<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Bookland - Rivista Letteraria &#187; Edizioni XII</title>
	<atom:link href="http://www.bookland.it/tag/edizioni-xii/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.bookland.it</link>
	<description>La Rivista dedicata ai Libri e agli Scrittori Esordienti</description>
	<lastBuildDate>Sun, 05 Feb 2012 00:55:54 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
<image>
<link>http://www.bookland.it</link>
<url>http://www.bookland.it/wp-content/plugins/maxblogpress-favicon/icons/favicon-102.ico</url>
<title>Bookland - Rivista Letteraria</title>
</image>
		<item>
		<title>Abattoir</title>
		<link>http://www.bookland.it/2009/01/31/681/</link>
		<comments>http://www.bookland.it/2009/01/31/681/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 31 Jan 2009 00:20:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Di Gregorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità in Libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Abattoir]]></category>
		<category><![CDATA[Ayame]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni XII]]></category>
		<category><![CDATA[Ian Delacroix]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Writer's Dream]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bookland.it/?p=681</guid>
		<description><![CDATA[recensione a cura di Ayame, curatrice del blog e del sito di  Writer&#8217;s Dream Titolo: Abattoir Autore: Ian Delacroix Editore: XII Edizioni N° pagine: 146 Anno di edizione: 2007 Genere: horror, fantastico Abattoir è una raccolta di undici racconti dal sapore oscuro, terrificante e piacevole al tempo stesso. Come dice la presentazione sulla quarta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img src="file:///C:/DOCUME~1/ALESSA~1/IMPOST~1/Temp/moz-screenshot-1.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">recensione a cura di <strong>Ayame</strong>, curatrice del blog e del sito di  <a href="http://scrittoriesordienti.wordpress.com/" target="_self">Writer&#8217;s Dream</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-682" title="abattoir" src="http://www.bookland.it/wp-content/uploads/2009/01/abattoir.jpg" alt="abattoir" width="162" height="243" /></strong></p>
<p><strong>Titolo:</strong> Abattoir<br />
<strong>Autore: </strong>Ian Delacroix<br />
<strong>Editore:</strong> XII Edizioni<br />
<strong>N° pagine:</strong> 146<br />
<strong>Anno di edizione:</strong> 2007<br />
<strong>Genere: </strong>horror, fantastico</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Abattoir </em></strong>è una raccolta di undici racconti dal sapore oscuro, terrificante e piacevole al tempo stesso. Come dice la presentazione sulla quarta di copertina, Abattoir è &#8220;un viaggio nei territori dell&#8217;incubo&#8221;, un viaggio che va dai territori più oscuri e violenti a quelli più sfumati, sognanti, ma non per questo meno inquietanti e suggestivi.</p>
<p style="text-align: justify;">La violenza, che raggiunge il suo culmine nel secondo racconto, <em>Mattatoio</em>, non è mai descritta brutalmente, nemmeno quando è estrema e totale come nel racconto appena citato: al contrario, è sempre raffinata, elegante, e per questo ancor più inquietante. Imprimetevi bene nella testa questa parola, perché ricorrerà abbastanza spesso nella recensione (almeno con la stessa frequenza con cui Ian ripete la parola &#8220;sbagliato&#8221; in Abattoir&#8230;ciao Ian!)</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro si apre con il racconto intitolato<em> L&#8217;oratorio di Natale</em>, molto suggestivo, dove una semplice parrocchia viene dipinta come un luogo degli orrori che evoca nel protagonista una serie di lancinanti ricordi del passato che sfociano nel terrore puro. Il finale stringe in una morsa d&#8217;inquietudine dopo un attimo di finto sollievo, e lascia con l&#8217;amaro in bocca.</p>
<p style="text-align: justify;">Segue <em>Mattatoio</em>, uno dei miei racconti preferiti della raccolta: violento, macabro, abbastanza splatter, è sicuramente uno dei più potenti dell&#8217;intero libro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il terzo racconto s&#8217;intitola <em>Vieni, tra le mie braccia</em>, titolo che ha risvegliato in me fantasie macabro-romantiche e che mi ha lasciata a fissare imbambolata la pagina per un quarto d&#8217;ora buono. Parliamoci chiaro: io ho una mente malata, non è detto che nelle persone <em>normali</em> l&#8217;effetto sia lo stesso. Questo è il racconto che, nonostante sia calmo, pacifico, rilassante (?) mi è piaciuto di meno. Non so perché.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro prosegue con <em>Non chiedergli il colore dei fiori</em>, racconto semi-ironico all&#8217;inizio (di nuovo, non so se sia solo a me che fa quest&#8217;effetto, ma più di una risata me l&#8217;ha strappata) che &#8211; almeno all&#8217;inizio &#8211; ha molti più punti di contatto con la realtà di quasi tutti gli altri. Suggestivo, inquietante e intenso, soprattutto il finale, per metà inatteso e per l&#8217;altra metà aspettato.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopodiché si snoda la parte centrale del libro, composta da tre racconti legati da un filo: <em>Scatola#1, Scatola#2</em> e<em> Scatola#3</em>. Esatto, il filo conduttore è proprio la scatola (bravi!), che assume caratteristiche diverse in ognuno dei tre racconti, ma è sempre ipnotica e letale. Particolarmente bello <em>Scatola#3,</em> la scatola più suggestiva e inquietante a mio parere.</p>
<p style="text-align: justify;">Segue un racconto piuttosto tranquillo,<em> Il funerale</em>, seguito a ruota da un racconto profondo, intenso, forte: <em>La locanda alla fine dei mondi,</em> racconto dal titolo stupendo e da una dose di arte orientale più che sufficiente a incantare un&#8217;appassionata del Giappone antico come la sottoscritta. Anche se dubito sinceramente che qualcuno non rimanga incantato davanti all&#8217;atmosfera descritta da Ian in questo racconto (anzi: in tutti i racconti di Abattoir). L&#8217;incanto è brutalizzato da un paio di morti violente, ma non ne è deturpato: anzi, l&#8217;esatto opposto.</p>
<p style="text-align: justify;">Arriviamo dunque al racconto che più ho amato insieme a Mattatoio:  <em>Silenzio lunare.</em> Suggestivo, inquitetante sin dalle primissime righe, è il racconto più triste e potente, un crescendo di ansia e inquietudine che sfocia in una triste e pesante rassegnazione. E&#8217; il racconto che più mi ha destabilizzata emotivamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro si conclude con <em>Alla deriva</em>, un racconto molto onirico e sfumato, a tratti confuso: bello, insomma.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, diciamocelo: erano mesi che attendevo di leggere Abattoir. Ero <em>ossessionata</em> da questo libro sin dal primo momento in cui l&#8217;ho visto nel sito di XII. Leggerlo è stato come respirare aria fresca dopo un lungo periodo di apnea. Nonostante in questo periodo di attesa le mie aspettative fossero cresciute a dismisura, Abattoir non le ha affatto deluse, anzi: le ha superate tutte.</p>
<p style="text-align: justify;">Abattoir è <strong>bellissimo</strong>. Descrivervelo è abbastanza impossibile, dovete <em>leggerlo</em> per capire di cosa sto parlando. E compratevelo, che fate felice Ian, XII e me!</p>
<p style="text-align: justify;">I miei più sentiti complimenti al burattinaio nero.</p>
<p style="text-align: justify;">Parliamo anche dell&#8217;aspetto &#8220;fisico&#8221; del libro. Bella la copertina, la grafica, l&#8217;impaginazione, i caratteri dei titoli. Non ho trovato nemmeno un refuso, nonostante abbia prestato attenzione (che sia stato il fumo che ha fatto Ian quando è sparito con il suo trucco da pseudo-prestigiatore ad oscurarmi la vista?), cosa che mi ha reso molto, molto felice.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Primo libro recensito che raggiunge il voto massimo: 10/10.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vai Ian!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ayame &#8211; Writer&#8217;s Dream</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bookland.it/2009/01/31/681/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Diario Pulp</title>
		<link>http://www.bookland.it/2009/01/26/diario-pulp/</link>
		<comments>http://www.bookland.it/2009/01/26/diario-pulp/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Jan 2009 00:22:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Di Gregorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità in Libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittori esordienti]]></category>
		<category><![CDATA[Diaio Pulp]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni XII]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa pulp]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Strumm]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bookland.it/?p=594</guid>
		<description><![CDATA[Grazie a Edizioni XII per la simpatia e la disponibilità. recensione a cura di Alessandra Di Gregorio Titolo: Diario pulp Autore: Strumm Editore: Edizioni XII Data di Pubblicazione: 2007 ISBN: 8895733029 ISBN-13: 9788895733029 Pagine: 274 Edizioni XII mi invia un plico con quattro libri. Io al solito apro, controllo i titoli, butto un occhio alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="navigation">
<div class="post hentry category-alessandra-di-gregorio category-recensione-libri category-suggerimenti-di-lettura category-special-thanks-to tag-diario-pulp tag-edizioni-xii tag-narrativa tag-narrativa-pulp tag-strumm">
<div class="entrytext">
<div class="snap_preview">
<p>Grazie a <strong>Edizioni XII</strong> per la simpatia e la  disponibilità.</p>
<p>recensione a cura di <strong>Alessandra Di Gregorio</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1043" style="border: 2px solid white; margin-left: 2px; margin-right: 2px;" title="diario-pulp" src="http://scritturainforma.files.wordpress.com/2009/01/diario-pulp.jpg?w=200&amp;h=300" alt="diario-pulp" width="200" height="300" /></p>
<p><strong>Titolo</strong>: Diario pulp<br />
<strong>Autore</strong>:  Strumm<br />
<strong>Editore</strong>: Edizioni XII<br />
<strong>Data di  Pubblicazione</strong>: 2007<br />
<strong>ISBN</strong>:  8895733029<br />
<strong>ISBN-13</strong>:  9788895733029<br />
<strong>Pagine</strong>: 274</p>
<p style="text-align: justify;">Edizioni XII mi invia un plico con quattro libri.  Io al solito apro, controllo i titoli, butto un occhio alle copertine, tocco la  carta, un altro occhio alle quarte, alle dediche, al nome degli autori. Annuso i  dorsi, carezzo i perimetri, immagino la storia.</p>
<p style="text-align: justify;">A Diario Pulp non ho saputo resistere sin dal  primo istante, tant’è che adesso che me ne sto qui a meditare cosa scrivere a  riguardo, mi concedo d’esser meno rigida nell’esposizione e più concreta persino  nella postura sbragata che assumo davanti al pc; non ho saputo resistere  all’afferrare Diario Pulp e a mettermi alla lettura, non perché io sia una  persona che si ferma ad una bella copertina o perché la copertina del libro in  questione è  una di quelle particolarmente stuzzicanti a fini commerciali, ma  l’attrazione che provo sta tutta nella mescita degli ingredienti che fanno di  questo lavoro un capolavoro e di questo autore, al secolo Strumm, un autore che  mi vien voglia di conoscere di persona. Infatti leggo la quarta e mangio esca,  amo e lenza. Mi tuffo con la faccia dentro al libro e non ne esco se non per  prendere periodicamente il fiato perché il tanfo dei cadaveri si sente sino a  qui.</p>
<p style="text-align: justify;">Diario Pulp è una lettura riservata tanto a chi  ha lo stomaco forte per costituzione che a chi ama il brivido passeggero  procurato dalla repulsa per le situazioni lette e l’adrenalina da impatto; è una  lettura per chi ama le storie pulp/trash in stile “la banda della Magliana” &#8211;  tanto quella televisiva della serie tv targata Sky<em> Romanzo Criminale</em>,  che quella che ha preso vita sulle pagine dell’omonimo romanzo di Giancarlo De  Cataldo &#8211; e si coordina perfettamente a <em>Trainspotting</em>, <em>Arancia  Meccanica</em> e ad un filone violento riconducibile qui in Italia ai vari film  “<em>poliziotteschi</em>” &#8211; genere in voga nel nostro cinema all’altezza degli  Anni ‘70 e ‘80 del Novecento. Perché leggere Diario Pulp? Persino io che  tendenzialmente sono una sentimentale, non ho avuto dubbi e alla domanda «Perché  leggere Diario Pulp?», mi sono risposta: «Perché sarebbe un delitto non  farlo…»</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta non è solo una parafrasi di  <em>Hitchcock</em> o chi per lui; è un dato di fatto sicuro, ma è anche  l’anticipazione di quello che è in fondo il <em>fil rouge</em> di tutto il  romanzo: il crimine &#8211; il crimine ambientato a Roma, la mala più burina e lercia;  una fauna di tizi loschi e puttane, di killer spietati e prezzolati  <em>soffia</em>, di capi intoccabili e lotte intestine per spaccio,  prostituzione e gioco (in altre parole il <span style="text-decoration: underline;">potere</span>…), di gente che sparisce  d’improvviso e che spesso finisce a pezzi in un congelatore; di bari e fessi da  spennare, di personaggi al limite del comico se non fosse che sono dei cinici  bastardi che sparano in testa alla gente su “<em>ordinazione</em>“.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho amato Diario Pulp dalla prima all’ultima  pagina e per una serie infinita di ragioni. Cerco in questa sede di riassumere  quelle più pertinenti all’analisi che faccio di solito di un libro appena  letto.</p>
<p style="text-align: justify;">Linguisticamente il testo è ineccepibile. Ci  rivedo dentro tanto Pasolini &#8211; all’incirca quello di <em>Ragazzi di Vita</em> &#8211;  ci rivedo dentro Moravia e persino il Carlo Emilio Gadda di <em>Quer  Pasticciaccio…</em>, perché oltre alla freschezza della lingua bassa e popolare  e all’effetto <em>pastiche</em> che si viene sapientemente a creare, nel romanzo  esplode il concetto di <em><span style="text-decoration: underline;">romanità</span></em> irriproducibile altrove,  non sintetizzabile in laboratorio, non diversamente concepibile se non nei  termini qui esposti, con l’intensità qui determinata e la violenza con cui ci  disegna una Roma bellissima e pericolosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fascino barbaro e un po’ tamarro di questo  libro sta anche in questo; parlo di quello che passa più esplicito e violento &#8211;  come una sberla in pieno volto &#8211; proprio attraverso lo strumento linguistico che  eleva e potenzia l’apparato tematico e contraddistingue in maniera talmente  valida e prepotente &#8211; di rara superiorità artistica e al tempo stesso di  <em>burina eleganza </em>- ogni singolo aspetto del Diario, da farci digrignare  i denti di fronte ad una pistola puntata in faccia all’eroe &#8211; o per meglio dire  all’<em>antieroe</em> &#8211; di turno, o chiudere gli occhi dopo la deflagrazione di  un colpo in faccia a qualcuno, con la paura di sporcarci col sangue partito con  lo schizzo. Il Diario anche da un punto di vista narrativo è inattaccabile. Ben  concepito, altrettanto ben realizzato, sta tutto in perfetto equilibrio &#8211;  talmente tanto che ci viene da chiederci A: «Ma l’Autore che prodezze  <em>giornalistiche</em> sa fare?» e B: «Ma l’Autore, è uno sul serio della  <em>Mala</em>?».</p>
<p style="text-align: justify;">Il congegno migliore poi, risiede a mio avviso  tanto nella costruzione narrativa a episodi, che nel fatto che a parlare siano i  protagonisti rigorosamente in prima persona, alternandosi al microfono, &#8211; <em>o  meglio alla penna</em> &#8211; dosando <span style="text-decoration: underline;">cinismo</span> &#8211; spesso oltre i limiti del  macabro e del truculento &#8211; <span style="text-decoration: underline;">umorismo</span> &#8211; si ride fin quasi a  soffocare… per la serie (come scritto nella presentazione del libro) <em>una  risata ci seppellirà</em>… &#8211; e che ad ognuno di loro siano abbinabili una morale  ed una retorica personale ed interpersonale di assoluto pregio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Diario è principalmente la storia di Sellero e  Zecchinetta, ma è anche la storia di una ricca fauna più o meno criminale, &#8211; e  il <em>meno</em> è solo un riferimento eufemistico usato in senso lessicale lato  &#8211;  scelta con cura e mai senza l’accompagnamento di un ricco campionario di  affascinanti metafore zoomorfe che ne chiarisce caratteristiche e pertinenze  (accomunando le caratteristiche di animali sgradevoli, pericolosi e quant’altro,  alle facce altrettanto sgradevoli, pericolose etc. etc., delle persone citate,  aumentando così a dismisura l’effetto di rappresentazione ed evocazione), e di  un appendice di tipo antroponomastico che chiarisce l’origine di nomi e  soprannomi dei residenti di questa città criminale assurda che non è poi così  sotterranea come si potrebbe erroneamente credere.</p>
<p style="text-align: justify;">Un plauso alla fervida mente che sta dietro a  tutto il congegno estremamente pulp di questo romanzo. Un plauso a Strumm.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Adg.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
</div>
</div>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bookland.it/2009/01/26/diario-pulp/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

