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	<title>Bookland - Rivista Letteraria &#187; laterza</title>
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	<description>La Rivista dedicata ai Libri e agli Scrittori Esordienti</description>
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<title>Bookland - Rivista Letteraria</title>
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		<title>Il tribuno Clodio</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 14:23:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Segnalazione di Luca Fezzi Titolo Libro Il tribuno Clodio ISBN 8842087157 Autore Luca Fezzi Editore Laterza Collana Biblioteca essenziale Genere saggistica storica Descrizione Publio Clodio Pulcro (93-52 a.C.) nasce da una famiglia di antichissima nobiltà. Fratello della spregiudicata Clodia, la Lesbia cantata da Catullo, sin dagli inizi della carriera politica si rende protagonista di gravi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalazione di Luca Fezzi</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.laterza.it/immagini/copertine-big/9788842087151.gif" alt="" width="221" height="360" /><br />
<strong>Titolo Libro</strong> Il tribuno Clodio<br />
<strong>ISBN</strong> 8842087157<br />
<strong>Autore</strong> Luca Fezzi<br />
<strong>Editore</strong> Laterza<br />
<strong>Collana</strong> Biblioteca essenziale<br />
<strong>Genere</strong> saggistica storica</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><strong>Descrizione</strong> Publio Clodio Pulcro (93-52 a.C.) nasce da una famiglia di antichissima nobiltà. Fratello della spregiudicata Clodia, la Lesbia cantata da Catullo, sin dagli inizi della carriera politica si rende protagonista di gravi scandali, uscendone miracolosamente indenne. Nel 60 a.C. abiura le proprie origini patrizie divenendo plebeo; due anni dopo si fa eleggere tribuno e inizia una folgorante ascesa politica sorretto dal favore del popolo. Spregiudicato e audace, gestisce un potere inedito e lo fa in modo particolarmente radicale e violento: combatte i suoi nemici con le bande armate di piazza, si assicura l&#8217;impunità grazie alla connivenza dei triumviri Cesare, Pompeo e Grasso, blinda il proprio successo popolare a colpi di demagogia. Muore per mano dell&#8217;avversario Milone, a pochi giorni dalle elezioni alla caric! a di pretore.</p>
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		<title>Prima lezione di Grammatica &#8211; Manuale</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Oct 2008 09:40:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
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		<description><![CDATA[Recensione di Elisa Dorelli Titolo: Prima lezione di grammatica Autore: Serianni Luca Editore: Laterza Edizione: 6 Data di Pubblicazione: 2006 Collana: Universale Laterza. Prime lezioni ISBN-13: 9788842079194 Pagine: 176 A chi non verrebbe subito in mente d’associare il termine “grammatica” ad uno scenario prettamente educativo/scolastico? Generalmente rimane questa la concezione di una disciplina che, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Recensione di Elisa Dorelli</p>
<p><a href="http://www.bookland.it/wp-content/uploads/2008/12/serianni.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-182" title="serianni" src="http://www.bookland.it/wp-content/uploads/2008/12/serianni-181x300.jpg" alt="" width="181" height="300" /></a><br />
<span class="product_label"><strong></strong></span></p>
<p><span class="product_label"><strong>Titolo</strong>:</span> <span class="product_text">Prima lezione di grammatica</span><br />
<span class="product_label"><strong>Autore</strong>:</span> <span class="product_text"><a title="Serianni Luca" href="http://www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_serianni+luca-luca_serianni.htm">Serianni Luca</a></span><br />
<strong><span class="product_label">Editore:</span></strong> <span class="product_text"><a title="Laterza" href="http://www.libreriauniversitaria.it/libri-editore_Laterza-laterza.htm">Laterza</a></span><br />
<strong><span class="product_label">Edizione:</span></strong> <span class="product_text">6</span><br />
<strong><span class="product_label">Data di Pubblicazione:</span></strong> <span class="product_text">2006</span><br />
<strong><span class="product_label">Collana:</span></strong> <span class="product_text"><a title="Universale Laterza. Prime lezioni" href="http://www.libreriauniversitaria.it/libri-collana_universale+laterza+prime+lezioni-editore_laterza.htm">Universale Laterza. Prime lezioni</a></span><br />
<strong><span class="product_label">ISBN-13:</span></strong> <span class="product_text">9788842079194</span><br />
<strong><span class="product_label">Pagine:</span></strong> <span class="product_text">176</span></p>
<p style="text-align: justify;">A chi non verrebbe subito in mente d’associare il termine “grammatica” ad uno scenario prettamente educativo/scolastico?<br />
Generalmente rimane questa la concezione di una disciplina che, in tema di cultura generale, si impone piuttosto anche nell’ambito della professionalità.<br />
Indicazione che tende a coincidere con la padronanza assoluta dello scritto, il termine grammatica si rifà piuttosto all’immagine di filo conduttore di tutta una serie di interazioni  che premono per regolarità al buon funzionamento dell’intero processo di comunicazione.<br />
Con questo volume ci troviamo di fronte ad un approccio che si fa puntiglioso non tanto in quel quadro generale di dominio linguistico in cui  un parlante anche non troppo alfabetizzato si districherebbe, ma piuttosto nei confronti di incertezze e dubbi che nascono paradossalmente in sincronia  con una maggior restrizione dei termini validi come “norme” grammaticali.  L’opera diventa qui “ponte” tra un passato nazionale in campo linguistico molto forte e trascinato soprattutto dalla Letteratura, e un futuro che sembra sempre più edificarsi tramite interferenze, o meglio influenze, che lingue e non italofoni fanno confluire nella quotidianità.<br />
Richiamo di maggior compostezza e rigidità sul piano scritto, la miglior chiave di lettura della grammatica nell’italiano contemporaneo ripiega generalmente  su di un panorama dettato dal “buon senso” e dal gusto, e rimane legata a una formazione accademica che si dovrebbe attenere al “porsi in mezzo” tra l’esagerazione arcaicizzante e l’utilizzo (a volte anche non totalmente consapevole) di  neologismi d’ultimo grido.<br />
Esiste un concetto di tolleranza che marca soprattutto il confine parlato e scritto e che si estende maggiormente nel primo caso. Nello scritto, quella sorta di imposizione didattica che ci viene rifilata fin da piccoli come inequivocabile è invece da ricercarsi nell’origine stessa dell’italiano che ha sempre prediletto l’ambito di elaborazione scritta.<br />
I suoi maggiori indici di differenziazione rispetto al panorama linguistico europeo ripiegano su un piano di risorse che l’italiano alimenta a tutti e tre i livelli di lingua: familiare, scolastica e specialistica/molto formale. Tra queste risorse spiccano, per esempio, le presenze molteplici di pronomi soggetto soprattutto alla Terza persona singolare (“lei” e “lui” accanto ad “ella”, “egli” ed “essa”), il famoso plurale di cortesia (il “voi” e il “loro”), o ancora la possibilità degli ausiliari “essere” ed “avere” di apparire in contesti per norma a loro non congeniali.<br />
Generalmente è in questa zona neutra, tra il corretto e il non-corretto, che si pone questo volume.<br />
Con le sue ricerche ed approfondimenti, l’autore affronta il dilemma di un’accettabilità o meno in conformità con una concezione della lingua, della lingua italiana, come modellabile, non uniforme e confluenza di svariate influenze riconducibili a una consapevolezza di cambiamenti anche sociali. Allo stesso modo, l’autore si sofferma anche su certi tecnicismi che collocano la sua opera in un settore di afferrabilità non meno che accademica.<br />
Non proprio riconducibile ad un manuale, il volume sembra assumere piuttosto una posizione di difesa linguistica, tramite aperture che si riferiscono anche ad un certo tipo di scelte terminologiche. Inizialmente sostenute sono per esempio le nozioni di “sistema” e “norma”, dove la seconda si pone in fattore di dipendenza dalla prima in quanto consta della sua attuazione (la norma è l’attualizzazione del sistema). Ampiamente sostenute sono poi anche le nozioni di “accettabilità” e di “pudore linguistico” ad esempio, le cui  concezioni catturano forse più il piano dell’oralità e comunque quello dell’autocorrezione linguistica, che dovrebbe essere intrinseca, anche se minimamente coltivata, in tutti i parlanti italofoni.<br />
Condivisibile, anche solo considerandone i presupposti, è generalmente quella difficoltà a cui l’autore accenna soprattutto sul piano didattico, d’insegnamento, dove una certa malleabilità diventa a questo punto sempre maggiormente pressante davanti ad una tendenza che tutto propone tranne che staticità.  Non si tratta  soltanto di conoscere l’intero sistema grammaticale dell’italiano; si tratta di imparare ad estrarne e a maneggiare le sue unità su un terreno quotidiano pericolosamente oscillante.<br />
Tre fondamentali concetti dell’approccio alla grammatica sono quelli di Fonologia/Grafematica, Morfologia e Sintassi che rispecchiano rispettivamente l’ambito dei suoni e quello grafico della lingua, le forme linguistiche e la loro organizzazione. Nove sono le parti del discorso riconoscibili in italiano: cinque variabili (nome, articolo, aggettivo, pronome e verbo) e quattro invariabili (avverbio, congiunzione, preposizione ed interiezione); tutte unità che tendono ad incorporarsi ed interagire con le nozioni di testo e contesto.<br />
Erroneamente associato con univocità a stesure lunghe e prolisse soltanto, il testo può tranquillamente presentarsi nella sua forma minima, ovvero coincidere con un’ unica parte di discorso (un verbo, un nome soltanto), e pur mantenere la sua accezione in quanto, soprattutto nell’oralità, il testo è costantemente legato alla “materialità” di un certo contesto, nonché alla presenza (fisica) di un destinatario.<br />
L’accezione più comune di testo favorisce un distacco più ampio e più imprecisato sotto il punto di vista dei precedenti termini, ed è esattamente  da qui che si apre il cassetto delle incertezze: attraverso il raggiungimento di un prodotto che sia coeso e coerente. La Coesione riguarda la coordinazione sintattica di tutti gli elementi della frase. Il paradosso della sua attuazione (e dubbio conseguente) non risiede tanto nell’addizione di elementi “estranei”, quanto nell’omissione di alcuni essenziali. Quando si parla di elementi fondamentali alla coesione di un testo si parla prettamente di elementi coesivi e connettivi. Nei primi rientrano i pronomi e gli aggettivi pronominali, le sostituzioni lessicali, la riformulazione e l’ellissi, mentre dei secondi fanno generalmente parte le preposizioni, le congiunzioni, gli avverbi e le locuzioni complesse. “Gioco” che si regola sulla ripresa del discorso, il coesivo, qualunque esso sia, rimane sempre più libero in un contesto orale dove, anche nel requisito di alta formalità ad esempio, la corsia preferenziale rimane sempre quella della ripetizione dell’unità lessicale in esame; nello scritto, invece, i coesivi rimangono più soggetti ad un certo tipo di regolarità. Inoltre, nel caso di coesione su omissione del soggetto (ellissi), questa regolarità è come spinta ad obbligatorietà quando, ad esempio, l’elemento opera sul piano delle coordinate o quando un medesimo soggetto si adopera per due periodi immediatamente successivi. I connettivi possono invece sembrare di più facile accessibilità in quanto rimangono chiusi nella tipologia di parti del discorso cosiddette “invariabili”. Quella dei connettivi diventa più una sfida di prospettiva, tutta dettata dal procedere di un rapporto che deve essere basicamente logico. Questa logicità del discorso, che riprende  la nozione di coerenza, si configura ulteriormente sul piano del significato.<br />
Limpidezza assoluta necessaria specialmente per lo scritto, la Coerenza racchiude nella sua denominazione tanti obblighi su basi di consapevolezza d’aspettative del destinatario soprattutto. Rendere coerente un testo è un qualcosa che, quasi morbosamente, non si distacca dal concetto di padronanza linguistica, dal dominio e dalla scelta di parole adeguate, nonché dall’adattamento consapevole ad una determinata  tipologia testuale, ad un determinato  tipo di registro, ecc.<br />
Gli ultimi capitoli del volume riprendono infine quelle comuni distorsioni linguistiche che, soprattutto nell’ambito scolastico, tendono  ad esser sempre più marcate come “erroraccio”. Qui l’autore si trova a rimarcare, ancora una volta, la necessità di un approccio forte come individualità ma aperto alla discussione  in particolare quando esso è relativo a quegli ambiti dichiarati abbastanza stabili.<br />
Per i campi dell’ortografia, della punteggiatura e relativamente alle oscillazioni dei sostantivi, dei verbi, dei termini di genere (maschile/femminile) e di numero (singolare e plurale), l’autore propone  un’analisi che include tanto l’accezione di confine giusto o sbagliato (sintomo diagnostico), tanto quella di imposizione preferenziale dovuta a correnti ed influenze esterne (dato prognostico).<br />
Nel campo dell’ortografia le maggiori incertezze si sono sempre presentate per l’uso della vocale “i” ad esempio, in riferimento al plurale dei sostantivi con terminazione in “-cia” o “-gia”, per citare un caso.<br />
Ulteriori dubbi  hanno sempre tratto linfa vitale dallo status dialettale, poliglotta nazionale (grafia delle consonanti, raddoppio).<br />
Più rigide sono invece le regole imposte per il maiuscolo/minuscolo nel campo di cambio semantico (un conto è scrivere “terra”, nel senso di humus, e un altro è scrivere “Terra”, il pianeta), e, rigide, allo stesso modo rimangono le regole dell’accentazione, soprattutto in segno di distinzione di significato, precisamente per i monosillabi omografi.<br />
Un discorso ancor più significativo è relativo alla punteggiatura in quanto, sotto certi aspetti, è ancor meno regolata da norme dell’ortografia.<br />
Più deboli, sotto l’aspetto di resistenza a tendenze attualmente progressive, sono il “nome” e il “verbo”. Il primo si gioca i più recenti cambiamenti in tema di sessismo linguistico. Background rilevante di mascolinizzazione che intaccava ambiti genealogici e soprattutto professionali, oggi il nome tende ad una sempre maggior distinzione suffissoide, nonché alla marcatura al femminile dei nomi invariabili. Una tendenza generale alla semplificazione, all’eliminazione di periodi ipotattici, nonché all’utilizzo del tempo semplice in regime anche di subordinate è lo scenario che invece circonda il verbo. Incertezze che si rifanno soprattutto all’uso degli ausiliari “essere” o “avere”, queste sono alimentate da una tendenza  in atto che predilige l’avere soprattutto come operante a livello di significato latente.<br />
Relativamente agli accordi di genere e numero, le incertezze nascono tanto in casi di presenze multiple (pluralità di soggetti),  quanto in casi di presenza d’unità come  il “si passivante” e il pronome indefinito “qualcosa”.<br />
Regolarità che s’impone invece più come obbligo, per un procedimento che è molto simile a quello  che denota l’ellissi,  è quella che sostiene l’utilizzo dei pronomi relativi (che, il quale).<br />
La lingua passa attraverso continue influenze che abbracciano  l’ambito linguistico e socio-culturale. Da un lato, l’evoluzione linguistica procede “indisturbata” per quanto, forse anche un po’ egoisticamente, ci accaniamo contro di essa; dall’altro, l’individualità della lingua (italiana) dovrebbe rimanere come fondamento nazionale per chiunque desideri coglierne lo spirito, nell’interezza di uno sviluppo che è stato passionale e brillante. Quest’ultimo fondamento non può essere considerato un punto di arrivo, bensì un migliore e più consapevole punto di partenza di un percorso linguistico comunque ad ostacoli.</p>
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		<title>Prontuario di Punteggiatura &#8211; Manuale</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Oct 2008 09:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione di Elisa Dorelli Titolo: Prontuario di punteggiatura Autore: Mortara Garavelli Bice Editore: Laterza Edizione: 11 Data di Pubblicazione: 2003 Collana: Universale Laterza ISBN-13: 9788842070276 Pagine: XIII-155 Si può parlare di norme inequivocabili che regolano la punteggiatura? Esiste una classificazione univoca di valori e funzioni  di ogni singolo segno di interpunzione? I quesiti e le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Recensione di Elisa Dorelli</p>
<p><a href="http://www.bookland.it/wp-content/uploads/2008/12/scan10112007_182933.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-177" style="border: 1px solid black;" title="scan10112007_182933" src="http://www.bookland.it/wp-content/uploads/2008/12/scan10112007_182933-181x300.jpg" alt="" width="181" height="300" /></a></p>
<p><strong><span class="product_label">Titolo:</span></strong> <span class="product_text">Prontuario di punteggiatura</span><br />
<strong><span class="product_label">Autore:</span></strong> <span class="product_text"><a title="Mortara Garavelli Bice" href="http://www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_mortara+garavelli+bice-bice_garavelli_mortara.htm">Mortara Garavelli Bice</a></span><br />
<strong><span class="product_label">Editore:</span></strong> <span class="product_text"><a title="Laterza" href="http://www.libreriauniversitaria.it/libri-editore_Laterza-laterza.htm">Laterza</a></span><br />
<span class="product_label"><strong>Edizione</strong>:</span> <span class="product_text">11</span><br />
<strong><span class="product_label">Data di Pubblicazione:</span></strong> <span class="product_text">2003</span><br />
<strong><span class="product_label">Collana:</span></strong> <span class="product_text"><a title="Universale Laterza" href="http://www.libreriauniversitaria.it/libri-collana_universale+laterza-editore_laterza.htm">Universale Laterza</a></span><br />
<span class="product_label"><strong>ISBN-13</strong>:</span> <span class="product_text">9788842070276</span><br />
<strong><span class="product_label">Pagine:</span></strong> <span class="product_text">XIII-155</span></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Si può parlare di norme inequivocabili che regolano la punteggiatura? Esiste una classificazione univoca di valori e funzioni  di ogni singolo segno di interpunzione?</em></p>
<p style="text-align: justify;">I quesiti e le risposte che questo volume rispettivamente solleva e fornisce, sono tutti strutturati nell’ottica di un’accettabilità condensata sullo sfondo di “regolarità”, piuttosto che di “normativa” vera e propria.<br />
Con questo libro Bice Mortara Garavelli &#8211; docente di Grammatica italiana nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, nonché accademica della Crusca &#8211; offre un manuale di consultazione, una risposta ai dubbi e alle domande che affliggono ognuno di noi sul modo di usare i segni interpuntivi, nonché riflessioni sul ruolo della punteggiatura nella costruzione del testo, scaturite dall’analisi di una serie di esempi.<br />
Il bisogno di una standardizzazione intacca immediatamente l’ambito di confronto dell’orale con lo scritto dove, all’atto fisiologico indispensabile nel primo caso (la respirazione), non sempre corrisponde la “pausa” sul piano linguistico. Costrutto di forza e valore, nonché d’intensità, il sistema d’interpunzione diventa “l’atto fisiologico indispensabile per gli occhi”, nel contesto scritto.<br />
Precedente all’analisi ravvicinata dei segni è l’indagine su quelle deviazioni dalla “canonicità” del linguaggio,  per influssi che provengono dalla quotidianità.<br />
Alla tendenza attuale verso una sempre maggior concisione, il volumetto sembra porgere una sorta di sfida, regolamentando l’importanza di una “prolissità coesiva”, che si fa più logica e se vogliamo anche più semplice, laddove orientata in ambiti maggiormente formali.<br />
Premesse che poi si rifanno all’ambito semantico, al senso implicito, prima ancora che su quello coesivo/sintattico, sono per esempio la nozione di “progetto testuale”,  la cui denominazione richiama quella consapevolezza di formalità dei  testi e delle regolarità che questi “impongono” alla punteggiatura,  nonché i concetti di “tema” e “rema”, dove il tema rimane ciò di cui si parla e il rema ciò che viene detto del tema.<br />
A seguito di considerazioni che, come abbiamo visto, influenzano con maggior rilevanza probabilmente l’ambito di significato, il volume passa a scandire l’analisi del sistema d’interpunzione segno per segno, per valori e funzioni.<br />
Primo fra tutti gli altri segni, il Punto fermo è qui presentato e connotato come una sorta di mediatore  tra il verbale e il non verbale, tra l’implicito e l’esplicito. Facilmente associabile a quella sua funzione generalizzata del dividere, della frantumazione necessaria degli enunciati per il senso della frase, esso rafforza tra l’altro un certo tipo di connessione latente quando, ad entrare  in gioco, è il fattore intensità. Questa intensità è ricercata soprattutto in relazione  a ciò che nella frase non viene esplicitato, a ciò che c’è, ma non viene detto (il valore testuale), e rimane comunque dipendente da una tipologia testuale che conserva o meno un certo tipo di formalità, comportando necessariamente un uso “dignitoso” del punto fermo in testi maggiormente formali.<br />
Tendenze recenti proprie soprattutto dei nuovi media e della comunicazione di massa, sono quelle che prevedono l’utilizzo del punto fermo in sostituzione di costruzioni ipotattiche (con subordinate), inerenti quest’ultime piuttosto ad un rilevante valore di prolissità. I maggiori fautori di queste tendenze risultano essere le creazioni giornalistiche, ma anche di un certo tipo di saggistica e narrativa, dove l’accento d’intensità viene tutto dettato da un uso “grammaticalmente improprio” del punto fermo. In conformità con un modo di porsi attuale sempre maggiormente rivolto al catastrofismo-sentimentalismo “a tutti i costi”, l’utilizzo improprio, non totalmente consapevole di questo segno d’interpunzione,  può  però diventare arma a doppio taglio. Infatti alla facilità con cui sembra diffondersi ultimamente, si affianca l’ombra di un “troppo” che, nato per favorire in modo esagerato un’evidenza testuale, contribuisce paradossalmente al suo oscuramento, insieme quindi al (ben più grave) senso esteso dell’enunciato, dove l’interferenza si fa significativa, in quanto trasla sul piano semantico.<br />
Diffusione che si pone in netto contrasto con quella del punto è quella invece del Punto e Virgola che, esattamente nel mezzo su una scala di forza fra i segni  “punto” e  “virgola”,  trova ormai manifestazione solo in  generi di alta formalità e per tradizione prolissi, di ipotassi, pratica comune ad esempio dei testi giuridici e scientifici. Generalmente sembra che il punto e virgola sia divenuto più che altro simbolo di una certa padronanza linguistica di specifici settori, di particolari personalità.<br />
Ambito d’uso che predilige stacchi sintattici ma non esattamente semantici, grammaticalmente vivendo su giustapposizioni e coordinate, il punto e virgola non si distingue esattamente per esclusività, quanto piuttosto per la facilità con cui è intercambiabile con segni anche suoi concorrenti. Tra le proprie funzioni gli si riconosce quella demarcativa e seriale. Sul piano demarcativo il punto e virgola sembra farsi strada lungo quella scala di forza che, dal più debole al più forte, vede appunto la virgola al primo posto e il punto fermo all’ultimo. La funzione demarcativa di questo segno nasce comunque in relazione ad una sua regolarità soprattutto in presenza di  anadiplosi  (la ripresa di membri di frase dell’enunciato che viene prima del segno d’interpunzione)  sempre  sul piano delle  coordinate. Nell’ambito seriale la sua affermazione diventa invece più complicata  in quanto questa riprende la funzione prima, e per tanti inequivocabile, propria della virgola.<br />
La Virgola è il più affascinante nonché più articolato, in senso di valori e di funzioni, segno d’interpunzione. Comportando importanti reazioni che sussistono soprattutto sul piano semantico, in relazione allo spostamento del segno prima o dopo un qualsiasi membro della frase, la virgola vive associata a restrizioni che nascono soprattutto nell’ambito scolastico. La virgola, rispetto agli altri segni,  vanta una primissima classificazione che include anche le rispettive problematiche, le quali, per esempio, sono già più rilevanti nel tipo di virgola che “apre e chiude”, mentre più agevole è l’approccio della virgola con funzione seriale.<br />
La formazione imposta, che tutti noi abbiamo imparato generalmente a rispettare, ci fornisce uno scenario in cui la virgola non dovrebbe  essere messa tra soggetto e verbo, tra il verbo e uno dei suoi argomenti, e ci si dovrebbe ulteriormente attenere alla “regola” del non restrittivo/restrittivo (ovvero anteponendo o meno la virgola al pronome) nei casi di relative. Paradossalmente, infrazioni a queste norme passano come accettabili quando si trovano a sostenere casi di pesantezza d’enunciato, di marcatezza e d’evidenza/intensità tematica: una padronanza che permetterebbe quindi di staccare il soggetto dal verbo quando il primo risulti troppo distanziato dal secondo in termini di svariati membri che appesantiscono tutto il “pacchetto logico” del soggetto, oppure laddove si entri nell’ambito di un dominio dei segni che dia logica al loro soverchiamento per benefici intonativi, l’infrazione  diventerebbe accettabile qualora traslasse  dal piano coesivo a quello di senso con necessità unica di isolare/evidenziare il tema.<br />
Segno le cui funzioni  attraversano invece solo l’ambito sintattico, o meglio ortografico, è  il  Punto interrogativo.<br />
A poter venir sollevata è indicativamente  la questione del maiuscolo che si  gioca la  regolarità  nell’integrazione o meno del segno nella frase. Sul piano semantico più segnalata è invece la funzione metatestuale dove, un’eventuale  presenza del segno fra parentesi, “colorerebbe” l’enunciato di un distacco che può essere d’opinione, di commento, ecc.<br />
In costante ascesa come  il punto fermo, ma più facilmente associabile a contesti  in cui l’informazione è connotata da velocità ed intensità (sms, mail), è il Punto esclamativo.<br />
Condensatore d’emozioni e indice di metacomunicazione, questo segno regna incontrastato nei testi di bassa formalità.<br />
Ulteriore segno che favorisce, in linea con la tendenza attuale, l’abbattimento di  costruzioni ipotattiche, sono invece i Due punti. Esente da restrizioni semantiche, soprattutto in fatto di linearità causale, questo segno appartiene alla struttura stessa della frase. Con un valore e una funzione che è e rimane esplicativa, i due punti tendono a sintetizzare le linee di discorso. Altri esplicativi, che agiscono invece con più forza sul piano semantico, sono le Parentesi, le Lineette, e la stessa Virgola (come già citato in precedenza).<br />
Indispensabili per una chiarezza espositiva che intacca ambiti di senso, sono anch’esse regolate su una scala di forza dal più debole al più forte che pone la virgola al primo posto e le parentesi all’ultimo.<br />
Anche il loro uso è giocato in fattore di accettabilità sul piano sintattico, poiché subordinate a questioni di compresenza con altri segni o alla specifica tipologia di testi.<br />
Ultimi segni che regolano parecchio il loro valore riprendendo il contesto dell’oralità sono le Virgolette citazionali e i Puntini di sospensione.<br />
Le prime, indici di una presenza “esterna” che si manifesta in più forme (verbale o pensato), convivono però  con una loro funzione  nello scritto che le vede anche portatrici del “dire con riserva”; i secondi risultano  invece più facili da applicare in quanto maggiormente propri di tipologie testuali quali script teatrali, e narrativa che richiama l’esitazione del parlato. Stesso discorso dei puntini di sospensione varrebbe per gli spazi bianchi e per le organizzazioni in paragrafi e capoversi, quest’ultimi soprattutto legati ad un certo tipo di creatività, intensità dei  testi poetici e prosaici.<br />
Lasciata infine alle spalle l’analisi dettagliata, segno per segno, il prontuario si rifà, come nelle migliori creazioni, a quel passato storico e culturale nazionale, che ripropone una Storia procedente non solo in seno al progresso di mezzi e di studi; piuttosto esiste un ripercorrere storico originale della punteggiatura, come originali sono i contesti,  le voci che si sono alzate in sua difesa (il Manzoni, ad esempio), o quelle di chi si è esposto quasi per sopprimerla come Giacomo Leopardi.</p>
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