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	<title>Bookland - Rivista Letteraria &#187; Edizioni Creativa</title>
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	<description>La Rivista dedicata ai Libri e agli Scrittori Esordienti</description>
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<title>Bookland - Rivista Letteraria</title>
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		<title>Le parole del buio</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 17:07:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Di Gregorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità in Libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Creativa]]></category>
		<category><![CDATA[le parole del buio]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Giovanna Luini]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa femminile]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[recensione a cura di Alessandra Di Gregorio Titolo: Le parole del buio Autore: Luini M. Giovanna Editore: Creativa Data di Pubblicazione: 2008 Collana: Piccole storie ISBN: 888984129X ISBN-13: 9788889841297 Pagine: 95 Leggere MariaGiovanna è stato un colpo al cuore. Lo dico quasi vergognandomi di quello che m’è passato per la mente, quasi preoccupandomi d’esser stata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>recensione a cura di<strong> Alessandra Di Gregorio</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-833" style="border: 1px solid black; margin-left: 1px; margin-right: 1px;" title="le-parole-del-buio" src="http://scritturainforma.files.wordpress.com/2009/01/le-parole-del-buio.jpg?w=200&amp;h=300" alt="le-parole-del-buio" width="200" height="300" /></p>
<ul style="list-style-type: none;"></ul>
<p><strong>Titolo</strong>: Le parole del buio<br />
<strong>Autore</strong>: Luini M. Giovanna<br />
<strong>Editore</strong>: Creativa<br />
<strong>Data di Pubblicazione</strong>: 2008<br />
<strong>Collana</strong>: Piccole storie<br />
<strong>ISBN</strong>: 888984129X<br />
<strong>ISBN-13</strong>: 9788889841297<br />
<strong>Pagine</strong>: 95</p>
<p style="text-align: justify;">Leggere MariaGiovanna è stato un colpo al cuore. Lo dico quasi vergognandomi di quello che m’è passato per la mente, quasi preoccupandomi d’esser stata beccata con le mani nella marmellata o spiata dall’occhio del Grande Fratello in un atto privato che non è bene mandare in fascia protetta per non ferire il buongusto degli italiani. Poi mi sono resa conto che la sua Silvia è ognuna di noi, non sono solo io o forse non sono io del tutto. Silvia è in ogni donna troppo piccola in un corpo troppo grande, in un corpo che vive immerso nella narcosi più totale &#8211; e la cosa peggiore è che la narcosi è spesso una scelta, una manovra difensiva all’apparenza non necessaria ma poi contingente e schiacciante &#8211; e va rivitalizzato a suon di morsi e di sberle; sberle emotive, sberle carnali, sberle di quelle che ti fanno girare violentemente la testa.</p>
<p style="text-align: justify;">Silvia vive la sua vita con una penna in mano, poi un giorno schiaccia un tasto di troppo e le scoppia in faccia una realtà suadente, oleosa e invitante. La realtà di chi si sente senza provarsi, una realtà di cui si può diventare facili schiavi di se stessi e di un’idea che poi non esiste. La realtà, a ben guardare, ha un altro odore; un odore pungente di una novità che fa presto ad invecchiare e a farsi amara, triste, sconfortante, dolorosa e &#8211; tanto per non risparmiarsi mai nulla &#8211; umiliante. Sì perché alla fine dei conti l’umiliazione è quella che ci dà la forza &#8211; ma quale tipo di forza poi? &#8211; di rimetterci in piedi, o forse solo quella che ci annuncia che la fine è imminente e vicina e che forse sarà meglio continuare a stare lontani da una tastiera calda nel cuore di una notte che scotta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro Le Parole del Buio ci mette di fronte ad una verità sacrosanta: il dolore è tanto evitabile che inevitabile, ma forse solo quello potenzialmente evitabile riesce a fornirci la chiave per una trasformazione, il <em>pass </em>per uno stato di grazia improvvisa e poi di abbandono e cedimento fraudolenti, perché l’amore è un potenziale dramma e una potenziale sconfitta, ma amore non fa mai veramente rima con una relazione né s’apparenta alla nozione comune di felicità; l’amore spesso se ne va per i fatti suoi e la difficoltà maggiore è capire che quando ci facciamo del male gratuito, in verità stiamo solo cercando nei modi sbagliati la giustificazione a delle ragioni più che giuste. Amare ed essere riamati, toccare ed essere toccati. Toccati dentro, toccati a fondo. Silvia non aveva veramente bisogno dell’amore di un chirurgo, ma solo di un meccanico che le aggiustasse il cuore. Stare tanto male per molto tempo non vuol dire dover per forza soccombere sotto al peso del proprio fallimento; alle volte vuol solo dire avere il coraggio di affrontarsi e di prendersi per quello che si è &#8211; principalmente vittime di se stessi, prima che degli altri, vittime di bisogni così radicati e inevitabili che ci si deve prima sporcare abbondantemente di fango per tornare brillanti.</p>
<p style="text-align: justify;">La Luini è straordinaria, dolorosa, intima, carezzevole, delicata, carnale, intensa. Un libro che va preso letteralmente a morsi e masticato lentamente. Splendido connubio con Edizioni Creativa.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p><strong>Adg.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gli Occhi del Ricordo</title>
		<link>http://www.bookland.it/2009/01/17/gli-occhi-del-ricordo/</link>
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		<pubDate>Sat, 17 Jan 2009 20:12:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Di Gregorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità in Libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Creativa]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Cirino]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[recensione libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Ringrazio Edizioni Creativa per due ragioni: una è senza dubbio legata alla disponibilità e cordialità con la quale ha accolto la mia iniziativa, l&#8217;altra al fiuto per i libri, perché non è vero che piccoli editori fanno piccoli libri. Piccoli editori fanno spesso libri molto grandi. Quello di cui andrò a parlare lo è sicuramente. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><small><strong></strong></small></p>
<p style="text-align: justify;">Ringrazio <strong>Edizioni Creativa</strong> per  due ragioni: una è senza dubbio legata alla disponibilità e cordialità con la  quale ha accolto la mia iniziativa, l&#8217;altra al fiuto per i libri, perché non è  vero che piccoli editori fanno piccoli libri. Piccoli editori fanno spesso libri  molto grandi. Quello di cui andrò a parlare lo è sicuramente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">recensione a cura di <strong>Alessandra Di  Gregorio</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><img title="gli-occhi-del-ricordo" src="http://scritturainforma.files.wordpress.com/2009/01/gli-occhi-del-ricordo.jpg?w=200&amp;h=300" alt="gli-occhi-del-ricordo" width="200" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><strong>Titolo</strong>: Gli occhi del ricordo<br />
<strong>Autore</strong>: Cirino Giuseppe<br />
<strong>Editore</strong>: Creativa<br />
<strong>Data di Pubblicazion</strong>e:  2009<br />
<strong>Collana</strong>: Piccole storie<br />
<strong>ISBN</strong>: 8889841737<br />
<strong>ISBN-13</strong>: 9788889841730<br />
<strong>Pagine</strong>: 115</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Gli Occhi del Ricordo va letto con differenti  stati d&#8217;animo, ma di questo ci si può accorgere solo arrivati intorno alle  quaranta pagine, quando la prima storia s&#8217;impenna in un moto inaspettato e tutta  la bravura di Cirino ci tira dentro e da lì in poi non ci farà più uscire &#8211; se  non con la testa che annuisce silenziosa e qualche giusta lacrima che ci riga il  viso. Mi sono avvicinata a questa lettura con prospettiva ottimistica, ma ne  sono venuta fuori mestamente, accerchiata dalle immagini ivi dipinte, che poi  sono saltate fuori dal volume e mi hanno colpita dritto in faccia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ginocchio Di Cristallo è un racconto di  formazione: ascesa, discesa, resurrezione e caduta di uno qualunque di noi &#8211; che  poi non è mai uno qualunque e chissà, forse per alcune cose quel  qualcuno/qualunque è la seconda pelle tanto nostra che dell&#8217;Autore, e le  somiglianze che possiamo rintracciare tra le nostre adolescenze e la sua, non  sono solo vaghi sensi di apparentamento. Marco siamo noi, scontrosi, timidi,  pronti a vergognarci di noi stessi o a doverlo fare per ragioni che in fondo  neppure noi capiamo; Marco siamo noi perché la solitudine ci porta a  rintracciare nelle cose minime le passioni che non ci fanno soffrire, perché in  quel rettangolo d&#8217;asfalto o di cemento, nei suoi perimetri e nelle linee bianche  cancellate dal tempo, noi siamo grandi e la solitudine non può nulla. Avere un  &#8220;ginocchio di cristallo&#8221; non è una bella cosa per un giocatore di basket, ma più  fragile del cristallo è sicuramente l&#8217;anima e quella del protagonista non è da  meno, perché fa troppo in fretta a varcare la soglia del non ritorno e finisce  per lasciarci proprio quando tutto pareva tornare a sorridergli: carriera,  amici, famiglia. Ma nello spazio di un canestro &#8211; nel suono della retina che si  gonfia, nel rumore del rimbalzo di una palla a spicchi su di un finto parquet  sul quale sono scivolati tanti sogni e tanti campioni, e nello slancio di un  uomo che spicca un salto sulla banalità e sulle teste di quanti non capiscono  che l&#8217;elevazione vera è la conquista di uno spazio mentale unico e diverso &#8211; la  vita scorre un battito alla volta, mai priva di insidie, sempre a un passo dal  cedimento, come quello spirito &#8211; di cristallo come un ginocchio, di cristallo  come il cuore &#8211; che privo di misura se ne va spesso a zonzo, incerto sul da  farsi, incerto sul nome da dare alle cose e il recinto da costruire attorno alle  pulsioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Occhi del Ricordo però è anche lo sguardo  d&#8217;un uomo cieco che si racconta raccontando di ciò che l&#8217;ha portato ad una  esperienza letteraria autobiografica e forse unica; una <em>metanarrazione</em> in fondo, di un uomo nella cui voce si registra il climax della poetica di  Cirino: [...] NON PREDILIGEVO SCRIVERE DELL&#8217;AMORE, MA QUANDO CERTE COSE LE VIVI,  IN AUTOMATICO LE SCRIVI. UNO SCRITTORE E&#8217; UN PO&#8217; COME UNA VELA CHE SI GONFIA COL  VENTO, CHE QUANDO E&#8217; COLMA PARTE. [...] IL RICORDO HA OCCHI A CUI NON PUOI  SFUGGIRE. SOLO QUANDO LI INCROCIO VEDO DAVVERO. PER QUESTO SCRIVO.</p>
<p style="text-align: justify;">Troviamo qui, come anche nel terzo racconto, il  disagio dello scrittore con l&#8217;anima, nei confronti di un mondo che si dimostra  sempre meno nobile di quello che vorremmo, sempre pronto a deluderci, sempre  basso e dequalificante. Il modo in cui ama uno scrittore è necessariamente  diverso: egli ama prima con la testa e con le idee che col cuore, ma poi  bruciarsi è un attimo; la realtà non è mai una storia a lieto fine o un romanzo  tutto da scrivere con personaggi passivi al tocco della nostra penna, e allora  la problematicità della figura di amato/amante, si dischiude in tutto il suo  dolore e nel fastidio che provoca la delusione, con tutte le ovvie conseguenze  del caso.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse, come troviamo nelle pagine successive:  [...] E&#8217; SOLO IL VINO CHE STREGA LE PAROLE [...], perché una ubriacatura d&#8217;amore  e linda malinconia, è come una nebbia che ti fa battere più lentamente il cuore.  Le parole scorrono sempre più forti, sempre più dense e i significati si  rincorrono coagulandosi in un magma caldo. La mano di Cirino non calca mai  eccessivamente; parte in sordina e poi giunge all&#8217;apoteosi del senso, alla  grandezza dell&#8217;emozione che prevale sui segni, e il ritratto che ne vien fuori,  è come un quadro astratto ma in movimento, dove poter intingere il dito,  provocando cerchi e saggiando di volta in volta un tipo di calore diverso, che  poi ti risucchia e ti bagna il viso con lacrime di stupore.</p>
<p style="text-align: justify;">Un libro vibrante e sentito. Vorrei averlo  scritto io (è il secondo libro di cui lo dico &#8211; lo dissi anche per A. Colaninno  &#8211; ma non so che altro aggiungere, se non che mi ha molto commossa).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p><strong>Adg.</strong></p>
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