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	<title>Bookland - Rivista Letteraria &#187; recensione libri</title>
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	<description>La Rivista dedicata ai Libri e agli Scrittori Esordienti</description>
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<title>Bookland - Rivista Letteraria</title>
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		<item>
		<title>Gli Occhi del Ricordo</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jan 2009 20:12:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Di Gregorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità in Libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Creativa]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Cirino]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[recensione libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Ringrazio Edizioni Creativa per due ragioni: una è senza dubbio legata alla disponibilità e cordialità con la quale ha accolto la mia iniziativa, l&#8217;altra al fiuto per i libri, perché non è vero che piccoli editori fanno piccoli libri. Piccoli editori fanno spesso libri molto grandi. Quello di cui andrò a parlare lo è sicuramente. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><small><strong></strong></small></p>
<p style="text-align: justify;">Ringrazio <strong>Edizioni Creativa</strong> per  due ragioni: una è senza dubbio legata alla disponibilità e cordialità con la  quale ha accolto la mia iniziativa, l&#8217;altra al fiuto per i libri, perché non è  vero che piccoli editori fanno piccoli libri. Piccoli editori fanno spesso libri  molto grandi. Quello di cui andrò a parlare lo è sicuramente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">recensione a cura di <strong>Alessandra Di  Gregorio</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><img title="gli-occhi-del-ricordo" src="http://scritturainforma.files.wordpress.com/2009/01/gli-occhi-del-ricordo.jpg?w=200&amp;h=300" alt="gli-occhi-del-ricordo" width="200" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><strong>Titolo</strong>: Gli occhi del ricordo<br />
<strong>Autore</strong>: Cirino Giuseppe<br />
<strong>Editore</strong>: Creativa<br />
<strong>Data di Pubblicazion</strong>e:  2009<br />
<strong>Collana</strong>: Piccole storie<br />
<strong>ISBN</strong>: 8889841737<br />
<strong>ISBN-13</strong>: 9788889841730<br />
<strong>Pagine</strong>: 115</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Gli Occhi del Ricordo va letto con differenti  stati d&#8217;animo, ma di questo ci si può accorgere solo arrivati intorno alle  quaranta pagine, quando la prima storia s&#8217;impenna in un moto inaspettato e tutta  la bravura di Cirino ci tira dentro e da lì in poi non ci farà più uscire &#8211; se  non con la testa che annuisce silenziosa e qualche giusta lacrima che ci riga il  viso. Mi sono avvicinata a questa lettura con prospettiva ottimistica, ma ne  sono venuta fuori mestamente, accerchiata dalle immagini ivi dipinte, che poi  sono saltate fuori dal volume e mi hanno colpita dritto in faccia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ginocchio Di Cristallo è un racconto di  formazione: ascesa, discesa, resurrezione e caduta di uno qualunque di noi &#8211; che  poi non è mai uno qualunque e chissà, forse per alcune cose quel  qualcuno/qualunque è la seconda pelle tanto nostra che dell&#8217;Autore, e le  somiglianze che possiamo rintracciare tra le nostre adolescenze e la sua, non  sono solo vaghi sensi di apparentamento. Marco siamo noi, scontrosi, timidi,  pronti a vergognarci di noi stessi o a doverlo fare per ragioni che in fondo  neppure noi capiamo; Marco siamo noi perché la solitudine ci porta a  rintracciare nelle cose minime le passioni che non ci fanno soffrire, perché in  quel rettangolo d&#8217;asfalto o di cemento, nei suoi perimetri e nelle linee bianche  cancellate dal tempo, noi siamo grandi e la solitudine non può nulla. Avere un  &#8220;ginocchio di cristallo&#8221; non è una bella cosa per un giocatore di basket, ma più  fragile del cristallo è sicuramente l&#8217;anima e quella del protagonista non è da  meno, perché fa troppo in fretta a varcare la soglia del non ritorno e finisce  per lasciarci proprio quando tutto pareva tornare a sorridergli: carriera,  amici, famiglia. Ma nello spazio di un canestro &#8211; nel suono della retina che si  gonfia, nel rumore del rimbalzo di una palla a spicchi su di un finto parquet  sul quale sono scivolati tanti sogni e tanti campioni, e nello slancio di un  uomo che spicca un salto sulla banalità e sulle teste di quanti non capiscono  che l&#8217;elevazione vera è la conquista di uno spazio mentale unico e diverso &#8211; la  vita scorre un battito alla volta, mai priva di insidie, sempre a un passo dal  cedimento, come quello spirito &#8211; di cristallo come un ginocchio, di cristallo  come il cuore &#8211; che privo di misura se ne va spesso a zonzo, incerto sul da  farsi, incerto sul nome da dare alle cose e il recinto da costruire attorno alle  pulsioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Occhi del Ricordo però è anche lo sguardo  d&#8217;un uomo cieco che si racconta raccontando di ciò che l&#8217;ha portato ad una  esperienza letteraria autobiografica e forse unica; una <em>metanarrazione</em> in fondo, di un uomo nella cui voce si registra il climax della poetica di  Cirino: [...] NON PREDILIGEVO SCRIVERE DELL&#8217;AMORE, MA QUANDO CERTE COSE LE VIVI,  IN AUTOMATICO LE SCRIVI. UNO SCRITTORE E&#8217; UN PO&#8217; COME UNA VELA CHE SI GONFIA COL  VENTO, CHE QUANDO E&#8217; COLMA PARTE. [...] IL RICORDO HA OCCHI A CUI NON PUOI  SFUGGIRE. SOLO QUANDO LI INCROCIO VEDO DAVVERO. PER QUESTO SCRIVO.</p>
<p style="text-align: justify;">Troviamo qui, come anche nel terzo racconto, il  disagio dello scrittore con l&#8217;anima, nei confronti di un mondo che si dimostra  sempre meno nobile di quello che vorremmo, sempre pronto a deluderci, sempre  basso e dequalificante. Il modo in cui ama uno scrittore è necessariamente  diverso: egli ama prima con la testa e con le idee che col cuore, ma poi  bruciarsi è un attimo; la realtà non è mai una storia a lieto fine o un romanzo  tutto da scrivere con personaggi passivi al tocco della nostra penna, e allora  la problematicità della figura di amato/amante, si dischiude in tutto il suo  dolore e nel fastidio che provoca la delusione, con tutte le ovvie conseguenze  del caso.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse, come troviamo nelle pagine successive:  [...] E&#8217; SOLO IL VINO CHE STREGA LE PAROLE [...], perché una ubriacatura d&#8217;amore  e linda malinconia, è come una nebbia che ti fa battere più lentamente il cuore.  Le parole scorrono sempre più forti, sempre più dense e i significati si  rincorrono coagulandosi in un magma caldo. La mano di Cirino non calca mai  eccessivamente; parte in sordina e poi giunge all&#8217;apoteosi del senso, alla  grandezza dell&#8217;emozione che prevale sui segni, e il ritratto che ne vien fuori,  è come un quadro astratto ma in movimento, dove poter intingere il dito,  provocando cerchi e saggiando di volta in volta un tipo di calore diverso, che  poi ti risucchia e ti bagna il viso con lacrime di stupore.</p>
<p style="text-align: justify;">Un libro vibrante e sentito. Vorrei averlo  scritto io (è il secondo libro di cui lo dico &#8211; lo dissi anche per A. Colaninno  &#8211; ma non so che altro aggiungere, se non che mi ha molto commossa).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p><strong>Adg.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il frutto del peccato</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2009 00:56:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Di Gregorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità in Libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittori esordienti]]></category>
		<category><![CDATA[Caravaggio Editore]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Lodigiani]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[recensione libri]]></category>
		<category><![CDATA[science fiction]]></category>

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		<description><![CDATA[Recensione a cura di Alessandra Di Gregorio. Titolo: Il frutto del peccato Autore: Lodigiani Francesco Editore: Caravaggio Editore Data di Pubblicazione: 2007 Collana: Somnium ISBN: 8895437055 Pagine: 264 Il Frutto del Peccato rimanda a concezioni nient&#8217;affatto stucchevoli. Ci sorprende in un Autore esordiente un tale calderone di idee e filosofie, e ci sorprende anche la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Recensione a cura di <strong>Alessandra Di Gregorio.</strong></p>
<p><a href="http://www.bookland.it/wp-content/uploads/2009/01/il-frutto-del-peccato.jpg"><img class="size-medium wp-image-376 alignnone" title="il-frutto-del-peccato" src="http://www.bookland.it/wp-content/uploads/2009/01/il-frutto-del-peccato-185x300.jpg" alt="" width="167" height="270" /></a></p>
<p><strong>Titolo:</strong> Il frutto del peccato<br />
<strong>Autore:</strong> Lodigiani Francesco<br />
<strong>Editore:</strong> Caravaggio Editore<br />
<strong>Data di Pubblicazione:</strong> 2007<br />
<strong>Collana:</strong> Somnium<br />
<strong>ISBN:</strong> 8895437055<br />
<strong>Pagine:</strong> 264</p>
<p>Il Frutto del Peccato rimanda a concezioni  nient&#8217;affatto stucchevoli. Ci sorprende in un Autore esordiente un tale  calderone di idee e filosofie, e ci sorprende anche la mancanza, per contrasto,  di una forte &#8211; o forse solo di una giusta &#8211; impalcatura generale del romanzo,  oltre che la mancata gestione dei contenuti stessi, che avrebbero meritato una  mano più abile o forse solo più paziente. Il Frutto del Peccato è una science  fiction atipica che coniuga fatalismo biblico, relatività, esistenzialismo,  teorie evoluzionistiche e apparato fantastico, peccando spesso di  scoordinazione, quando non di vero e proprio ottimismo verso i propri mezzi. Il  libro &#8211; che ha per protagonisti Harlan, un giovane intrappolato in un mondo  tutto inventato, dove lo scienziato Archete, suo padre, si adopera per  sostituire i corpi umani con corpi meccanici immortali, e costruisce parco  giochi della morte, e Talete, l&#8217;essere onnisciente che tutto sa e tutto svela,  prendendo per mano Harland e portandolo a spasso dagli albori della civiltà in  avanti &#8211; si presenta scritto con una prassi linguistica insufficiente a  garantirne l&#8217;apprezzamento quando non addirittura la comprensione di interi  periodi; poco curato nella sintassi come anche nella parte tematica che, qualora  fosse stata meglio supportata da una migliore propensione alla narrazione, o  semplicemente da un vocabolario meno limitato, avrebbe avuto l&#8217;impatto che  meritava, invece di sprofondare nella massa indistinta di pensieri che potrebbe  aver tranquillamente trascritto un dodicenne. Il soggetto in sé però appare  valido, questo è sicuro &#8211; fatta eccezione per una serie di particolari più o  meno grandi che provocano nel lettore quasi una patina d&#8217;imbarazzo a trovarseli  di fronte &#8211; ma la vera pecca è forse un&#8217;altra, ovvero quella di aver avuto  probabilmente troppa fretta di pubblicare. Io avrei atteso tempi più maturi,  vuoi per assistere una vena artistica latente o semplicemente immatura, quindi  ancora da mettere alla prova, vuoi per poter fare più ricerche e produrre  un&#8217;opera di genere che fosse più soddisfacente e completa &#8211; qui abbiamo  l&#8217;ampiezza ma non abbiamo la completezza; non mi piace parlare del genere  letterario praticato dall&#8217;Autore, perché poi le scelte sono meno ovvie di quelle  che normalmente si crede, ma la science fiction presuppone di essere più  credibile di quanto lo sia un articolo di cronaca, proprio per la sua natura  straordinaria &#8211; solo che qui più che straordinario, abbiamo a che fare con  l&#8217;eccentrico al limite del ridicolo. Qui di credibile c&#8217;è molto poco &#8211; di  credibile in senso strettamente narrativo &#8211; perché manca una struttura salda,  sia linguistica che no, e il romanzo perde terreno per le troppe arbitrarietà  letterarie e quindi anche la trama finisce per scivolarci via dagli occhi.  Tuttavia, volendo cogliere lo spirito e le intenzioni autorali &#8211; cose che non  vanno mai dimenticate &#8211; possiamo rintracciare una visione notevole; se volessimo  andare proprio al nocciolo della questione, diremo che la visione dell&#8217;Autore,  di quello che è ai suoi occhi &#8211; filosoficamente o meno &#8211; il frutto del peccato  dell&#8217;uomo, è qualcosa di ineludibile, perché il sentimento d&#8217;amore, come spiega  Talete &#8211; l&#8217;unico personaggio che si salva veramente tra tutti quelli creati dal  Lodigiani &#8211; è quello che ci ha reso ciò che siamo, quello che ci ha dannato,  perché se la gente ama, obbligatoriamente odia e le conseguenze le conosciamo  perfettamente. In effetti è davvero Talete la creatura più interessante e forse  la meglio delineata del romanzo, ma il Lodigiani pecca sicuramente nella mancata  forza evocativa, pecca per via di una scrittura elementare, di una costruzione  del romanzo molto approssimativa, troppo approssimativa per la forte carica  filosofica che invece lo pervade e che abbisognava di più cura, di più  attenzione, di più ripensamenti. Il Lodigiani ha toccato molti tasti sensibili,  ma per la fretta di pubblicare, a mio avviso, li ha sfiorati solo  superficialmente, offrendo alla fine un prodotto piuttosto criticabile e  lacunoso. Di buono c&#8217;è il fatto che si trattava, per l&#8217;Autore, della prima vera  prova; si spera che il tempo e l&#8217;esercizio scrittorio riescano a donare più  lustro alla sua scrittura, la quale dovrà incanalarsi certamente in uno sbocco  personale più maturo che eviti di farlo passare per uno scrittore sprovveduto,  quale sicuramente non è.</p>
<p>Adg.</p>
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		<title>La paura in Giappone &#8211; Saggio</title>
		<link>http://www.bookland.it/2008/12/19/la-paura-in-giappone-saggio/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 23:19:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Di Gregorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità in Libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Caravaggio Editore]]></category>
		<category><![CDATA[marta berzieri]]></category>
		<category><![CDATA[recensione libri]]></category>
		<category><![CDATA[saggistica]]></category>

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		<description><![CDATA[recensione a cura di Alessandra Di Gregorio Titolo: La paura in Giappone, Yokai e altri mostri giapponesi Autore: Berzieri Marta Editore: Caravaggio Editore Data di Pubblicazione: 2008 Collana: Dissertatio ISBN: 8895437101 Pagine: 185 « La paura in Giappone è un testo importante, valido, apprezzabile. Un testo di assoluto pregio. L&#8217;autrice è stata in Giappone per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>recensione a cura di <strong>Alessandra Di Gregorio</strong></p>
<p><a href="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/710/9788895437101g.jpg"><img class="alignnone" title="copertina" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/710/9788895437101g.jpg" alt="" width="200" height="281" /></a></p>
<p><span class="product_label"><strong>Titolo</strong>:</span> <span class="product_text">La paura in Giappone, Yokai e altri mostri giapponesi</span><br />
<span class="product_label"><strong>Autore</strong>:</span> <span class="product_text">Berzieri Marta</span><br />
<span class="product_label"><strong>Editore</strong>:</span> <a href="http://www.caravaggioeditore.it" target="_self"></a><a title="Caravaggio Editore">Caravaggio Editore</a><br />
<span class="product_label"><strong>Data di Pubblicazione</strong>:</span> <span class="product_text">2008</span><br />
<span class="product_label"><strong>Collana</strong>:</span> <span class="product_text">Dissertatio</span><br />
<span class="product_label"><strong>ISBN</strong>:</span> <span class="product_text">8895437101</span><br />
<span class="product_label"><strong>Pagine</strong>:</span> <span class="product_text">185</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #67b00e;"><strong>«</strong></span> La paura in Giappone è un testo importante, valido, apprezzabile. Un testo di assoluto pregio.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;autrice è stata in Giappone per compilare questo studio affascinante sulle figure terrifiche giapponesi, molte delle quali tutti conosciamo attraverso i manga o le loro versioni televisive, dando alla luce un&#8217;opera stimolante e di facile lettura.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricco l&#8217;apparato delle note, con traduzioni dal giapponese, ricca anche la bibliografia di riferimento, ricche le ricerche fatte sul campo per documentare dove storia, leggenda, cultura, tradizione e fantasia hanno saputo dar vita ad una serie di mostri e fantasmi entrati a colorire l&#8217;immaginario nipponico collettivo. La Berzieri ci racconta anche cosa ne pensano le persone comuni circa Yokai e altre creature crepuscolari dal misterioso fascino e dai poteri soprannaturali, permettendoci di notare, attraverso l&#8217;estratto di vere interviste fatte a cittadini giapponesi, come ognuna di queste persone abbia un ricordo relativo ai mostri di cui lei ci informa.</p>
<p style="text-align: justify;">Diverse sono le interpretazioni che si danno circa l&#8217;innata paura dell&#8217;uomo e il sospetto verso tutto ciò che è crepuscolare, ma lo studio della Berzieri ci aiuta a vedere da vicino, in una sorta di ragionata rassegna, quali e quante sono le creature più o meno temibili in questione, partorite dalla cultura nipponica e giunte sino a noi in rimpasti fumettistici e televisivi. Affascinante è notare come spesso queste creature siano un misto di tratti fisiognomici animaleschi e caratteristiche emotive umane e come alcune di loro si divertano a spaventare gli uomini mutando le proprie forme, rubando cose, o peggio ancora portando via bambini e facendo del male alle persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Antichissime leggende vengono dunque fatte rivivere in questo saggio in cui si evidenzia anche la profonda solitudine e inconsapevole ignoranza che rivive nell&#8217;antico bisogno di giustificare i mali cui non ci si può opporre con alcun tipo di forza, con la presenza terrena e dunque la personificazione di forze maligne che governano liberamente il mondo e gli esseri viventi. In un certo senso però, quanto più queste creature malefiche &#8211; alcune delle quali piuttosto &#8220;burlone&#8221; &#8211; si avvicineranno all&#8217;uomo, tanto più ne copieranno usi e costumi, fino a che qualcuno non le convertirà del tutto e grazie alla religione buddista e ai suoi santi precetti, riuscirà addirittura a farle reincarnare in creature migliori.</p>
<p style="text-align: justify;">Aneddoti, cronaca, folklore, il libro della Berzieri traccia la verosimile storia di questi demoni e mostri, &#8211; alle volte disgustosi e ripugnanti, altre volte meno &#8211; scoprendone le tracce nell&#8217;arte, nella letteratura e nell&#8217;oralità giapponesi, testimoniando come e con quale facilità, credenza popolare, suggestione, spiacevoli fatti reali, incidenti, lutti e miti, si possano confondere per creare una commistione magica e orribile al tempo stesso. Consigliata vivamente la lettura.<span style="color: #67b00e;"><strong>»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Adg</strong></p>
]]></content:encoded>
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