#8211; secondo la quale le donne in genere i tacchi alti (con tutte le variazioni allegoriche del caso) non li mettono per tutti ma solo per soggetti ed occasioni scelte. Qualcuno ha criticato lo sfondo scuro, l’editing a volte zoppicante &#8211; ma manco eccessivamente… ho visto case editrici vere e proprie lasciar passare di peggio e anch’io che mi cimento in questo lavoro, spesso mi sono ritrovata con dei refusi imperdonabili (che il mio occhio stanco ha lasciato passare inosservato quand’era evidente che non avrebbe dovuto)… &#8211; ma a me non interessano questi particolari meramente visivi. Non sarà un accento a stimolare o meno la comunicativa, la curiosità e l’attenzione; è Luana stessa a stimolare l’attenzione, perché la sua comunicativa frizzante, sbarazzina, pregnante, intelligente e soprattutto logica, pragmatica e diretta, batte decisamente uno spazio doppio scappato in sede di rilettura finale o uno sfondo grigio che nulla dirà della sua verve né tanto meno della verve della sua scrittura.<br />
Il libro Le Mamme non mettono mai i tacchi è un vademecum pratico, sincero, corale, privo di smancerie ma non per questo freddo o spersonalizzante &#8211; anzi, proprio l’opposto; è il training di una mamma alle prese con le tante piccole gioie quotidiane procurate dal piccolo di casa, e con le altrettante nevrosi indotte o comunque gravitanti attorno alla figura di madre, autogeneratesi una volta che una donna entra in sala parto e ne esce con punti di sutura e il pargolo comincia la sua vita extra-uterina.<br />
La penna della Troncanetti è nevrile, agile, scorrevole, graffiante, ironica, ma mai fuori dalle righe. Il suo sguardo è nient’affatto ingenuo, ma questo non la pone al di là di una linea di demarcazione ideale tra il femminile politicamente corretto e quello che invece se ne infischia delle delicatezze, dei pizzi e dei merletti. Ci viene dimostrato, carte alla mano, che la vita di una madre non è facile; che spesso l’universo materno è contrassegnato di stereotipi offensivi, ridicoli, inattuali, privi di fondamento, nonché particolarmente devianti circa una tematica cara e divertente ma pur sempre delicata (ricordiamoci che lo stress di una gravidanza non è solo un argomento da bar per mariti burloni o semplicemente incapaci), e che spesso le parole degli esperti servono a poco, o meglio servono a far sentire solo ed incapace, un essere umano che ne ha messo al mondo un altro che è terribilmente piccolo, delicato e complicato da maneggiare e gestire. Lungo le agili pagine di questo volume adatto a tutti i palati &#8211; anche a quelli di coloro che generalmente snobbano libri prodotti col book on demand &#8211; si dipana il filo di un racconto &#8211; perché sostanzialmente di racconto trattasi (nello specifico racconto autobiografico) &#8211; che è anche un manuale di menage famigliare per madri e neo-madri da preservare da una crisi di nervi &#8211; per la gioia loro, dei loro piccoli, dei loro partner, nonché del resto del mondo che dovrà arginarne gli effetti.<br />
Consigli, aneddoti, soluzioni pratiche: nulla è lasciato fuori da questo diario/resoconto sulla vita con Alessandro a bordo. La Troncanetti indaga passo per passo ogni momento della sua vita nei panni di una neo-mamma attiva, portando alla luce straordinari spaccati di vita, momenti d’affetto materno e filiale, ruttini e pannolini, attacchi di bile per l’incompetenza di pediatri e medici vari, e attacchi d’ansia per l’abbandono momentaneo del pargolo. Dal parto allo svezzamento, dai dentini alle pappette, dall’allattamento al seno alle premure del marito, il piccolo teorema di Luana è un moto di sincera ribellione a quante &#8211; madri facili ad auto-sollevarsi dalle fatiche quotidiane prodotte da eredi &amp; Co., millantatrici di sovrumane doti materne, ammaestratrici di eserciti di baby replicanti pigri da sbolognare in ogni dove &#8211; si mostrano sempre toniche, splendide, in ordine e rigorosamente in tacchi alti, promuovendo un modello di donna più efficace nelle fiction che nella realtà concreta. Perché sì, una donna è un essere umano eccezionale &#8211; quella del sesso debole è una balla bella e buona e lo sappiamo… da quel sesso vengono fuori bambini grossi come vitellini, il che è tutto dire… &#8211; ma spesso, nonostante le enormi qualità e la scorza dura di cui è fatta, fa fatica persino a lavarsi i denti o a dormire, perché un cucciolo bisognoso di cure reclama tutta la sua attenzione a ugola spianata e lei, fedele alla propria biologia e al proprio cuore, solerte, risponde.</p>
<p><strong>Adg.</strong></p>
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